domenica 13 novembre 2022

A Milano i lettori (anzi, le lettrici) più "forti" d'Italia

Il 75% dei milanesi sopra i 14 anni si dichiara lettore (dato nazionale si attesta sul 66%). Il 65% dei milanesi dice di preferire il libro tradizionale, il 42% preferisce e-book e il 16% ascolta audiolibri. Tra le donne il tasso di lettura è dell’82%, tra gli uomini è solo il 69%. Lo rivela un'indagine commissionata dall'Associazione italiana editori (Aie).

I milanesi – forse sarebbe meglio dire le milanesi – si dichiarano anche forti lettori: il 32% ha letto 12 o più libri nell’ultimo anno, il 26% tra 7 e 11, il 24% tra 4 e 6 e il 18% si attesta tra 3 o meno. I forti lettori, in particolare, si contraddistinguono per un mix di utilizzo di diversi formati e sono anche i più assidui frequentatori di eventi e luoghi culturali.

Il luogo preferito per leggere è casa – sul divano (64%) o a letto (50%) – ma anche al parco (24%), nei momenti di attesa (24%) o sui mezzi pubblici (21%).

martedì 8 novembre 2022

I primi diciotto anni di attività della casa editrice Infinito edizioni

La casa editrice Infinito edizioni, che ho cofondato nell'ormai lontano 2004, compie oggi, 8 novembre, i suoi primi diciotto anni d'età. Circa cinquecento libri pubblicati, due marchi registrati di proprietà (Edizioni Estemporanee e Leggo Penso Sono) e tanta fatica sono le cifre di questo progetto editoriale, che contiamo di continuare a sviluppare nonostante i tempi siano davvero difficili.

Il compleanno di una casa editrice lo è anche dei suoi lettori e dei suoi autori (di quelli collaborativi, attivi ed empatici), della critica che ci segue recensendo i nostri libri e delle tante persone straordinariamente attive sui social che ci sostengono con i loro testi e i loro video. Lo è anche dei promotori, del distributore e di tutti quei soggetti (librerie, grossisti, store online, etc.) con cui lavoriamo, talvolta magari con una certa difficoltà perché il mercato e la filiera editoriali sono sempre più complessi e pieni di insidie, anno dopo anno, anzi mese dopo mese.

La cosa più complicata, che rende la vita impossibile a una piccola casa editrice, è rappresentata dai costi: di ogni libro che pubblichiamo e vendiamo, circa il 65%, in alcuni casi il 70%, del prezzo di copertina rimane alla filiera, il resto, lordo, arriva a noi e con quei pochi soldi va fatto funzionare tutto, a partire da un prelievo fiscale sempre più pesante, dai costi (raddoppiati in un anno) della stampa, dai diritti d'autore, dalle bollette sempre più esagerate, eccetera. Fare piccola impresa in Italia è impossibile e talvolta ci sono soggetti che dovrebbero esserti alleati che invece rendono il tutto ancora più impossibile.

In ogni caso, andiamo avanti e vedremo quanto in basso ancora potrà cadere negli anni a venire questo settore, quello editoriale, che dovrebbe essere un fiore all'occhiello per un Paese che dovrebbe trasudare cultura e invece trasuda ben altro.

Auguri e buona lettura a tutti. E, per chi ci sarà, ci vediamo a Roma, Piùlibri Piùliberi, il prossimo dicembre.

giovedì 3 novembre 2022

Editoria, in arrivo fondi per giornali, radio e tv, niente per l'editoria libraria

Cambiano i governi ma non la considerazione (bassa o nulla) che i politici italiani hanno dell'editoria libraria, in particolare micro, piccola e media, anche in tempi di forte crisi.

Nel mese di novembre saranno movimentati fondi pari a 35 milioni di euro per giornali di ogni periodicità, radio e tv per innovazione e transizione digitale. Saranno inoltre erogati alle istituzioni scolastiche contributi per sostenere l'acquisto di uno o più abbonamenti a periodici e riviste scientifiche di settore, anche in formato digitale. A questo si aggiunge un tax credit per la distribuzione, ivi incluse le spese di movimentazione dei giornali, fino a un tetto complessivo di 60 milioni di euro.

Per l'editoria libraria, invece, che ad esempio da anni chiede di poter essere equiparata a quella quotidiana e periodica per avere accesso al credito d'imposta sulla carta, e ha bisogno di una nuova urgente regolazione di un settore che costa, dal punto di vista distributivo, tra il 60 e il 70 per cento del prezzo di copertina (avete letto bene), nessuna decisione ancora una volta è stata adottata.

Certamente è una questione di forza contrattuale e di peso politico, ma il dato di fatto è che si succedono i governi eppure la musica (stonata) rimane sempre la stessa.

venerdì 28 ottobre 2022

Torna Più libri più liberi, alla Nuvola dell’Eur dal 7 all'11 dicembre


Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, torna alla Nuvola dell’Eur dal 7 all'11 dicembre. L’evento editoriale dedicato esclusivamente agli editori italiani piccoli e medi ancora una volta si interroga e ci interroga sui grandi temi del nostro tempo. In questo caso, la guerra che è tornata a insanguinare il cuore dell'Europa.

Più libri più liberi è sostenuta dal Centro per il libro e la lettura del ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Camera di Commercio di Roma e da ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con il contributo di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori. È realizzata in collaborazione con Istituzione Biblioteche di Roma, ATAC Azienda per i trasporti capitolina, EUR SpA e si avvale della Main Media Partnership di RAI e con il Giornale della Libreria. Più libri più liberi partecipa ad Aldus Up, la rete europea delle fiere del libro cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Europa Creativa.

I numeri del boom del fumetto in Italia


L’Associazione Italiana Editori (AIE) ha realizzato in collaborazione con Lucca Crea la prima indagine in Italia sul profilo operativo delle librerie di fumetti e stima il valore delle vendite di fumetti nuovi in questi esercizi in 55,4 milioni di euro nel 2021. Sommando a questi i 100,3 milioni di euro di vendite nei tradizionali canali trade (librerie fisiche e online e supermercati), si arriva a un totale di 155,7 milioni in un anno. La stima, che non considera le edicole, è contenuta nella prima indagine condotta da AIE sulle oltre 450 librerie di fumetti attive nel nostro Paese ed è stata presentata a Lucca Comics & Games. Nel 2021 le vendite di fumetti sono aumentate del 95% rispetto all'anno precedente nei canali trade e del 44% nelle librerie di fumetti. Il trend prosegue anche nel 2022: i primi numeri riferiti ai soli canali trade tradizionali indicano una crescita percentuale sull’anno precedente del 23,7%. L’indagine è parte di una ricerca più ampia che AIE sta realizzando sui fumetti, i suoi lettori, la produzione e i canali distributivi.

Quasi una libreria di fumetti su due (46%) vende sia libri nuovi sia libri usati. Complessivamente, l'assortimento medio è di 5.500 titoli e 18.600 copie. Oltre al negozio fisico, che in media è distribuito su un'area di 99 metri quadrati, il 67% delle librerie di fumetti ha anche un sito web: di queste, l'81% effettua vendite online, direttamente dal proprio sito (42%) o appoggiandosi ad altre piattaforme (39%). Quanto alla presenza sui social network, il più diffuso è Facebook (lo utilizzano tutte le librerie interpellate), davanti a Instagram (94%). Molto staccati TikTok (18%), Twitter (12%), Twitch (6%) e Telegram (3%).

Per quanto riguarda il profilo di chi compra fumetti, oltre il 73% sceglie le librerie specializzate per la possibilità di scambiare e chiedere consigli al libraio. Più di uno su due (59%), inoltre, dice di trovare in queste attività titoli difficilmente reperibili altrove, mentre il 43% dice di apprezzare l'atmosfera e l'ambiente delle librerie di fumetti.

Oltre sei librerie di fumetti su dieci in Italia (il 66%) sono nate dopo il 2011, mentre solo il 18% ha aperto prima del 2000. Le regioni italiane che contano il maggior numero di queste attività sono la Lombardia (67), l'Emilia-Romagna (51), il Piemonte e il Lazio (entrambe 48).

(Fonte: AIE)

giovedì 27 ottobre 2022

Dalla Norvegia all’Italia, il pericoloso “Filo nero” del suprematismo


Un cittadino italiano è stato arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale. Secondo quanto riportato da fonti di stampa, il gip che ha convalidato l’arresto ha definito la persona fermata dalle forze dell’ordine come “un perfetto lupo solitario” e, si legge in un articolo del “la Repubblica”, il giovane arrestato sarebbe un suprematista pronto “al sacrificio estremo a difesa della razza bianca”.

Nel prologo del nuovo libro di Giuseppe Carrisi, Il filo nero. Nazismo e fascismo, quando il passato ritorna (Infinito edizioni, settembre 2022), non casualmente si legge: “Bianchi, nazionalisti, violenti, antisemiti, identitari, suprematisti, nostalgici. Un filo nero lega il massacro in Norvegia a quelli in Nuova Zelanda, Texas e Germania, passando per la strage sfiorata a Macerata: quello della xenofobia, del razzismo, dell’intolleranza, dell’autoritarismo, dell’esaltazione dei disvalori. Segni inquietanti di un passato che risuona nel presente. Fascismo e nazismo non sono morti. Continuano a vivere. Non fanno parte più solo della storia e della memoria, ma – in qualche modo – sono nuovamente ‘protagonisti’ in mezzo a noi. […] Breivik, Crusius, Tarrant, Rathjen sono la mano armata del nazifascismo 2.0. I loro messaggi di odio e di morte viaggiano alla velocità dei social. Anticipano le loro azioni. Dopo il terrorismo di stampo jihadista, ora stiamo vivendo il tempo del terrorismo suprematista, che uccide in nome di una sorta di ‘fondamentalismo ariano’. Al posto degli ebrei, i migranti. Ieri i campi di concentramento, oggi i campi di detenzione”.

Un libro che fotografa perfettamente il nostro presente attraverso un excursus che non può e non deve lasciare indifferenti. La lettura de “il filo nero” è assolutamente necessaria anche per questo.

mercoledì 26 ottobre 2022

"Smarmella!": la quarta stagione di "Boris" e BACKSTAGE ALL'ITALIANA


"Smarmella!": la quarta stagione di "Boris" sul piccolo schermo e su ogni dispositivo, ma con BACKSTAGE ALL'ITALIANA di Matteo Marinello la storia, la filosofia e i dietro le quinte di questa serie cult sono anche (e soprattutto) sulle pagine di Edizioni Estemporanee/Infinito edizioni. Bene fare un giro in libreria per arrivare preparati all'evento!

La piaga dell'usura e un libro per saperla riconoscere

Sono una decina gli indagati e almeno 39 le vittime di un nuovo clamoroso caso di usura a Napoli, una dette tante città italiane colpite da questa piaga. Tra le vittime, un personaggio eccellente, il capitano del Napoli dello scudetto Giuseppe Bruscolotti.

Questo nuovo episodio di usura spinge non solo a non abbassare la guardia, in un Paese che sta attraversando un periodo gravissimo di stagnazione economica e di iper-inflazione, ma anche a informarsi su questa piaga nascosta della nostra società.

"LA MANO NERA. L’usura raccontata da chi è caduto nelle mani di strozzini e clan" (Infinito edizioni) è un ottimo libro capace di spiegare in modo discorsivo, incisivo e avvincente tutto quel che c'è da sapere sul cancro sociale dell'usura, dai "cravattari" di quartiere alla gestione del fenomeno da parte dei gruppi criminali.

Il libro, firmato da Luigi Ciatti, avvocato tra i soci fondatori dell'Ambulatorio Antiusura, e dal giornalista Salvatore Giuffrida, è semplicemente imperdibile.

venerdì 6 aprile 2018

6 aprile 1992, inizia l’incubo a Višegrad


26 anni fa aveva inizio la guerra in Bosnia Erzegovina con l’assedio di Sarajevo, che con i suoi 1445 giorni è stato l’assedio più lungo della storia del ventesimo secolo e, a Višegrad, con l’inizio dei bombardamenti ai danni delle case dei musulmani-bosniaci.
Ripercorriamo brevemente quei giorni grazie alle parole del giornalista e scrittore  Luca Leone nel reportage sul campo dal titolo Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio
Ragioni economiche, storiche e strategiche porta­no, il 6 aprile 1992, unità serbe locali appartenenti alla Jna, ovvero la Ju­goslovenska narodna armija, ad aprire il fuoco contro la città di Višegrad oltre che contro molti villaggi circostanti.
Il referendum del 1° marzo 1992 aveva sancito quasi all’unanimi­tà – con l’esclusione della quasi totalità dei cittadini serbo-bosniaci, che si erano astenuti dalle urne, come chiesto dal loro leader Radovan Karadžić – la volontà della Bosnia Erzegovina di seguire l’esempio slo­veno e croato e di proclamare l’indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia. La reazione serbo-bosniaca è quasi immediata e si concre­tizza in un diffuso intervento armato contro la Bosnia Erzegovina, sia a Sarajevo che in molte città di confine. Tra queste, Višegrad.
Una breve digressione. Il 6 aprile 1992 è il giorno in cui viene fatto formalmente cominciare il conflitto in Bosnia Erzegovina. È il giorno in cui i cecchini, a Sarajevo, assassinano Suada Dilberović e Olga Sučić. Qualche libro riporta la data del 5 aprile per raccontare lo scoppio del conflitto. In realtà non è così. Come non è vero, o non del tutto, che è quello il giorno in cui comincia l’aggressione contro la municipalità di Višegrad. Si tratta, in verità, di date simboliche, perché l’essere umano ha bisogno di catalogare tutto, e per farlo necessita di un inizio e di una fine – trasferendo così negli archivi che forse giungeranno ai posteri la sua, la nostra, biologica finitezza e fragilità.
I primi segnali dell’inizio del conflitto in Bosnia Erzegovina risalgono alla fine del 1991. La prima vittima sacrificale fu la cittadina bosniaco-er­zegovese di Ravno, ad ampia maggioranza croato-bosniaca, attaccata dal­le forze serbo-bosniache. L’allora presidente bosniaco Alija Izetbegović, il presunto padre della Bosnia Erzegovina, bollò quel primo episodio di pulizia etnica come un “fatto” tra serbi e croati e tranquillizzò i suoi con­cittadini – come follemente avrebbe fatto altre volte, in seguito, anche di fronte all’evidenza dell’inizio dell’assedio a Sarajevo – asserendo che la Bosnia in quel conflitto sarebbe rimasta neutrale. Chissà se l’intellettua­le musulmano-bosniaco amico della Libia e dell’Arabia Saudita (e degli Stati Uniti) lo pensava davvero. Le prime richieste d’aiuto arrivano a Sarajevo, però, dai villaggi e dalle cittadine lungo la Drina, in particolare da Bijeljina (che è ben più di una cittadina, con i suoi quasi 115.000 abitanti) e da Zvornik. Parliamo del 4-5 aprile.

giovedì 1 marzo 2018

Trentanove ore al gelo, altro che pantofole...


Il vecchio distributore – che mai e poi mai, per svariate ragioni, rimpiangeremo – ha scelto la settimana più fredda dell’anno per rendere i libri come da contratto. Abbiamo così ricevuto alle otto del mattino di un gelido martedì 27 febbraio che ricorderemo a lungo ben tredici carton-pallet di dimensione centimetri 120 per 80 di base, alti 80 centimetri. Dei mostri. Dentro le rese nostre e quelle di un editore amico, che non aveva spazi logistici sufficienti ad affrontare l’opera titanica. Totale: quasi 26.000 libri per circa quattrocento titoli da lavorare. La maggior parte gettati dentro alla rinfusa. Molti dei quali mai hanno visto il mondo al di fuori del magazzino del distributore. Tanto, quando sono gli altri a pagare per i costi di stampa, qual è il problema? L’ambiente? L’ecologia? Questi sconosciuti.
Il lavoro, all’aperto, si è svolto dalle otto del mattino del 27 febbraio all’una di notte del 28 febbraio; poi dalle otto del mattino del 28 febbraio alle undici di sera del giorno stesso. Con l’incubo della neve (che per un’oretta in effetti è scesa, il 27 pomeriggio), annunciata dalle dieci di sera del 28, e con temperature che hanno raggiunto i -7 gradi centigradi. Il tutto, in due persone.
Naturalmente il telefono non ha fatto altro che squillare per due giorni. Ma rispondere era semplicemente impossibile. Qualcuno ha anche scritto stizzito, sia sms che e-mail. Chissà mai perché in tanti, troppi, hanno il brutto vizio di attaccare il prossimo prima di sincerarsi che sia ancora vivo e in condizione di intendere e di volere…
Ora ci troviamo tra piramidi e colonne di libri, con una domanda che ci mulina nel cervello: che farne?
Vedremo.
Tutto questo, alla fine, per dire che siamo tornati su piazza e che a volte ci sono persone costrette a impegnarsi in lavori che gli altri nemmeno immaginerebbero.

Qualche anno fa una vecchia collaboratrice mi “accusò” di aver scelto di fare questo lavoro in proprio per starmene in pantofole, mentre lei, poverina, ogni giorno doveva smazzarsi dei chilometri in auto per venire al lavoro. Io in quelle trentanove ore, passate tra l’altro senza mangiare, tranne ogni tanto un tè caldo (che diventava gelato nel volgere di dieci minuti) di pantofole non ne ho viste. Ma le sognavo. Vedo e ascolto ogni giorno tanti luoghi comuni. Magari prima di spararne fuori altri, sarebbe bello che in tanti sperimentassero l’esperienza di riordinare 26.000 libri al gelo. Altro che pantofole, mia cara ex collaboratrice…
Nelle due foto, qualche scorcio di colonne in smaltimento...

lunedì 26 febbraio 2018

Višegrad, 27 febbraio 1993: la strage dei passeggeri del diretto 671


Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari serbo-bosniaci sostenuti dall’esercito serbo, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić. I due si rendono protagonisti, nel corso di quella terribile estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Il 27 febbraio del 1993, come ricorda il giornalista e scrittore  Luca Leone in Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio è una data importante nella cronologia dei fatti. “Il treno diretto 671, partito da Belgrado con de­stinazione Bar, entra nel territorio della Repubblica serba di Bosnia, sempre nel comune di Rudo. Il convoglio viene fatto fermare dai para­militari dei cugini Lukić nella stazione di Štrpci, una frazione di Rudo. I paramilitari avrebbero solo il mandato di controllare i documenti di tut­ti i passeggeri, ma dal convoglio vengono fatte scendere diciannove per­sone “non serbe”: un croato e diciotto musulmani-bosniaci. Gli sventu­rati, una volta scesi dai vagoni, vengono derubati e abusati fisicamente, come consuetudine delle Aquile bianche. Quindi vengono fatti salire a forza su un camion e, condotti nei pressi del Vilina Vlas, nella zona termale di Višegrad, vengono torturati tra i resti di una casa bruciata da un rogo lungo la riva della Drina. Terminato il divertimento, tutti vengono eliminati con un colpo alla testa e i loro corpi gettati nel fiume. I loro resti non sono mai stati ritrovati. Dei trenta sospettati per questo eccidio, al momento solo uno, Nebojša Ranisavljević da Despotovac è stato condannato, nel 2002, dal tribunale di Bjelo Polje, a quindici anni di carcere (condanna poi confermata in appello dalla Corte suprema del Montenegro nell’aprile del 2004). Ranisavljević è stato rilasciato per buona condotta nel 2011 ed è tornato uomo libero. Nel 2014 sono poi stati arrestati altri quindici presunti responsabili della strage, al momen­to ancora in attesa di sentenza definitiva.”
Il libro:
Titolo: Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio
Autore: Luca Leone
€ 14,00 – pag. 208
Con il patrocinio di Amnesty International sezione italiana, Cisl Emilia Romagna, Iscos Emilia Romagna, Mirni Most
L’Autore
Luca Leone (Albano Laziale, 1970), giornalista professionista, saggista, romanziere e blogger, è laureato in Scienze politiche. È direttore editoriale e co-fondatore della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto per molte testate. Ha firmato una ventina di libri per più editori; tra questi, per Infinito edizioni, ama ricordare: Srebrenica. I giorni della vergogna (2005); Bosnia Express (2010); Saluti da Sarajevo (2011); Mister sei miliardi (2012); Fare editoria (2013); I bastardi di Sarajevo (2014); Srebrenica. La giustizia negata (con Riccardo Noury, 2015); Eden. Il paradiso può uccidere (2016); Vai Razzo, veloce e feroce (2016, con Giuliano Razzoli).

giovedì 22 febbraio 2018

In libreria il Rapporto 2017-2018 di Amnesty International


(€ 19,90 – pag. 608)
 di Amnesty International
Introduzione di Salil Shetty

“Siamo entrati nel 2018, 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, eppure è fuori di dubbio che i diritti umani non possono essere dati per scontati da nessuno di noi. Di certo non possiamo dare per scontato il fatto di poterci riunire per protestare o per criticare i nostri governi. Né possiamo dare per scontato che avremmo a disposizione un sistema previdenziale quando saremo vecchi o invalidi; che i nostri bambini potranno crescere in città con un’aria pulita e respirabile; o che, in quanto giovani, lasceremo la scuola per trovare lavori che ci permetteranno di comprare una casa.
La battaglia per i diritti umani non è mai vinta definitivamente, in nessun luogo e in nessun momento storico. I confini si spostano di continuo, per cui non c’è spazio per il compiacimento. Nella storia dei diritti umani, questo non è mai stato più chiaro di ora. Ma, dovendo far fronte a sfide senza precedenti in tutto il mondo, le persone hanno continuato a dimostrare che la loro sete di giustizia, dignità, uguaglianza non verrà spenta, trovando ancora modi nuovi e coraggiosi per esprimere questo bisogno, spesso a caro prezzo. Nel 2017, questa battaglia globale per i valori ha raggiunto un nuovo livello d’intensità”.
Con queste parole Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International, presenta il Rapporto 2017-2018. La situazione dei diritti umani nel mondo, la nuova edizione del rapporto annuale dell’organizzazione che si batte da quasi 60 anni per la difesa dei diritti umani.
Il Rapporto 2017-2018 documenta la situazione dei diritti umani in 159 paesi e territori durante il 2017. Conflitti, misure di austerità e calamità naturali hanno creato nel corso dell’anno che si è appena chiuso maggiore povertà e insicurezza per milioni di persone, costrette a scappare dalle loro case e a cercare rifugio altrove, all’interno dei loro paesi od oltre i confini nazionali. La discriminazione è diffusa in tutto il mondo e talvolta ha avuto conseguenze mortali per le vittime. I governi di tutti gli schieramenti hanno continuato a reprimere la libertà d’espressione, associazione e riunione, anche minacciando e attaccando giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti per l’ambiente.
Ancora una volta, ovunque nel mondo sono emersi il coraggio e la determinazione di milioni di persone che si sono impegnate contro le ingiustizie, per chiedere che le loro voci fossero ascoltate e i loro diritti rispettati. Queste persone hanno contribuito a ottenere giustizia per i crimini del passato e hanno ricordato giorno dopo giorno alle autorità che dovranno rispondere delle loro azioni. C’è ancora tanto da fare ma i progressi su tematiche come i diritti delle persone Lgbti dimostrano quali risultati possiamo raggiungere quando c’impegniamo a favore dei diritti umani.

mercoledì 21 febbraio 2018

I NOCCHIERI DELLE PAROLE - Roma, Venerdì 23/2/2018 alle 18,00

I NOCCHIERI DELLE PAROLE
Roma, Venerdì 23/2/2018 alle ore 18:00
Spazio Curva Pura, Via Giuseppe Acerbi, 1A

Un anno fa, veniva a mancare Predrag Matvejević, scrittore cosmopolita che da sempre ha messo il potere della sua parola al servizio dell’impegno civile e di un’Europa senza frontiere, figlia del logos Mediterraneo. Quindici anni fa nasceva a Roma, dalle donne provenienti dai diversi paesi della Jugoslavia di ieri, l’Associazione LIPA, impegnata da sempre per il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico. Nell’ambito della rassegna Mondo Ex, l’incontro “I nocchieri delle parole” è un invito a riflettere sull’importanza della parola scritta, per comprendere al meglio la complessità del mondo. Le parole - scritte e condivise a voce, lo strumento per eccellenza per opporsi alle barbarie dell’ignoranza, dell’intolleranza e della violenza.
In dialogo, i nocchieri delle parole tra l’Italia e il Mondo Ex, ognuno con le proprie modalità di leggere, di scrivere, di trasmettere, e di coinvolgere:
Luca Leone, editore, Infinito edizioni
Anita Vuco, traduttrice letteraria e poetessa bilingue
Tommaso Di Francesco, giornalista de il manifesto
Fatima Neimarlija, mediatrice culturale, Presidente dell’Associazione “Bosna u srcu”
Hanno in comune alcuni tratti: hanno conosciuto Matvejević e il loro lavoro serba le tracce del suo, usano la parola per creare connessioni tra l’Italia e i Balcani e non si tirano indietro. Fare cultura è una forma di impegno. Ascolteremo cosa orienta il loro impegno e cosa propongono per fare breccia nell’indifferenza.

martedì 20 febbraio 2018

21 febbraio 2006, Višegrad: a L'Aja inizia il processo contro Milan Lukić

Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari serbo-bosniaci sostenuti dall’esercito serbo, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić. I due si rendono protagonisti, nel corso di quella terribile estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Il 21 febbraio 2006 Milan Lukić viene messo a disposizione del Tpi, dopo essere stato catturato in Argentina, nell’estate del 2005. Lukić viene condannato in via definitiva all’ergastolo nel dicembre del 2012.

martedì 13 febbraio 2018

“Fuga dalla Corea del Nord”, in equilibrio (instabile) lungo il 38° parallelo


In questi giorni gli occhi del mondo sono puntati verso l’Asia, lungo la direttrice del 38° parallelo, che negli anni ’50 rappresentava la linea di confine tra la Corea del Nord e quella del Sud. La guerra, che prese avvio nell’estate del 1950, fu uno degli esempi più eclatanti del periodo della guerra fredda e sancì, al suo termine, la netta divisione tra le due Coree.
Un fatto storico si è verificato durante la cerimonia di apertura dei XXIII Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, quando gli atleti delle due Coree hanno sfilato insieme sotto un'unica bandiera che rappresentava l'intera penisola. Il clima di disgelo è continuato con una stretta di mano fra il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e Kim Yo-jong, la sorella più giovane del leader nordcoreano Kim Jong-un, che ha fatto il giro del mondo. 
Fuga dalla Corea del Nord, romanzo di Daniele Zanon appena uscito in libreria, nasce dalla testimonianza (anonima per questioni di sicurezza) di un’operatrice di un’organizzazione non governativa attiva nel campo della tutela dei diritti umani. In questo libro si racconta di una rocambolesca fuga di un gruppo di ragazzi in una comune di rieducazione, che s’intreccia con la deificazione della famiglia al potere, quella dei Kim, l’onnipotenza dei militari e con lo strano caso di una rara famiglia occidentale che risiede a Pyongyang. Con tratto lieve e deciso l’autore tratteggia gli aspetti più dolorosi di una dittatura sconosciuta ai più, definita dalle Nazioni Unite “un’unica grande prigione”.
“Certi libri hanno il potere di far entrare nella coscienza collettiva la consapevolezza di un luogo o di una problematica. Mi auguro che Fuga dalla Corea del Nord faccia prendere coscienza delle condizioni di vita del popolo nordcoreano, considerate dalle Nazioni Unite fra le peggiori al mondo”. (Alex Zanardi)
Con il patrocinio di Amnesty International

martedì 6 febbraio 2018

6 febbraio, Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Duecento milioni di bambine e ragazze in almeno trenta Paesi nel mondo, tra le 61.000 e le 80.000 giovani nel nostro Paese, hanno subìto mutilazione genitale femminili. Numeri spaventosi che, come ogni diritto negato, non fanno rumore. La mutilazione genitale femminile non è solo un'emerita porcheria, ma è anche un crimine contro l'umanità, un crimine contro cui lottare senza sosta affinché finalmente scompaia e la salute sessuale e riproduttiva e la vita stessa delle bambine e delle donne che la subiscono non continui a essere messa a rischio da un fenomeno che è solo figlio di ignoranza, intolleranza e machismo.
In occasione del 6 febbraio, Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili regaliamo un estratto della storia di Nice, keniana coraggiosa, raccolta dalla penna sensibile di Emanuela Zuccalà in Donne che vorresti conoscere
Per spiegare la rivoluzione che dal villaggio masai di Nomayianat sta investendo l’intera area, Nice torna indietro di quindici anni, quando lei era una piccola orfana terrorizzata che sgattaiolava fuori da casa dello zio per scomparire sotto il grande albero nell’attesa che le luci del gior­no e l’eccitazione per la cerimonia facessero dimenticare la sua assenza nel conteggio delle bambine da “tagliare”. Per due volte s’è sottratta in questo modo all’emuatare, il sanguinoso e ineluttabile rito di passag­gio all’età adulta per le femmine, guidata solo da un istinto infantile impossibile da addomesticare: «Sapevo che avrei pianto e gridato, con­dannando la mia famiglia alla vergogna. Durante la circoncisione, le bambine masai devono stare zitte e ferme sulla pietra, senza muovere neppure gli occhi, altrimenti nessuno le vorrà in spose. Per questo sarei 88 fuggita all’infinito. Ma lo zio insisteva, così mi decisi ad affrontare mio nonno, il capofamiglia: “Non voglio essere tagliata – gli dissi – ho solo otto anni e, prima di diventare donna, devo finire la scuola”. Lui era sbalordito ma era un uomo buono: finì per cedere alla mia insistenza».

venerdì 2 febbraio 2018

Matvejević, un anno fa la sua scomparsa


Il 2 febbraio del 2017 si spegneva a Zagabria lo scrittore Predrag Matvejević, personalità altissima della cultura e del mondo accademico non solo jugoslavo e balcanico ma di tutta l’Europa. Nel giorno del primo anniversario della sua scomparsa citiamo un breve estratto dalla prefazione di Luca Leone al libro dello scrittore Giacomo Scotti, amico di una vita del professor Matvejević, dal titolo Matvejević e io, due marinai

La scomparsa di Predrag Matvejević lascia tanti vuoti. Già il suo forza­to ritiro, negli ultimi anni di vita, a causa di un grave problema di salute, aveva evidenziato l’assenza di una personalità in grado di sostituirlo nel ruolo irraggiungibile che egli ha avuto non solo come narratore, ma anche come sensibile e metodico studioso di slavistica, adorato com’era dai suoi studenti. Come lui, solo Ivo Andrić e Miroslav Krleža – di cui Matvejević era stato amico, estimatore e biografo – hanno saputo dare alla letteratura degli slavi del sud nota in tutto il mondo quel tocco unico tale da renderlo un Grande alla pari dei Grandi.
Matvejević era un uomo brillante, una brava persona, un amante del­la vita e un intellettuale sopraffino. Abile e dolce narratore, robusto e sensibile conferenziere, ha avuto, tra i pochi, il coraggio di affrontare da solo o quasi, a petto nudo, l’oscurantismo becero e malevolo del con­temporaneo neofascismo in chiave croata pagandone personalmente le conseguenze per la sola “colpa” di aver dato del talebano cristiano a un presunto intellettuale del suo Paese fin troppo pedestremente schierato sulle posizioni del nuovo padrone al comando. Un uomo coraggioso, dunque, che ha combattuto mille battaglie di civiltà, non importa se vincendole o perdendole, ma che ha avuto il coraggio di battersi sempre a viso aperto, sempre e solo schierato dalla parte di chi non aveva voce, quando in tanti si nascondevano per non prendere posizione e annusare il vento, nel suo Paese d’origine come altrove. (…)
Il libro di Giacomo Scotti – questo ponderoso e profondo lavoro che state per leggere – accende sulla persona e sull’opera dell’uomo e dello scrittore di Predrag Matvejević una luce di verità. È, questo libro, la bussola che un grande marinaio della scrittura, Giacomo Scotti, capita­no ad honorem, ha voluto donare in occasione dell’ultimo viaggio al suo amico di sempre e immenso marinaio Predrag Matvejević, lasciando a tutti noi l’onore di salire su una nave che non è di certo quella governata da Caronte nell’Ade, ma il sicuro guscio di noce che, tra flutti e tante belle ma vacue sirene, ci accompagna saldo e protettivo in un viaggio di conoscenza e di crescita intellettuale e umana nella più grande lette­ratura dei nostri tempi e di sempre. Il lascito artistico di Matvejević e l’omaggio coraggioso e alto di Scotti qui si fondono per narrarci la vita e l’opera di un grande uomo, grazie alla penna ispirata e schietta del suo più stimato e amato Amico di sempre.
Grazie Giacomo. Grazie Predrag.

martedì 30 gennaio 2018

Vilina Vlas, l’hotel con spa di Višegrad mai chiuso


Recentemente, la stampa italiana si è “accorta” di quel buco nero della storia che si chiama Višegrad, valle della Drina, nella Bosnia orientale, e ha pubblicato articoli di diverso tenore. Qualcuno, su un periodico sportivo, è arrivato a raccontare quel luogo, che è uno dei centri dell’ultranazionalismo e del negazionismo serbo-bosniaco, come posto di pace e di riappacificazione. Questo non sarebbe vero neanche se fossimo in un romanzo di fantascienza, purtroppo. Altri hanno invece correttamente narrato le vicende dell’hotel termale Vilina Vlas, sempre a Višegrad, dimenticando però di citare la fonte da cui hanno tratto ispirazione, ovvero il libro di Luca Leone Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio (Infinito edizioni, 2017), il primo mai dedicato in Italia all’argomento. È un vero peccato, dimenticare di citare la fonte di un’ispirazione. Un “peccato” tipico del giornalismo italiano.
“La ragazza è stata portata all’hotel Vilina Vlas, descritto dal governo bosniaco-erzegovese come uno dei presunti hotel serbi dello stupro. Mersiha è stata rinchiusa in una stanza, la sua amica in un’altra. La sorella più piccola di Mersiha, Emina, è stata rinchiusa in una stanza dalla parte opposta della hall. Poche ore dopo, Mersiha ha sentito la sorella lamentarsi e singhiozzare. Non l’ha mai più vista. Il signore della guerra, Milan Lukić, ben noto da anni a livello locale, è entrato nella stanza di Mersiha, ha messo un tavolino davanti alla porta e le ha detto di spogliarsi. ‘Mi disse che se non avessi fatto quello che diceva, non sarei tornata a casa’, ricorda Mersiha, parlando con voce nervosa ma chiara. ‘A un certo punto me lo ha ordinato, di togliermi i vestiti. Io non volevo. Ma lui mi ha detto che dovevo, che avrei fatto meglio a spogliarmi, o lo avrebbe fatto lui e sarebbe stato violento”.
È uno dei tanti, terribili passaggi, dell’articolo uscito il 27 dicembre 1992 sul Washington Post.
Il giornalista Luca Leone in Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio (Infinito edizioni, 2017) denuncia, nel primo reportage pubblicato in Italia sulle vicende di Višegrad e della Valle della Drina, come tutti sapessero delle atrocità commesse all’interno del Vilina Vlas, e, ciò nonostante si è an­dati avanti ancora per almeno due anni, nella completa impunità per i cugini Milan e Sredoje Lukić e i loro soci – sanguinari paramilitari serbo-bosniaci che, con le loro Aquile bianche, hanno tenuto a lungo in ostaggio la cittadina della Bosnia orientale. “Giovani. Belle. Se minorenni, chi se ne frega. Anzi, meglio. E, naturalmente, non-serbe. Da fecondare con seme ariano. Puro seme nazionalista serbo – continua la denuncia di Luca Leone. Circa duecento ragazze, le vittime. Tante – secondo quanto stabilito dalla Commissione Bassiouni, voluta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 1992 – sono state prelevate ovunque si trovassero e portate con la forza qui. Al Vilina Vlas. Il centro termale mai chiuso, la località dalle perfette acque radioattive grazie a speciali erbe che possono crescere solo in loco, in questo luogo baciato dalla Natura e dannato per sempre dall’uomo.”
“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)

Il libro:
Titolo: Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio
Autore: Luca Leone
€ 14,00 – pag. 208
Con il patrocinio di Amnesty International sezione italiana, Cisl Emilia Romagna, Iscos Emilia Romagna, Mirni Most