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lunedì 28 maggio 2012

Dal nulla al libro/i costi legali

Sono quasi certo di aver saltato qualche puntata della rubrica, qui sul blog. La lista completa è comunque consultabile sul sito di Golem Informazione, per cui questa rubrica è nata.
Buona lettura.


Volete aprire una società? Produrre e vendere libri, mozzarelle o bulloni?

Bravi. Prima tappa della via crucis: il notaio.

Scartoffie, uno studio magari un po’ vecchiotto ma con le caramelline gratis, parcella da urlo: questi gli estremi della vostra esperienza nello studio notarile. Complimenti: avete appena fondato la vostra azienda ma per ora non avete fatto altro che firmare assegni: il notaio, la consulenza del commercialista, parcelle a destra e a manca. E avete appena cominciato.

Da quel drammatico momento, dall’istante, ovvero, in cui avete prima messo la firma sotto le scartoffie, poi sull’assegno, i costi legali rimangono per tutta la durata della (si spera lunga) vita della vostra azienda sullo sfondo della vostra (auguriamo lunga) esistenza.

Perché, come ogni azienda, anche la casa editrice prima o poi ha bisogno dell’intervento di un avvocato. Quando? Vediamo: stesura di un contratto editoriale standard; modifiche ed eccezioni mosse allo stesso; violazioni da parte degli autori o di terzi; plagio dei contenuti di un libro; violazione dei diritti secondari scaturenti dal libro (opere teatrali, cartoni animati, fumetti, magliette…);contratti per la fornitura di grosse quantità di libri; esame del contratto per l’avvio della distribuzione; contratto d’affitto della sede; recupero crediti con i clienti che non onorano gli impegni…

In Italia l’avvocato, e le sue onerose parcelle, rimane sempre sullo sfondo di qualsiasi attività imprenditoriale. Peggio: di qualsiasi rapporto interpersonale. Succede quando, in un Paese oltremodo litigioso oltre che popolato da furbi, ma che si crede avanzato, non esiste una legislazione chiara che difenda quello che, tra i contraenti, abbia ragione.

Facciamo un esempio che ha toccato da vicino molti piccoli editori, negli ultimi due anni: poniamo che un’enorme azienda attiva a mille livelli, vi proponga di vendere i vostri e-book a condizioni accettabili e senza esborsi iniziali; trovate rapidamente l’accordo poiché, tra l’altro, la persona con cui trattate si presenta come persona a modo (e poi è milanese, vuoi mettere? Figurati se un milanese ti viene a fregare…); la persona a modo vi spedisce il contratto, lo leggete, è tutto in regola e glielo rimandate; spedite i vostri primi e-book, che vengono pubblicati e cominciano a vendere; poi improvvisamente questa persona scompare, il contratto debitamente firmato dalla controparte non vi torna indietro, nonostante le vostre ripetute insistenze, costui non risponde più alla posta elettronica e al telefonino e quando chiami il centralino di questa mega azienda prima fanno finta di non conoscere il nome della loro risorsa on line che sta vendendo i tuoi e-book, poi quando se ne ricordano fanno ogni genere di ostruzionismo, fino al fingere di prendere appunti per farti richiamare. Ebbene, questa un non-avvocato la potrebbe definire “truffa”, ma un avvocato vi dirà: “Carissimi, avete ragione, siete stati gabbati ma non ci possiamo fare niente. Loro sono stati più furbi perché non vi hanno rimandato indietro il contratto firmato. E sanno che non gli farete mai causa per pochi libri venduti. E comunque, anche se gliela faceste, se ne riparlerebbe forse tra dieci anni e per allora voi avrete speso mille volte più di quel che forse riavrete. Il mio consiglio è lasciate perdere, la mia parcella è cento euro”. Questa è l’Italia, dunque. E il “merito” è tutto di quei cialtroni strapagati che siedono nel Parlamento della Repubblica italiana e che hanno perso qualsivoglia contatto col Paese reale (che per loro forse è la barca ancorata chissà dove o la pertica per la lap-dance in soggiorno).

Se poi, invece, per puro caso esiste una legge chiara e incontrovertibile che vi dà senz’altro ragione, allora si va a sbattere la testa contro un sistema giudiziario che non sa, può o vuole dare risposte certe e rapide a chi campa del proprio lavoro e non di pubblico e certo stipendio.

Chiunque, dunque, voglia aprire una casa editrice si metta l’anima in pace: l’avvocato, prima o poi, vi servirà. E non è detto che potrà risolvere i vostri problemi. Avere un coniuge o un parente molto stretto attivo nel campo potrebbe rappresentare una svolta non indifferente per il futuro vostro e dei vostri amati libri, almeno sotto il profilo della convenienza e dello sconto sulla parcella…