Eden. Il paradiso può uccidere (Infinito edizioni, 2016)

Vai Razzo, veloce e feroce

venerdì 13 gennaio 2017

Bosnia, lo “scivolone ustaša“ di Inzko e l’onore ferito dell’estremismo serbo-bosniaco

I serbi di Bosnia ce l’hanno con l’Alto rappresentante della comunità internazionale Valentin Inzko, chiedendone a gran voce le dimissioni. Non è una novità: tra il diplomatico austriaco e Banja Luka non è mai sbocciato l’amore e va riconosciuto che Inzko a volte ha anche mostrato i muscoli, cosa non del tutto scontata per un Alto rappresentante (e decisamente apprezzabile). L’ultima crisi tra le due parti è esplosa negli ultimi giorni, dopo che Inzko ha avuto l’indelicatezza, dal punto di vista diplomatico, di criticare il delirante discorso del secessionista e ultranazionalista presidente serbo-bosniaco Milorad Dodik in occasione della festa incostituzionale del 9 gennaio, scelta dal neo-fascismo serbo-bosniaco come data fondativa di uno Stato – la Repubblica serba di Bosnia – che è in realtà un’unità amministrativa, per di più fondata sulla pulizia etnica.
L’errore di Inzko è stato però quello di paragonare i serbo-bosniaci agli ustaša croati dello Stato indipendente di Croazia, fondato da Ante Pavelić durante la seconda guerra mondiale sotto l’ala protettiva di due maestri dell’orrore del calibro dell’italiano Mussolini e del tedesco Hitler. Perché scomodare gli ustaša, caro Alto rappresentante? Sono fascisti croati da sempre nemici mortali dei fascisti serbi. Sarebbe bastato definire gli estremisti serbo-bosniaci per quello che sono, dei nipoti dei četnici di Mihalović (anch’essi alleati del nazismo durante la seconda guerra mondiale) e avrebbe espresso compiutamente un pensiero largamente condiviso, rischiando – almeno per una volta – di attirarsi persino le simpatie degli oggetti della sua polemica…

giovedì 12 gennaio 2017

Montello, la marcia dei mille piedi contro razzismo e demagogia

Ricevo e con molto piacere pubblico:

CONOSCO UN ALTRO MONTELLO. OLTRE LA VIOLENZA DELLE PAROLE:
SIAMO 500 volontari che da 22 anni lavoriamo attraverso il festival di Giavera, nel dialogo, nel confronto con il territorio e con chi vive culture diverse. Siamo consapevoli che le migrazioni sono tema complesso, le scelte che si mettono in atto devono tener conto degli equilibri di un territorio.
RIFIUTIAMO le semplificazioni, la demagogia, la violenza delle parole, il clima di ostilità che si è creato con la manifestazione di Volpago del Montello.
AFFERMIAMO la necessità di proporre un modo diverso di affrontare i cambiamenti sociali e la questione dei migranti, partendo dal nostro essere cittadini responsabili nei territori che abitiamo.
PROGRAMMA DELLA MARCIA:
Ore 14.30. Partenza della marcia dei 1000 piedi da Villa Wassermann, Via della Vittoria, Giavera del Montello TV. Percorso di circa 4/5 km e arrivo previsto in Villa Wassermann ore 16.00. La marcia sarà preceduta da una staffetta di podisti che attraverserà tutto il Montello
Dalle ore 16.00. Trasferimento in auto al Palamazzalovo di Montebelluna, via Malipiero 125. Interventi culturali, musica e danze, spazio libri e angolo bimbi.


Unisciti a noi con un IO CI SONO, partecipando alla marcia dei 1000 piedi + i miei…

mercoledì 11 gennaio 2017

“Il sogno fasullo”, illusioni e delusioni di un migrante in Italia

Amadou Kane, emigrante senegalese, attraverso il racconto del suo viaggio pieno di peripezie diventato libro a quattro mani scritto insieme a Giulio garau, dal titolo Il sogno fasullo. Memorie di un raffinato senegalese in Italia svela i retroscena della migrazione verso il nostro Paese e denuncia come le tante bugie e leggende diffuse tra i giovani africani, illusi e spinti a raggiungere un paradiso che non esiste, finendo vittime dei racket. Dopo anni di lotte, conquiste e delusioni, Amadou capisce che il luogo della felicità non è la tanto decantata Italia ma laddove si trovano le sue radici, nello stesso Senegal da cui è voluto andare via. In questo libro vuole raccontare tutta la verità ai suoi fratelli per scoraggiare coloro che vengono a cercare di realizzare invano sogni in Europa.

Qui riportiamo un brano tratto dal libro, molto intenso, con il duro incontro con la realtà.
“Dopo circa un quarto d’ora il bus è arrivato alla nostra fermata, un grande centro commerciale con un supermercato. Abbiamo fatto un piccolo tratto di strada a piedi e ci siamo diretti verso il supermercato. Ero molto agitato, non capivo cosa stesse succedendo. Ed è stato a quel punto che ho notato, nel parcheggio esterno, un sacco di ragazzi neri, tutti senegalesi. “Che cosa ci fanno qui?”, ho chiesto a Cheikh. “Stanno lavorando” mi ha risposto, e subito l’ho incalzato: “Ma che lavoro fan­no?”. “Semplice, vendono”, mi ha risposto con una naturalezza che mi ha lasciato senza parole. Continuavo a non capire e non mi è venuto il minimo sospetto o il pensiero che quelle persone sarebbero diventate i miei “colleghi”.

martedì 10 gennaio 2017

Un piccolo Paese nel cuore dell’Africa: “Burundi, la terra del dolore e del silenzio”

“Quando dicevo a Jean-Marie che i giochi di potere non hanno un luo­go o un tempo storico, ma sono sempre esistiti, lui mi rispondeva che la differenza è che, ancora in molti posti del mondo compreso il Burundi, ci sono massacri e uccisioni di persone innocenti.
Il sogno di Jean-Marie e di tanti burundesi si è realizzato?
La democrazia non deve essere solo raggiunta politicamente, ma difesa e mantenuta ogni giorno nelle coscienze di tutti, ovunque nel mondo.
L’arrivo a Bujumbura dell’attuale presidente è stato quantomeno cu­rioso. Si racconta sia entrato dal nord, in bicicletta; comunque ha atteso pochissimo, purtroppo, ad agire in modo ‘poco democratico’. Ogni tanto qualche giornalista è imprigionato con motivazioni strane, a volte assurde. Alcune persone spariscono da un giorno all’altro e non se ne sa più niente. I posti di prestigio sono affidati quasi esclusivamente a parenti e amici.
In questi ultimi anni mi sono interrogata tante volte su quale fosse il mio compito o su quale ruolo potessi giocare in questa situazione. Ho cercato di raccontare un Paese africano alla mia gente, sperando con questo di rendere il Burundi e l’Africa meno lontani, meno esotici e incomprensibili, con la speranza che ciò potesse rendere più sensibili ai drammi e alle speranze di questo popolo”.
Burundi, la terra del dolore e del silenzio, di Maria Ollari, è una testimonianza dall’interno di un’infermiera italiana che conosce il Paese africano dalla fine degli anni Settanta e ne racconta la guerra, gli intrighi, il colpo di stato militare, i ripetuti massacri su base etnica fino ai più recenti avvenimenti.

lunedì 9 gennaio 2017

Parte ora e per 24 ore il primo #shoppingday di gennaio!

I nostri lettori sanno dell’iniziativa, lanciata qualche giorno fa, per incentivare la lettura, con spese di spedizione, per il mese di gennaio, a 1,99 euro. Vogliamo fare di più e lanciamo a partire da ora sul nostro sito www.infinitoedizioni.it per le prossime 24 ore il primo #shoppingday del mese di gennaio: un giorno intero per acquistare i nostri libri, solo sul nostro sito, con spese di spedizione a un peso piuma, solo 99 centesimi!

sabato 7 gennaio 2017

Cinque capitoli e poi... il nuovo libro sulla Bosnia in dirittura d'arrivo!

Anche questo capitolo è finito. Domani rilettura, lunedì nuovo capitolo. Ne mancano cinque, più prefazione, introduzione e postfazione, che tre grandi amici scriveranno. Sta venendo un libro straordinario, sono soddisfattissimo. A breve vi mostrerò la copertina e svelerò il titolo. L'argomento non è semplice, ma le vibrazioni sono veramente positive e l'importanza di questo lavoro è come minimo pari a quella del mio fortunatissimo e amato libro "Srebrenica. I giorni della vergogna" (quattro edizioni, svariate ristampe, dodicimila copie vendute e a breve in libreria con una nuovissima veste grafica, come il resto della collana Orienti). Spero avrà la stessa grande fortuna e la stessa importanza. Credo che lo meriti davvero. Come lo meritano le persone di cui racconto e che hanno bisogno che sulla loro vicenda non cali mai l'attenzione e non soggiunga mai il buio... ma forse è addirittura peggio: queste persone hanno un gran bisogno che finalmente si attivi la giusta attenzione sul loro dramma, che dura da un quarto di secolo e non è mai calato praticamente d'intensità. Ecco: leggendo e informandovi, aiutatemi finalmente ad accendere la luce. Il libro ha il patrocinio di Iscos Emilia Romagna e di Amnesty International Italia. Siamo aperti ad altri patrocini e a breve comincerà il lavoro per fissare le prime date di presentazione. Tra marzo e giugno sarò di sicuro (o quasi) a presentarlo in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Abruzzo, Marche.
A presto con... (per ora segretissimo, ma già in promozione in libreria!).

La Bosnia tra falsi e veri integralismi, ecomafie e bugie

Un anno fa la direttrice di un periodico mi aveva chiesto il pezzo qui a seguire pubblicato. Avrebbe dovuto essere l'articolo di apertura di un numero quasi monografico sulla Bosnia Erzegovina. Dopo un anno, la direttrice del giornale - perfettamente integrata con la categoria di cui fa parte - non ha più dato notizia di sé, l'articolo non è mai uscito né è mai stato pagato (e mai lo sarà). Così, siccome non sopporto più essere preso in giro, è un piacere regalarlo in lettura a chi lo vorrà gradire. Buon anno e buona lettura.

Lo si chiami Stato islamico, Isis, Isil, Daesh, Sic ovvero al Sham, un sempre più folto numero di “commentatori”, di “strateghi” o di “esperti” a vario titolo non sembra nutrire dubbi: il terrorismo islamico ha la sua sede europea nei Balcani, e nello specifico in Bosnia Erzegovina. La stampa italiana di destra e quello strano regno dell’apodittico in cui è stato trasformato internet si sbracciano per indicare il nuovo nemico da combattere, una volta di più creando quel cortocircuito folle che trasforma il musulmano bosniaco in “turco”, il “turco” in integralista, l’integralista (mai cattolico od ortodosso, sempre islamico) in nemico. Così si chiude il cerchio. Circa trecento cittadini bosniaci appartenenti al gruppo nazionale musulmano sospettati d’essere simpatizzanti di quell’abominio che si chiama Isis (o come si voglia) o, peggio ancora, d’esserne reclutatori o finanziatori o di avere combattuto sotto quella ridicola e al contempo orribile insegna nera, nonostante costituiscano un’esigua e risibile minoranza, agli occhi dei media italiani rappresentano un intero Paese o, nel “minore dei mali”, un intero “popolo costitutivo” di quello Stato, ovvero i bosniaci musulmani (che non sono sinonimo di bosgnacchi, ma di questo magari parleremo un’altra volta…).
In pochi pensano che nelle sole banlieue parigine la polizia dell’Esagono tenga sotto controllo almeno 1.500 tra sospettati fiancheggiatori e sicuri appartenenti all’Isis. Nessuno ama ricordare che anche dei cittadini – e delle cittadine – italiani stanno “combattendo” nelle file del terrorismo islamico. Come hanno fatto, per divertimento o a pagamento, tra il 1992 e il 1995 sia a Sarajevo che a Srebrenica. Sempre dalla parte dei serbo-bosniaci e con la buona compagnia” soprattutto di estremisti di destra e paramilitari greci, serbi e russi. Ed ecco, dunque, la semplificazione massima, quella che ti salva i neuroni e non ti costringe a studiare, leggere, capire: ogni musulmano è un terrorista. Una menzogna feroce, come quando si diceva (e ancora purtroppo si dice) che la guerra bosniaco-erzegovese era un conflitto etnico e religioso. Ci sono persino libri di storia in uso nelle scuole italiane che spacciano ancora oggi, nel 2016, per vera questa colossale idiozia.

martedì 3 gennaio 2017

Udite udite! A gennaio mega-promozione anti-Amazon!

Gennaio con sorprese per i nostri lettori. Poiché i giganti dell'editoria sono completamente proni ad Amazon - per non parlare del Parlamento e dell'inconsistente ministero della Cultura - per tutto gennaio gli anti-Amazon, nel nostro piccolissimo, li facciamo noi.
Ecco allora un regalo per il nuovo anno per tutti i nostri lettori e per coloro che vorranno diventarlo: fino al 31 gennaio spese di spedizione a 1,99 euro (in sostanza, con lo sconto sul primo libro le spese di spedizione sono già abbondantemente recuperate). In più, quattro giorni a sorpresa, uno a settimana sempre nel corso del mese di gennaio, con spese di spedizione a soli 0,99 euro!
Seguiteci! E numerosi!

lunedì 2 gennaio 2017

Burundi, assassinato il ministro dell’Ambiente

Il ministro dell'Ambiente del Burundi, Emmanuel Niyonkuru, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nella capitale Bujumbura durante la notte di Capodanno. La notizia è stata diffusa dalla polizia locale. Il ministro, che aveva 54 anni, è stato assassinato mentre si recava nella sua abitazione nel quartiere di Rohero, poco dopo la mezzanotte. Una donna è stata arrestata con l'accusa di essere coinvolta nell'omicidio.Si tratta del primo omicidio di un ministro da quando il Burundi è entrato in una grave crisi politica nel 2015, dopo la rielezione, per un terzo mandato consecutivo, del presidente Pierre Nkurunziza. L'opposizione, che ha boicottato le elezioni, lo ha accusato di aver violato la Costituzione, che prevede un massimo di due mandati. Nel 2016 il capo di Stato burundese ha promosso l'uscita del Paese dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale (Cpi) dopo che l'organo giudiziario aveva aperto un esame preliminare sulle violenze avvenute dal 2015. Il 14 ottobre 2016 il parlamento, che lo sostiene a grande maggioranza, ha adottato il provvedimento di uscita dal Cpi.L’omicidio del ministro arriva due giorni dopo l’annuncio da parte di Nkurunziza di non escludere di correre per un quarto mandato, "se la gente lo chiede".Per conoscere di più su questo Paese segnaliamo il libro “Burundi, la terra del dolore e del silenzio”, di Maria Ollari (Infinito edizioni, 2016).

giovedì 15 dicembre 2016

La Bosnia, l’Isis e i fronti siriano e iracheno

Sono al momento 115 i cittadini bosniaco-erzegovesi attivi sui fronti siriano e iracheno sotto le insegne dello Stato islamico. È quanto, secondo l’agenzia Fena, ha dichiarato ieri in Parlamento, a Sarajevo, il ministro della Difesa Dragan Mektić, aggiungendo che di quei cittadini la Bosnia conosce “nomi e cognomi” e che a oggi un totale di 226 cittadini bosniaco-erzegovesi con più di 18 anni d’età avrebbe combattuto sotto le insegne dell’Isis in Siria o in Iraq. Relativamente ai 115 al momento impegnati sui campi di battaglia, si tratterebbe, secondo quanto dichiarato da Mektić, di 65 uomini e di 50 donne, con le quali si sarebbero spostati anche 57 bambini. Al momento, secondo i dati resi noti dal ministro bosniaco, oltre ai 115 impegnati in guerra, 65 cittadini bosniaci avrebbero perso la vita sui campi di battaglia combattendo per lo Stato islamico mentre altri 46 sarebbero tornati in patria. Di questi, venti sono stati arrestati e condannati a pene detentive mentre per i restanti 26 sono in corso procedimenti giudiziari. All’inizio della settimana, inoltre, la Procura nazionale bosniaca ha emesso mandato di cattura internazionale nei confronti di 36 cittadini bosniaci per affiliazione allo Stato islamico.
Per chi dipinge la Bosnia come il luogo per antonomasia, oggi, dell’estremismo islamico, parlano i dati diffusi da Europol, secondo i quali negli ultimi anni sarebbero partiti dai Paesi dell’Unione europea circa 5.000 jihadisti, il 75 per cento dei quali da quattro Stati: Gran Bretagna, Francia, Germania e Belgio. Di costoro, sarebbero tornati a casa un numero compreso tra le 1.500 e le 1.800 unità, in particolare in Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia. I numeri più alti di affiliati europei allo Stato islamico arrestati dalla polizia si registra a oggi in Francia (424), Spagna (187) e Gran Bretagna (134).