Eden. Il paradiso può uccidere (Infinito edizioni, 2016)

mercoledì 4 maggio 2016

4 maggio 1980, in Jugoslavia muore il maresciallo Tito

Il 4 maggio del 1980 si spegne nel poli­clinico di Lubiana, dopo una lunga agonia, il maresciallo Tito. Tre giorni prima del suo 88° compleanno, dopo 35 anni di potere incontrastato e più di 40 di presenza nella Storia. Tutto il Paese si ferma. Masse di cittadini attendono il passag­gio del treno che riporta il feretro a Belgrado. Ogni stazione ha una scritta inneggiante al “compagno Tito”. Ripercorriamo il racconto del funerale di Tito con Bruno Maran che in Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti ripercorre gli ultimi decenni della storia jugoslava, anno per anno, giorno per giorno.
“Ai solenni funerali arrivano quattro re, 31 presidenti, 22 primi ministri e 47 ministri degli Esteri, provenienti da 128 Paesi. Sono presenti, tra l’altro, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, il leader palestinese Yasser Arafat, la premier britannica Margaret Thatcher, la presidente del Parlamen­to europeo Simone Weil, il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, il primo ministro indiano Indira Gandhi, Andrej Gromiko e Leonid Brežnev in rap­presentanza dell’Urss. Dalla Francia arrivano François Mitterand e Lionel Jospin in rappresentanza del Partito socialista francese. Non partecipano il presidente statunitense Jimmy Carter e quello francese Giscard d’Estaing, quest’ultimo per l’appoggio prestato dalla Jugoslavia al Fronte di liberazione algerino. Assente anche il premier albanese Enver Hoxha per i noti antichi dissidi col Maresciallo. L’omaggio dei tanti capi di Stato e autorità è l’estre­mo riconoscimento a un vero punto di riferimento nelle relazioni interna­zionali, all’uomo che si oppose a Hitler e seppe dire di no a Stalin. Con la sua morte nel Paese si apre un periodo di grave incertezza”.

Una testimonianza diretta della cerimonia funebre del maresciallo Tito ci arriva da Jasmina Tesanovic, che l’ha raccontata per noi nel suo libro dal titolo La mia vita senza di me, una cavalcata  nella storia balcanica lunga mezzo secolo intrisa di nero humour balcanico che vi farà capire, riflettere, ridere, a tratti impressionare.
Quando il corpo senza vita di Tito fu esposto al pubblico, vivevo a Belgrado, dietro il Parlamento. Tutti i diplomatici stranieri passarono per quella stretta stradina per rendergli omaggio. È stato effettivamente la più alta figura planetaria nella diplomazia della guerra fredda, grande per carisma, grande nel sotterfugio… grande nel tenere saldamente al guinzaglio i suoi selvaggi popoli jugoslavi.
Mi misi in spalla la telecamera, pronta a filmare dalla mia terrazza il re di Spagna. Ma arrivò immediatamente la polizia, credendo che la mia telecamera fosse un mitra. La sequestrarono. E siccome m’annoiavo, me ne andai a letto.  I miei genitori cominciarono a urlare: – Sei proprio una bestia! C’è gente che piange in tutto il Paese, e tu te ne stai a dormire!
Avevo un bisogno così urgente di dormire da sentirmi male. Era come una catatonia, non riuscivo a trovare il mio ruolo in quell’isteria collet­tiva. Non sembrava reale, ma non avevo modo di scappare. Il mio unico rifugio era nascondermi in me stessa. Così dormii per ventiquattro ore nonostante le urla, gli strattoni, gli insulti.
Quando mi svegliai, il funerale era finito. Mio padre non mi parlò per una settimana intera mentre mia madre mi trattava da una buona a nulla, da sporca apolitica. Mi sentivo male, ma non ero dispiaciuta. Era il mio coming-out da dissidente”.

martedì 3 maggio 2016

Quando il click è da record

Lo scorso mese di febbraio abbiamo festeggiato in casa editrice il numero record di 32.543 visite mensili sul nostro sito web www.infinitoedizioni.it. Mai avremmo pensato di poter stracciare così presto un dato così rilevante. A marzo, in effetti, il risultato era stato già migliore, ma di poche centinaia di visite. Aprile invece ha chiuso con un dato impressionante: il nostro sito Web (in attesa di alcuni aggiornamenti e potenziamenti, che speriamo di potervi presentare entro l’estate) è stato visitato da 35.985 persone, con una media di 1.199 visite giornaliere e, cosa interessante, più di otto pagine a visita (il che vuol dire che chi ci viene a trovare non se ne va subito, ma rimane il tempo necessario a girarsi un bel po’ di pagine interne, oltre alla homepage). Il picco massimo è stato raggiunto il 26 aprile, il giorno dell’anniversario del disastro di Chernobyl (a cui abbiamo dedicato due libri cartacei e un e-book, un reportage dai luoghi della tragedia firmato da Emanuela Zuccalà proprio per l’occasione), con 1.471 visite. Il che, però, appare sotto una luce diversa se raffrontato con le 1.401 visite del 28 aprile e, a maggior ragione, con le oltre 1.500 del 2 maggio, cioè ieri, normale giorno lavorativo. A questi dati vanno poi aggiunti quelli del nostro blog, Tracce di Infinito edizioni (http://bloginfinitoedizioni.blogspot.it/), che portano le visite complessive oltre le 2.000 unità giornaliere.
Insomma, dopo dodici anni di vita è ancora possibile crescere, il che è particolarmente bello e significativo in un momento di stagnazione per il settore editoriale, quale quello presente (che ormai dura ininterrottamente, senza idee e senza interventi risolutivi dal 2012). Proprio per questo, a breve, annunceremo una nuova collana, l’undicesima, che arriva in ritardo di undici anni ma che era nei nostri pensieri fin da quando siamo nati. Se date un’occhiata nella sezione “In pubblicazione” del sito (prima voce in homepage, in alto a sinistra) potrete trovare non solo le prime novità di maggio, ma anche un indizio molto chiaro sulla nuova collana.
Grazie dunque per l’attenzione e l’affetto con cui ci seguite e… seguiteci ancora di più e più da vicino!

lunedì 2 maggio 2016

Galere d’Italia. Con Roberto Saviano

Infinito edizioni - novità in libreria

 di Associazione Antigone Onlus
A cura di Michele Miravalle, Alvise Sbraccia,
Alessio Scandurra e Valeria Verdolini
Prefazione di Roberto Saviano

Più di cinquanta osservatori sul campo, oltre 150 istituti di pena visitati: sono alcuni dei numeri di questo rapporto sulle condizioni detentive in Italia. Cui si aggiungono storie, vicende, dati e immagini di una realtà penitenziaria che, nonostante i proclami e i progetti di riforma, resta impenetrabile e complessa.
Ci si chiede se si è usciti dall’emergenza del sovraffollamento delle carceri, si indaga sull’idea – ancora ben radicata nel pensiero collettivo – che una società sicura sia una società con più carcere.
Focus del lavoro sono la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, la sorveglianza dinamica, lo stigma che resta dopo il periodo di restrizione della libertà personale, il rapporto tra i detenuti e i loro cari, i casi di violenza e di rivolta dietro le sbarre su cui non si accendono i riflettori e la  detenzione di chi è ancora presunto innocente.
“È necessario vedere cosa accade in una qualsiasi delle carceri italiane – le eccezioni sono pochissime – dove i detenuti non hanno spazio vitale, non hanno acqua calda, non lavorano, non hanno prospettive e sono in balìa delle organizzazioni criminali, che tendono a strutturarsi ovunque, e tra i disperati gettano reti per nuova mano d’opera, nuovi affiliati, carne da macello in cambio di protezione, in cambio di ciò che serve alla sopravvivenza”. (Roberto Saviano)

domenica 1 maggio 2016

Un Primo Maggio immolato alle Strenne di Natale

Altro che Primo Maggio! Oggi (e ieri) purtroppo si è lavorato di brutto per riuscire a completare l'invio (domani mattina) delle schede elettroniche e cartacee con le Strenne 2016, ovvero i libri che produrremo nei prossimi mesi appositamente per il periodo natalizio (oltre alle uscite tradizionali, che per il 2016 sono ancora quelle di maggio, giugno, luglio, settembre, ottobre e novembre). Le Strenne di Natale usciranno tra ottobre e novembre ma seguiranno, come consuetudine, un diverso iter di promozione in libreria, presso le catene e presso grossisti e store online. E così, solo alla fine di questo mese avremo prodotto le schede promozionali dei mesi di ottobre e novembre, che si sovrappongono alle Strenne ma seguono un iter di promozione diverso. Complicato? Meno di quel che si potrebbe pensare. Più o meno...
Strappo alla regola, ecco le sei novità assolute e le tre riproposte natalizie della casa editrice Infinito edizioni per il 2016:
- 9788868611620, Simona Girimonte, Marcella Maccagnani, IN ATTESA, € 15,00
- 9788868611644, Maurizio Casarola, FRANK CHAMIZO. LA RIVOLUZIONE DELLA LOTTA, € 15,00
- 9788868611651, Giuliano Razzoli, Luca Leone, VAI RAZZO, VELOCE E FEROCE!, € 15,00
- 9788868611675, Roberto Di Giovannantonio, VISIONI DI GIOCO, € 16,00
- 9788868611668, Giulio Tampalini, Marcello Tellini, LA MUSICA È FELICITÀ, € 15,00
- 9788868611637, Domiziano Lisignoli, FIANCO A FIANCO, € 15,00
- 9788868610227, Jasmina Tešanović, LA MIA VITA SENZA DI ME, € 14,00
- 9788889602874, Patrizia Bodrero, ENRICO E IL MOSTRO DELL’OSPEDALE, € 9,00
- 9788889602881, Anna Maria Persia, RETAYAN, € 9,00
Come vedete, titoli non indifferenti. Come di consueto.
Bene, ora bisogna finire di compilare le schede con i suggerimenti promozionali per gli agenti, quindi finalmente (verso le 21,00) riusciremo a festeggiare anche noi il Primo Maggio.
Auguri a tutti voi!

venerdì 29 aprile 2016

Welcome to Sarajevo: i nostri libri al Connectum bookshop

Finalmente alcuni titoli "bosniaci" della nostra casa editrice sono in vendita presso la bellissima libreria amica Connectum di Sarajevo, in Ćurčiluk Veliki 27, in pieno centro, proprio dietro la moschea dedicata al beg Gazi Husrev. Per noi si tratta di un grande onore. Per me in particolare, visto che Connectum ha ritenuto di mettere in mostra e in vendita molti dei miei libri sulla Bosnia Erzegovina, ed esattamente:
I bastardi di Sarajevo
Saluti da Sarajevo
Srebrenica. I giorni della vergogna
Srebrenica. La giustizia negata












Chissà che prima o poi non arrivino anche gli altri libri, e in particolare il mio amato "Bosnia express".
Gli altri titoli disponibili sono:
Sarajevo, mon amour di Jovan Divjak
In Bosnia di Pierfrancesco Curzi
Zelenkovac di Daniele Canepa, Luca Fiorato e Michele Giuseppone.
I libri sono arrivati in libreria lunedì 25 aprile, quando ho avuto il piacere di incontrare personalmente a Mostar Alma Palaljia e il suo collega Sead Velagic, reduci dalla fiera del libro di Sarajevo.
Noi naturalmente vi invitiamo, quando sarete a Sarajevo, ad andare a visitare assolutamente il Klub Knjige Connectum e ad acquistarvi i nostri libri e quant'altro da loro proposto.
Approfittiamo per mostrarvi in qualche immagine mandataci oggi da Alma la libreria e i nostri libri in bella mostra al suo interno.
Evviva!


30 aprile 1986, un “Ping” collega l'Italia al web

Era il 30 aprile di trent’anni fa  quando venne trasmesso il primo messaggio – un semplice “Ping” – che avrebbe collegato il nostro Paese al web: il segnale fece un lungo viaggio partendo da Pisa, passando per Frascati, in provincia di Roma, poi a Fucino in Abruzzo, rimbalzando sul satellite Intelsat IV, che orbitava sopra l’Atlantico, e scendendo infine verso la stazione satellitare di Roaring Creek, in Pennsylvania.
Era il 30 aprile 1986, erano circa le 18 e dopo meno di un secondo arrivò la risposta dagli Usa: ok.
L’Italia si era collegata a internet, ma il mondo era attonito per la tragedia dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta quattro giorni prima e di cui si iniziava ad avere notizie. Internet non esisteva nella coscienza collettiva. Non esisteva neanche nel comunicato che qualche giorno dopo, con tutta calma, venne predisposto a Pisa. Si parlava di collegamento di Pisa ad Arpanet, la rete che era nata negli Stati Uniti nell’ottobre del 1969 per collegare i computer di molte università americane.
Ricordiamo questa importante tappa della nostra società con due libri che hanno affrontato il tema di internet e del web:
CLICCATE E TROVERETE, di Giulio Albanese e Sergio Pillon
COSE DELL’ALTRO MONDO, di Gianfranco Valenti con Claudio Baglioni

martedì 26 aprile 2016

Il fronte Hofer-Dodik-Salvini-Le Pen

Come ormai noto, domenica 24 aprile Norbert Hofer, il candidato del Partito della Libertà (Fpö), formazione radical-conservatrice fondata e amorevolmente allevata dal defunto (2008) Jörg Haider (che negli ultimi anni della sua vita lasciò il Fpö per fondare la Bzö), ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali austriache con un ottimo 35% dei voti, contro lo scialbo 21% del principale concorrente, il verde Alexander van der Bellen. Tutta la destra più o meno populista, xenofoba o razzista europea si è affrettata a salire sul carro del vincitore, provando a monetizzare il successo di Hofer, che il 22 maggio è atteso dal ballottaggio con la prospettiva non remota di sedere sulla poltrona di primo cittadino austriaco.
La stampa italiana ha riportato le felicitazioni dei vari leader della destra anti-migranti e isolazionista europea. Tra le varie, da ricordare senz’altro quelle del leghista italiano Matteo Salvini e della leader del Fronte Nazionale francese Marine Le Pen.
“Le mie più sincere congratulazioni ai nostri amici del Fpoe per questo magnifico risultato. Bravo al popolo austriaco!” ha scritto in un misurato ma esauriente twit la Le Pen.
Immancabile, invece, la sbrodolata di parole del barbuto ariano leghista: “Provo immensa gioia per il grande successo del nostro storico alleato Fpö. È la migliore riposta agli indecisi, a chi tentenna nel centro-destra italiano. Quel che mi sconcerta e che mi fa incazzare è il pressapochismo con cui vengono definiti destra xenofoba e razzista dai media. Chiunque chieda libertà, immigrazione controllata e un’Europa diversa viene subito marchiato. Il ‘politicamente corretto’ uccide la verità e la realtà”.

venerdì 15 aprile 2016

26 aprile 1986: radiazioni e immigrazione

“La radiazione s’è abbattuta a macchie, con un tracciato tutto suo, e così tante campagne altamente inquinate restano popolate poiché, anche nel dubbio, si deve continuare a vivere e a mangiare, e negli anni queste terre malate sono diventate persino meta di immigrazione da Paesi ex sovietici più poveri: Moldavia, Daghestan, Kazakhstan, Georgia. Le case vuote abbondano, i raccolti pure. La radiazione non si vede e non si sente”.
Con queste parole Emanuela Zuccalà racconta, nell’epub Giardino Atomico, gli effetti – anche migratori – dell’esplosione della centrale di Chernobyl, avvenuta trent’anni fa. 

Il Catalogo 2016? On line!

Il catalogo in formato pdf aggiornato al luglio 2016 della Infinito edizioni è online. Per scaricarlo, potete semplicemente fare click qui o andare sulla home page del sito Web della casa editrice.
Buona consultazione!

giovedì 14 aprile 2016

26 aprile 1986: il “Giardino Atomico”

Chernobyl, 26 aprile di trent’anni fa. L’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare ucrai­na scatena una potenza radioattiva quattrocento volte superiore alle bombe sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki. Il disastro viene minimizzato, inizialmente nascosto, dalle autorità sovietiche dell’epoca e ancora oggi non se ne conosce appieno l’intera magnitudo.
Tre decenni dopo, quando i lavori di messa in sicurezza della struttura sono ancora lentamen­te in corso, Emanuela Zuccalà racconta nell’epub Giardino Atomico la sua indagine sul campo, arrivando a toccare il mostro atomico con mano, a pochi metri dal sarcofago in cemento, il monumento funebre che imprigiona il reattore nucleare.
Qui una breve ricostruzione di quei giorni lontani.
“Agli abitanti di Pripyat non arriva nessuna comunicazione fino al pomeriggio del 27 aprile. Nella notte tra il 25 e il 26 hanno osservato il bagliore violaceo apparso all’improvviso sopra la torre del reattore ma, tornata la luce del giorno, riprendono tranquilli le loro attività. Non viene diffuso alcun avviso sulla necessità di restare chiusi in casa, però ci sono uomini in divisa che lavano le strade della città con un liquido bianco. Arriva la Protezione civile ucraina.
Solo verso mezzogiorno del 27 aprile un messaggio radio annuncia l’imminente evacuazione. Da Kiev arrivano 1.100 pullman per trasferire tutti lontano, in altre province. Uomini, donne e bambini portano con sé pochi oggetti: sono convinti che torneranno. In poche ore, Pripyat si spoglia di tutte le vestigia umane per trasfigurarsi in una città-ombra, eternamente atrofizzata nella sua inconsapevole angoscia”.