Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

sabato 27 maggio 2017

Sabato 27 maggio, "Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio" a Brescia

Višegrad, Bosnia orientale, primavera del 1992. Dopo alcune settimane di bombardamenti da parte dell’esercito regolare jugoslavo, ritiratosi il 19 maggio, la città viene sottoposta al controllo di un gruppo paramilitare guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić, che inaugurano un regime del terrore e dell’orrore. Il 26 maggio del 1992 gli amministratori serbo-bosniaci di Višegrad or­ganizzano un convoglio per deportare i loro concittadini musulmani in Macedonia. Nei pressi di Bosanska Jagodina, diciassette uomini vengono fatti scendere e massacrati davanti a tutti gli altri. I loro resti, sepolti in una fossa comune, tornano alla luce solo nel 2006. Si suppone che l’ec­cidio sia stato realizzato dal gruppo paramilitare delle Aquile bianche, il cui referente principale era Milan Lukić e la cui esistenza era ben nota all’esercito regolare.
In pochi mesi la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni, omicidi di massa e persino attraverso la combustione, in almeno due casi, di decine di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire.
Lo stupro etnico ai danni di donne, bambini e uomini diviene pratica comune.
Il fiume Drina, mirabilmente cantato dal premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić, diviene la più grande fossa comune di quella guerra.
Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.
“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)
“Luca Leone questa volta si supera in un libro inchiesta che sa di urla nel silenzio, di disperato tentativo di denuncia; mette in fila nomi e cognomi di chi è stato, di chi ha eseguito, di chi ha stuprato e ucciso, di chi ha deriso, ma anche di chi ha salvato a suo rischio e pericolo in quei giorni, mesi, anni tremendi di morte violenta autorizzata e sdoganata come pratica usuale”. (Silvio Ziliotto)
“Questo libro è importante perché offre una sponda, una voce e – perché no? – una speranza a tutte quelle persone in attesa di giustizia, di un riconoscimento del dolore patito, di pietà umana”. (Marco Travaglini)
“Le ferite che ci portiamo tutti addosso e dentro facilitano non poco il compito di chi vuole dividerci con la propaganda di parte. Viviamo, così, solo da un ciclo di guerra all’altro, mentre quelli sopra stanno bene e noi sotto, purtroppo, subiamo”. (Rato Rajak)

Luca Leone presenta il libro a Brescia sabato 27 maggio al Caffè Letterario Primo Piano (via Cesare Beccaria 10) alle 18,00. Dialoga con l’autore Anna Della Moretta.

venerdì 26 maggio 2017

26 maggio 1992: a Višegrad va in scena la deportazione e l’eccidio di Bosanska Jagodina


Višegrad, Bosnia orientale, primavera del 1992. Dopo alcune settimane di occupazione da parte dell’esercito regolare jugoslavo, ritiratosi il 19 maggio, la città viene sottoposta al controllo di un gruppo paramilitare guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić, che inaugurano un regime del terrore e dell’orrore. Il 26 maggio del 1992 gli amministratori serbo-bosniaci di Višegrad or­ganizzano un convoglio per deportare i loro concittadini musulmani in Macedonia. Nei pressi di Bosanska Jagodina, diciassette uomini vengono fatti scendere e massacrati davanti a tutti gli altri. I loro resti, sepolti in una fossa comune, tornano alla luce solo nel 2006. Si suppone che l’ec­cidio sia stato realizzato dal gruppo paramilitare delle Aquile bianche, il cui referente principale era Milan Lukić e la cui esistenza era ben nota all’esercito regolare.
In pochi mesi la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 64 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni, omicidi di massa e persino attraverso la combustione, in almeno due casi, di decine di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire.
Lo stupro etnico ai danni di donne, bambini e uomini diviene pratica comune.
Il fiume Drina, mirabilmente cantato dal premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić, diviene la più grande fossa comune di quella guerra.
Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.
“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)
“Luca Leone questa volta si supera in un libro inchiesta che sa di urla nel silenzio, di disperato tentativo di denuncia; mette in fila nomi e cognomi di chi è stato, di chi ha eseguito, di chi ha stuprato e ucciso, di chi ha deriso, ma anche di chi ha salvato a suo rischio e pericolo in quei giorni, mesi, anni tremendi di morte violenta autorizzata e sdoganata come pratica usuale”. (Silvio Ziliotto)
“Questo libro è importante perché offre una sponda, una voce e – perché no? – una speranza a tutte quelle persone in attesa di giustizia, di un riconoscimento del dolore patito, di pietà umana”. (Marco Travaglini)
“Le ferite che ci portiamo tutti addosso e dentro facilitano non poco il compito di chi vuole dividerci con la propaganda di parte. Viviamo, così, solo da un ciclo di guerra all’altro, mentre quelli sopra stanno bene e noi sotto, purtroppo, subiamo”. (Rato Rajak)

Presento oggi, venerdì 26 maggio, il libro a Modena, alla libreria Emily Bookshop (via Fonte d’Abisso 9/11) alle 18,00. Dialoga con me Simona Minniti.

giovedì 25 maggio 2017

26 maggio 2011, Ratko Mladić finalmente in manette


Venerdì 26 maggio ricorre il sesto anniversario dell’arresto di Ratko Mladić, generale e capo di stato maggiore dell’esercito dell’autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia (Rs) durante la guerra del 1992-1995. Mladić era stato fermato dopo 16 anni di latitanza nel villaggio di Lazarevo, nel nord della Serbia e, nonostante fosse ricercato dal Tribunale per i crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia (Tpi) con le accuse di genocidio, crimini contro l'umanità, violazione delle leggi di guerra durante l'assedio di Sarajevo e per il genocidio di Srebrenica, godeva della protezione e persino della pensione militare da parte dello Stato serbo.
Il processo di primo grado presso il Tpi è ancora in corso e si attende la sentenza entro la fine di quest’anno. Le ultime notizie riferiscono che i legali di Mladić hanno presentato un ricorso contro il rifiuto opposto dai giudici del Tpi alla richiesta di rilasciare temporaneamente l'ex generale serbo-bosniaco per consentirgli di andare a curarsi in Russia. I giudici avevano motivato la loro decisione con il fatto che, nonostante le garanzie e le assicurazioni delle autorità di Mosca, non vi sia certezza sul ritorno di Mladić. Inoltre, avevano argomentato, l'ex generale può contare su cure adeguate nel carcere del Tpi a Scheveningen, dove è detenuto.
Sul tema segnalo, tra i miei tanti libri, in particolare Srebrenica. I giorni della vergogna e Srebrenica. La giustizia negata (quest'ultimo scritto a quattro mani con Riccardo Noury).

25 maggio, Giornata mondiale dell’Africa

Il 25 maggio, su iniziativa dell’Unione Africana (UA), si celebra la Giornata mondiale dell’Africa. La ricorrenza coincide con l’anniversario della fondazione dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA), avvenuta il 25 maggio del 1963, giorno in cui i leader di 30 dei 32 Stati indipendenti del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba (Etiopia). L’OUA è stata poi sostituita, nel 2002, dall’Unione Africana.
Vogliamo festeggiare questo compleanno ricordando la nuova arrivata nella nostra produzione, la collana Afriche.  
L’Africa, la culla dell’umanità, racchiude in sé tante diverse luci, ricchezze, possibilità e, allo stesso tempo, ombre, povertà estreme e grandi disparità. Afriche ci racconta le storie di donne e uomini di un continente unico, nei suoi mille colori, iniziando dal Burundi, con il libro di Maria Ollari, continuando con l’approfondimento sul Burkina Faso di Marco Bello ed Enrico Casale, proseguendo con l’avventurosa vita di Valeria Degl’Innocenti e con l’autobiografia di Amadou Kane sul racket dei senegalesi per terminare, appena arrivato in libreria, con il nuovo lavoro di Daniele Zanon che, questa volta insieme a Daniele Gobbin, ci porta nelle miniere d'oro del Congo.

mercoledì 24 maggio 2017

Višegrad, 26 maggio a Modena, 27 maggio a Brescia

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio sarà presentato a Modena il prossimo venerdì 26 maggio e a Brescia il successivo sabato 27 maggio. Pubblico qui le locandine dei due appuntamenti e vi aspetto numerosi.

martedì 23 maggio 2017

Višegrad, 25 anni fa iniziava l’inferno

Venticinque anni fa a Višegrad cominciava l'inferno. Avrei voluto pubblicare quersto breve testo lo scorso 19 maggio, data fondamentale, ma ero impegnato al Salone internazionale del libro di Torino e non ce l'ho fatta. Mi scuso per il ritardo. Il breve testo è tratto dal mio nuovissimo libro Višegrad.L’odio, la morte, l’oblio.
"Il 19 maggio 1992 il Corpo di Ušice viene richiamato oltre confine. Il lavoro che era stato chiamato a svolgere era completato. Ma nessuno, almeno tra i musulmani locali, poteva aspettarsi l’epilogo che racconte­remo nelle pagine che seguono.
Dopo la partenza del Corpo di Ušice, il primo atto formale compiuto in loco è la proclamazione della Municipalità serba di Višegrad a opera dei maggiorenti del Partito democratico serbo cittadino – davvero demo­cratico, nel nome… Un vero colpo di mano politico, con l’estromissione immediata dei non-serbi da qualsiasi ruolo. Non c’è neppure il tempo di capire che cosa stia realmente succedendo. Le forze paramilitari presenti in loco, guidate dai cugini Milan e Sredoje Lukić, la polizia e comuni cittadini trasformatisi in persecutori lanciano una campagna di pulizia etnica senza quartiere ai danni dei non-serbi. Non dei soli musulmani-bosniaci, per quanto la maggior parte delle vittime sarà annoverata tra questi ultimi. Non passa giorno in cui villaggi non siano attaccati; in cui a Višegrad e nei dintorni uomini, donne e bambini non siano vittime delle peggiori violenze, fino alla morte. Torture, stupri di donne e bam­bine, violenze sessuali di gruppo, saccheggio, minacce, sparizioni forza­te, deportazioni, esecuzioni sommarie, omicidi di massa, roghi di esseri umani rappresentano la quotidianità fino a tutta l’estate e la “normalità” fino almeno all’inizio di ottobre del 1994.
Višegrad diventa l’inferno in terra.
Višegrad si trasforma nella prima attuazione sul campo della pulizia etnica".

lunedì 15 maggio 2017

Tra Zenica, Višegrad e il Salone del libro, una settimana a Torino

Archiviata con ottimi risultati e non meno validi spunti la trasferta abruzzese, da domani è la volta di Torino. Martedì 16 sono, con orgoglio e apprensione, presentatore e moderatore in occasione della "prima" nazionale di TRA IL BENE E IL MALE. Mercoledì 17 presento alle 18,30, sempre in città, il mio nuovo libro VIŠEGRAD. L'ODIO, LA MORTE, L'OBLIO. Sempre mercoledì, mattinata di allestimenti per la XXX edizione del Salone del libro di Torino, che apre i battenti giovedì 18 alle 10,00 per chiuderli lunedì 22 alle 20,00. Al Salone presenteremo il 19 maggio ancora TRA IL BENE E IL MALE, sabato 20 maggio faremo un happening dedicato all'Iran, alle 16,00, presso il nostro stand, domenica 21 maggio presenteremo invece LA FUGA.
Questi gli appuntamenti, nel dettaglio:
- Martedì 16 maggio, TORINO, “prima” del libro TRA IL BENE E IL MALE, Polo del Novecento, Sala del Novecento, via del Carmine, 14, presentazione del libro “Tra il bene e il male”, di RE.TE. ONG. Partecipano Lidia Menapace e Luca Leone, ore 18,30; organizza RE.TE. ONG.

- Mercoledì 17 maggio, TORINO, Libreria AUT, via Barbaroux, 8, ore 18,30; modera Marco Travaglini.
- Giovedì 18 maggio, apertura della XXX edizione del Salone del libro di Torino (orario 10,00-20,00 fino a lunedì 22).
- Venerdì 19 maggio, TRA IL BENE E IL MALE, Lingotto, Padiglione 2, Sala Argento, ore 11,30, a cura della Regione Piemonte.
- Sabato 20 maggio, Lingotto, Padiglione 3, stand U87-T84, ore 16,00, incontro con Antonello Sacchetti per commentare l'esito delle elezioni presidenziali in Iran, con focus sul suo ultimo lavoro, LA RANA E LA PIOGGIA.
- Domenica 21 maggio, Lingotto, Padiglione 1, stand B08-C07, presentazione del libro LA FUGA a cura della Regione Basilicata, ore 12,00.
Lunedì 22 maggio, ore 20,00, chiusura del Salone internazionale del libro di Torino e rientro alla base.
Altri appuntamenti con VIŠEGRAD. L'ODIO, LA MORTE, L'OBLIO nel mese di maggio:
- Venerdì 26 maggio, MODENA, Emily Bookshop, via Fonte d’Abisso 9/11, ore 17,00, modera Simona Minniti.
- Sabato 27 maggio, BRESCIACircolo ARCI “Caffè letterario”, via Cesare Beccaria, 10, ore 17.00-20.00; modera Anna Della Moretta; organizza l’Associazione “Orage d’étoiles”.

mercoledì 10 maggio 2017

"Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio", gli incontri nelle Marche e in Abruzzo

Nella primavera del 1992, all’inizio del conflitto che sino alla fine del 1995 insanguinerà la Bosnia Erzegovina, Višegrad viene sottoposta a un intenso bombardamento da parte dell’esercito regolare jugoslavo. Ritiratesi le forze armate, millantando una situazione ormai sicura e sotto controllo, la cittadina della Bosnia orientale finisce sotto il controllo di un gruppo paramilitare guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić, che inaugurano un regime del terrore e dell’orrore. In pochi mesi la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni, omicidi di massa e persino attraverso la combustione, in almeno due casi, di decine di civili all’interno di case private.
Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire.
Lo stupro etnico ai danni di donne, bambini e uomini diviene pratica comune.
Il fiume Drina, mirabilmente cantato dal premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić, diviene la più grande fossa comune di quella guerra.
Questo reportage scritto sul campo racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.
“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)
“Luca Leone questa volta si supera in un libro inchiesta che sa di urla nel silenzio, di disperato tentativo di denuncia; mette in fila nomi e cognomi di chi è stato, di chi ha eseguito, di chi ha stuprato e ucciso, di chi ha deriso, ma anche di chi ha salvato a suo rischio e pericolo in quei giorni, mesi, anni tremendi di morte violenta autorizzata e sdoganata come pratica usuale”. (Silvio Ziliotto)
“Questo libro è importante perché offre una sponda, una voce e – perché no? – una speranza a tutte quelle persone in attesa di giustizia, di un riconoscimento del dolore patito, di pietà umana”. (Marco Travaglini)
L’autore presenta il libro in queste occasioni:
- 11 maggio, Porto S. Elpidio, I.I.S. Carlo Urbani, ore 9,00
- 11 maggio, Lanciano, Libreria D’Ovidio, ore 18,30
- 12 maggio, Ripa Teatina, Sala Lettura Flaiano, ore 18,00
- 12 maggio, Giulianova, Circolo il Nome della Rosa, ore 21,30
- 13 maggio, Montesilvano, Libreria On the Road, ore 18,00