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lunedì 9 gennaio 2012

La distribuzione/prima parte: distributori, ma non automatici…


Ottava puntata della mia rubrica su Golem Informazione.
Buona lettura (spero).

L’editoria non potrebbe esistere senza la distribuzione. Almeno, non il genere di editoria che sperimentiamo nel nostro Paese.

In Italia esistono diversi distributori di libri. Non vanno immaginati come pompe di benzina o alla stregua di macchinette automatiche per l’acquisto dei profilattici (tanto non siamo in Rai e possiamo pronunciare e scrivere la parola!). Si tratta, invece, di persone, come noi. Alcuni magari cavalcano rombanti Macerati e calzano fiammanti Todt’s. Quindi forse sono un po’ meno come noi… Ma, ciò a parte, appartengono senz’altro alla specie umana (ora la domanda sarebbe: ma noi vi apparteniamo?...).


I distributori hanno il compito, come si evince facilmente, di distribuire i libri. I principali sono Messaggerie, Pde e Cda (cui si aggiunge la distribuzione di ultra-mega gruppi come Mondadori e Giunti. Non Feltrinelli, che pochi anni fa ha acquistato Pde); Cda, tra i tre, è l’unico indipendente, quindi non ha dietro di sé librerie di catena o giganteschi gruppi editoriali. Di conseguenza, fatica più degli altri. Poi ci sono diversi altri distributori nazionali di dimensioni via via minori, tutti o quasi organizzati come consorzi di più piccoli distributori regionali o macroregionali (una macroregione è ad esempio il Triveneto, un’altra Toscana e Umbria, poi Calabria, Basilicata e Puglia; e ce ne sono altre ancora, come Piemonte e Valle d’Aosta eccetera).

Non tutti gli oltre ottomila editori italiani sono distribuiti da distributori, anzi in realtà lo sono una minoranza non sparuta, ma quasi. Avere accesso alla distribuzione in libreria – in particolare a una valida distribuzione – facilita anche quella on line, su grandi risorse di commercio elettronico come Amazon, Ibs, Bol, ma anche Feltrinelli on line e le molte altre risorse disponibili su internet.

L’editore distribuito paga una “tassa” non indifferente per poter accedere alle librerie e alle anagrafiche nazionali dei grandi gruppi. Un contratto di distribuzione parte da uno sconto minimo del 50 per cento sul prezzo di copertina di un libro e arriva, ormai, fino al 65-70 per cento. Un vero salasso. Che non sempre contiane una parte fondamentale – ma ormai realizzata sempre peggio – del lavoro della distribuzione: la promozione in libreria.

Cerchiamo di chiarire le percentuali di cui sopra. L’editore distribuito in libreria corrisponde al distributore una percentuale del prezzo di copertina di ogni suo libro venduto in libreria oppure on line che oscilla, a seconda del contratto, tra il 50 e il 70 per cento. Questo vuol dire, per chiarezza, che ogni dieci euro di libri venduti attraverso il lavoro di distribuzione, l’editore cede tra i cinque e i sette euro alla distribuzione e incassa, al lordo, il residuo. La percentuale lasciata al distributore comprende: la remunerazione del distributore nazionale e degli eventuali locali, quella della libreria (oscillante di solito tra il 28 e il 35 per cento, ma alcune librerie o catene sono così potenti da riuscire a ottenere a volte anche il 50 per cento, il che aumenta il ricarico sia ai danni degli editori che ai danni dei distributori stessi, con conseguenze immaginabili), le spese di spedizione da distributore a librai, costi amministrativi e varie altre voci ancora. Le tasse, evidentemente, qui come in altri settori la fanno da padrone.

Qualcuno prova – ad esempio il recente esperimento di Minimum Fax con il marchio “Sur” – a bypassare la distribuzione e ad arrivare direttamente in libreria. Sono esperimenti coraggiosi – forse fatti più per immagine che non credendo nelle reali prospettive commerciali – ma di non sicuro buon esito, soprattutto in un periodo difficile dal punto di vista economico come quello che stiamo vivendo; un periodo in cui, ad esempio, il recupero dei crediti presso gli esercizi commerciali, soprattutto i più piccoli ed esposti, è difficile, e la legge italiana non aiuta di fatto i creditori, dando invece parecchie frecce all’arco (storto) di chi non paga per farla franca. E a rimetterci, ancora una volta, sono gli editori.

Esiste poi l’universo dei grossisti e dei librai indipendenti, ma di questo converrà parlare in una successiva puntata. Alla settimana prossima.