
Il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato ieri, “con estremo rammarico”,
il decreto che proroga al 31 marzo 2015 la chiusura di questa vergognosa
istituzione totale.
La
ragione alla base della proroga è l’incapacità delle Regioni italiane di
dotarsi dei giusti strumenti per chiudere gli opg – la cui soppressione era
prima prevista dal decreto legge 22 dicembre 2011, poi convertito in legge il
17 febbraio 2012 – per il 31 marzo 2013, poi per il 1° aprile 2014. Ma quello
del 1° aprile era, evidentemente, un “pesce d’aprile” e ancora una volta la
classe politica italiana s’è dimostrata del tutto disinteressata a mettere le
mani nel torbido per rendere diritti e speranze, in nome dell’articolo 13 della
Costituzione Italiana, a migliaia di reclusi – i cosiddetti ergastolani bianchi
– all’interno dei sei opg nazionali (Castiglione delle Stiviere, Napoli,
Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Aversa, Montelupo Fiorentino).
“Ho
firmato con estremo rammarico il decreto legge di proroga urgente della norma
del dicembre 2011 relativa agli ospedali psichiatrici giudiziari. Con
rammarico, per non essere state in grado le Regioni di dare attuazione concreta
a quella norma ispirata a elementari criteri di civiltà e di rispetto della
dignità di persone deboli”, ha scritto in una intensa nota il Capo dello Stato.
Evidente il riferimento di Napolitano all’articolo 13 della Costituzione, che
tra l’altro afferma come sia “punita ogni violenza fisica e morale sulle persone
comunque sottoposte a restrizioni di libertà”. Ma chi punirà chi? Da decenni
l’articolo 13 della Costituzione viene sistematicamente violato dallo Stato
italiano.
Gli opg
italiani sono un’istituzione totale tripla: prigione, manicomio e campo di
concentramento; sono un luogo di scarico per persone considerate null’altro che
scorie sociali. E sono, ancor di più, strutture inconcepibili e indecenti per
uno Stato democratico, luoghi in cui viene negato qualsiasi diritto civile e
dove chi vi è rinchiuso diviene un vegetale senza volto e senza identità,
donne e uomini sepolti e dimenticati.
La firma
del decreto di proroga da parte di Napolitano e le sue parole ci hanno spinto
ad anticipare l’uscita e la promozione di “MALA
DIES. L'inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari e delle istituzioni totali in Italia”, lo
splendido libro che lo storico e studioso di scienze sociali Angelo Lallo ha
dedicato agli opg italiani come ultimo accorato e sincero atto di protesta
civile in vita.
“Mala
dies” spiega per filo e per segno le ragioni della nascita degli opg, il
destino crudele e disumano di chi vi viene rinchiuso e dimenticato, talvolta a
vita, senza speranze di reinserimento sociale, le ragioni che spingono la
politica a rinviare la chiusura di questi luoghi dell’orrore. E lo fa
attraverso la storia, vera, di una donna che ha passato la vita – perché
semplicemente “diversa” – rinchiusa in un opg italiano, nel quale, il giorno
del suo cinquantunesimo compleanno, ricevette come regalo il peggiore elettroshock
della sua vita.
“Mala dies” sarà in distribuzione ad
opera di Dehoniana-Proliber da lunedì 14 aprile in tutte le librerie italiane e
sarà in vendita sul web, oltre che in formato digitale presso tutti i migliori store
on line. I libri vanno letti. “Mala dies” va assolutamente letto, se vogliamo cominciare a essere finalmente
consapevoli dell’orrore che nel ventunesimo secolo siamo in grado di accettare
passivamente e di perpetrare nel Belpaese. Che forse così bello proprio non è,
come da tempo dovremmo aver capito.
Angelo
Lallo, “Mala dies. L'inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari e delle istituzioni totali in Italia”,
Infinito edizioni, 2014, € 13.00.