
Il
lavoro, all’aperto, si è svolto dalle otto del mattino del 27 febbraio all’una
di notte del 28 febbraio; poi dalle otto del mattino del 28 febbraio alle
undici di sera del giorno stesso. Con l’incubo della neve (che per un’oretta in
effetti è scesa, il 27 pomeriggio), annunciata dalle dieci di sera del 28, e
con temperature che hanno raggiunto i -7 gradi centigradi. Il tutto, in due
persone.

Ora
ci troviamo tra piramidi e colonne di libri, con una domanda che ci mulina nel
cervello: che farne?
Vedremo.
Tutto
questo, alla fine, per dire che siamo tornati su piazza e che a volte ci sono
persone costrette a impegnarsi in lavori che gli altri nemmeno immaginerebbero.
Qualche
anno fa una vecchia collaboratrice mi “accusò” di aver scelto di fare questo
lavoro in proprio per starmene in pantofole, mentre lei, poverina, ogni giorno
doveva smazzarsi dei chilometri in auto per venire al lavoro. Io in quelle
trentanove ore, passate tra l’altro senza mangiare, tranne ogni tanto un tè
caldo (che diventava gelato nel volgere di dieci minuti) di pantofole non ne ho
viste. Ma le sognavo. Vedo e ascolto ogni giorno tanti luoghi comuni. Magari
prima di spararne fuori altri, sarebbe bello che in tanti sperimentassero l’esperienza
di riordinare 26.000 libri al gelo. Altro che pantofole, mia cara ex collaboratrice…
Nelle due foto, qualche scorcio di colonne in smaltimento...