La
campagna elettorale bosniaca in vista delle elezioni politiche e presidenziali
del 12 ottobre procede tra bugiarde promesse, tensioni sociali, scoramento dei
più e difficoltà per molti a mettere insieme il pranzo con la cena o ad avere
un tetto sulla testa, come nel caso degli alluvionati di maggio e di settembre.
In
questo contesto già di per sé poco edificante – come sempre è quando si ha a
che vedere con i politicanti in campagna elettorale – giunge da Sarajevo una
notizia poi quasi subito smentita da Banja Luka che fa non poco pensare.
Secondo
notizie di stampa bosniaca (quindi, vatti a fidare…), poi rimbalzate da alcuni
media internazionali, lo scorso 28 settembre sarebbe giunto in Republika Srpska
di Bosnia (Rs) una folta delegazione di russi in odore di inglobare elementi
riconducibili ai corpi speciali e di intelligence.
Notizia che ha diffuso non poca preoccupazione, anche perché giunta pochi
giorni dopo il rientro di Milorad Dodik, il presidente secessionista ed
estremista della Rs, dall’ennesimo viaggio di pellegrinaggio al cospetto del
suo modello, protettore e mentore russo Vladimir Putin. Ieri da Banja Luka è
giunta la secca smentita, sostenendo che la delegazione russa di cui sopra
sarebbe composta “prevalentemente da artisti” giunti in Repubblica serba di
Bosnia per partecipare a vario titolo a non meglio specificate celebrazioni
nell’ambito del centenario dallo scoppio della Grande Guerra. Tutta colpa di
Gavrilo Princip, insomma, si potrebbe concludere, uno non meno serbo-bosniaco e
non meno estremista di Dodik…
