Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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mercoledì 9 marzo 2011

Divjak libero (o quasi), i nuovi media e quel mezzo milione...

È libero da ieri sera l’ex generale dell’esercito bosniaco Jovan Divjak, arrestato giovedì scorso a Vienna in virtù di un mandato d’arresto internazionale spiccato dalla giustizia di Belgrado in seguito a fatti avvenuti nel 1992 a Sarajevo di cui abbiamo dato notizia su queste pagine.
Questo post serve solo a dire ai pochi che non lo sappiano ancora che da ieri sera Divjak è stato scarcerato e ora si trova a Vienna in attesa che la sua posizione venga definita e possa rientrare a Sarajevo. Sembra quindi allontanarsi decisamente l’ipotesi di una sua estradizione a Belgrado, viste anche le dichiarazioni espresse da esponenti del governo viennese.
Questa vicenda è stata una volta di più la prova della potenza dei social network e di internet. Dilagata in poche ore in rete la notizia dell’arresto dell’ex generale, con la conseguenza delle prime manifestazioni di piazza convocate quasi a ridosso del fermo di Divjak, con la stessa velocità la novità del rilascio ha toccato le comunità bosniache diffuse nel mondo intero, rimbalzando ovunque. Personalmente ho saputo del rilascio del generale da un nuovo amico di facebook – che probabilmente leggerà questo post una volta che l’avrò taggato su fb – un italiano che vive a Novi Sad e che ho conosciuto grazie a “Bosnia Express” e che ieri nel tardo pomeriggio, ascoltando un’emittente radiofonica serba che, tra le prime, diffondeva la notizia, si è gentilmente prodigato per inoltrarmi la novità. Poco dopo arrivavano una serie di altre notizie (tutte in netto anticipo rispetto ai media tradizi0onali e “ufficiali”) sia sull’argomento sia su altre questioni, come ad esempio la splendida iniziativa di donare libri alla Vijecnica, la biblioteca universitaria nazionale in ristrutturazione, alla quale aderiremo con entusiasmo.
Questa mattina l’amico Mario Boccia rilanciava la notizia della liberazione di Divjak da Sarajevo chiedendosi, con la sua consueta e inimitabile ironia: “Ma mezzo milione di euro erano indispensabili alle casse dell'Austria?”, perché a tanto è ammontata la cauzione per permettere all’ex generale serbo che difese Sarajevo di lasciare la cella. Mario aveva appreso la notizia dal sito Web del quotidiano Oslobodjenie, giornale che durante la guerra del 1992-1995 non ha lesinato il minimo sacrificio per essere presente, al mattino, nelle mani dei sarajevesi assediati.
Alla mail di Mario faceva seguito la risposta entusiasta di un’altra amica, Nicole Corritore, che di Bosnia, Croazia e Balcani sa più di mezzo mondo messo insieme. E così via, in un crescendo di mail, post, sms, eccetera, a celebrare innanzi tutto la libertà che questi nuovi mezzi di comunicazione riconoscono all’essere umano, che nasce (o vorrebbe farlo) in effetti libero.
Infine, a chiudere (forse) la giornata, il messaggio più inatteso, da Vienna via Sarajevo.
Divjak manda a tutti coloro che hanno firmato o si sono dati da fare per la sua scarcerazione poche righe di saluto, in due lingue, inglese e serbo-croato-bosniaco (tanto per ricordare a chi si sforza di separare le tre “lingue” che in realtà sono una lingua sola proveniente da un’unica radice). Per chi gradirà e per chi non gradirà, le riporto qui sotto. Perché alla fine, almeno io la penso così, non è importante che si concordi per forza sempre e tutti. Importante è che continui a esservi la libertà di esprimersi, e la capacità di farlo con la pacatezza e la dovizia di argomentazioni che sempre si richiederebbero, al di là delle prese di posizione, delle partigianerie, del tifo da stadio e del portafoglio da cui escono i soldi per la pagnotta. Se non ci fosse libertà, d’altronde, neppure i nazionalisti che mandano mail minacciose potrebbero esprimersi, con la simpatia che li contraddistingue e attraverso i soliti slogan vecchi ormai di vent’anni. E farebbero mancare a tutti noi una forte ma poco sapida nota di colore.

Il testo di Divjak:

Association "Education builds Bosnia and Herzegovina" forwards a message of Jovan Divjak to Bosnian-Herzegovinian and world public:

Dear friends,

thanks to you I am encouraged and ready to defend my soldier's honor and my wartime background, personal and overall dignity as well as moral purity of defenders of Bosnia and Herzegovina in 1992-1995. Your solidarity is proof of the willingness of citizens of our country to build a politically and economically sustainable Bosnia and Herzegovina, based on the principles of democracy and fairness. Due to the fact that I can not personally respond to all of you and thank for your support, the message is an expression of my sincere gratitude and deep respect for our common ideals.
Let's go further!
Sincerely,
Jovan Divjak

Ognuno lo interpreti come vuole.
E anche questa è fatta…
Un saluto e alla prossima (speriamo…).