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lunedì 16 aprile 2012

Dal nulla al libro/i costi di magazzino

Ventiduesima - se ho ben tenuto il conto - puntata della rubrica sull'editoria scritta per gli amici di Golem Informazione.
Raramente si pensa al fatto che una casa editrice ha costi di magazzino. Non sono i soli lettori, come è normale che sia, a non prendere in considerazione questa problematica ma anche, spesso, gli editori neofiti.

La questione del magazzino non riguarda solo quegli editori che decidano – o siano costretti – a gestire in proprio la distribuzione dei loro libri. Costoro, in effetti, si trovano a dover amministrare lo stock di libri della loro intera produzione, il che può non rappresentare un grosso peso per i primi titoli, ma col passare del tempo si fa senz’altro sentire. Anche per questa ragione comincia a farsi strada oggi, presso alcuni editori, una soluzione fai-da-te che prevede, in alternativa allo stoccaggio dei testi in un luogo ad hoc, la produzione delle quantità richieste dal mercato attraverso macchine digitali che ormai possono essere acquistate a poco costo e in ufficio occupano decisamente poco spazio. L’altro rovescio della medaglia, nel caso si adotti questa soluzione, è dato dal fatto che la qualità dei libri lascia a desiderare, soprattutto relativamente alla copertina a colori (grammatura del cartoncino e livello della stampa), e difficilmente i volumi saranno rilegati in filo refe (dunque ci sarà la sola spennellata di colla a tenere unite le pagine), poiché per la rilegatura è necessario rivolgersi a legatorie esterne, che costano. È, questa, una soluzione possibile ma non molto soddisfacente dal punto di vista qualitativo. Altra possibilità è stampare piccole quantità in digitale affidandosi a stampatori esterni che abbiano macchine professionali di ultima generazione e si affidino a legatorie di propria fiducia. In questi casi, tuttavia, il costo unitario del volume sale e la convenienza si riduce.


L’editore distribuito non è certamente immune da problematiche di magazzino, anzi. Chi è distribuito normalmente deve stampare quantitativi maggiori di volumi e ha flussi in uscita e in rientro – le rese – molto alti. A questo si aggiunga il fatto che anche l’editore distribuito oggi ha una sua vendita on line dei volumi cartacei, inoltre partecipa a fiere e festival, deve rifornire di volumi la stampa per le recensioni e deve gestire in proprio tutte le presentazioni che non si svolgano in libreria. È, quindi, costretto ad avere un magazzino che, col passare degli anni, diventerà sempre più impegnativo gestire a causa del continuo aumento delle quantità da stoccare.

I costi in questo caso sono non solo legati all’affitto o all’acquisto dello spazio ma anche alla sua messa in sicurezza, alla movimentazione interna dei libri, alle assicurazioni, alle tasse, alla manutenzione e così via.

Arriva poi il momento in cui il distributore vuole liberare un po’ di spazi all’interno del suo, di magazzino, e quindi vorrà rendere un po’ di quantità dei titoli più vecchi, il che rappresenta uno choc non solo in termini di individuazione degli spazi (a volte parliamo di migliaia di vecchi volumi resi) ma anche dal punto di vista dei costi di spostamento di questi volumi dal magazzino del distributore a quello dell’editore. Ecco allora, non di rado, farsi spazio lo spettro del macero, una delle esperienze più brutte per chi faccia editoria con passione e amore. Ma in Italia, oggi, spesso è impossibile evitare il macero poiché ormai siamo al punto che la maggior parte delle biblioteche rifiuta donazioni di volumi e allora l’unica soluzione resta la loro distruzione, che deve essere regolata con appositi documenti, nella speranza che i libri che nasceranno dal riutilizzo di quella carta possano avere, tutti, miglior fortuna.

C’è poi un’ulteriore questione legata al magazzino. Ma questa ve la racconto, più in breve, la prossima settimana…