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mercoledì 14 dicembre 2016

Bosnia e Stato islamico

Sono 36 i cittadini bosniaci nei confronti dei quali la Procura nazionale bosniaca ha emesso questa settimana mandato di cattura internazionale per affiliazione allo Stato islamico. Lo rendono noto i media nazionali bosniaci riferendo quanto dichiarato in una conferenza stampa dal ministro della Difesa del Paese balcanico, Dragan Mektić. Lo scorso anno la “retata di Natale” contro l’Isis aveva portato a undici arresti tra finanziatori, reclutatori e volontari affiliati a gruppi islamici estremisti che avevano aderito al cosiddetto Stato islamico. Il numero di cittadini bosniaci affiliati a vario livello all’Isis è cresciuto dai circa 150 stimati tra la fine del 2014 e i primi mesi del 2015 agli almeno 300 denunciati quest’anno da varie fonti internazionali. Un numero senz’altro rilevante rispetto alla popolazione totale bosniaco-erzegovese (circa tre milioni e mezzo di persone), ma di certo non tale da far scattare chissà quale allarme. Lo ha detto lo stesso Mektić, affermando che “molti pseudo-esperti espongono dati non corrispondenti alla realtà dei fatti sulla questione del terrorismo in Bosnia”.
L’ultimo pseudo-esperto mi è capitato d’incontrarlo, personalmente, alla Fiera del libro di Roma. Si trattava di un giovanotto barbuto, italiano, in compagnia della fidanzata, secondo il quale la Bosnia Erzegovina è ormai abitata da un numero allarmante di affiliati all’Isis, come lui stesso aveva potuto notare girando per villaggi punteggiati di bandiere nere dello Stato islamico. Il tutto in occasione di “ben” due viaggi. Strano, ho cercato di fargli notare, che nei miei cinque viaggi di lavoro del 2016 non mi sia capitato di vedere neppure una bandiera nera dell’Isis. E ancor più strano che, se davvero l’infezione è diffusa come da lui dichiarato, fosse riuscito a tornare in Italia sano e salvo…
Internet, ormai diventato il regno dell’offesa e dell’esasperazione, è lo strumento attraverso il quale la propaganda dei gruppi estremistici bosniaco-erzegovesi, grazie al fiancheggiamento di elementi “amici” in Italia come in qualsiasi altro Paese del mondo, trasforma “l’altro” in mostro. Succede con i musulmani, i serbi, i croati. L’obiettivo è quello di scavare fossati sempre più profondi in nome degli interessi politici ed economici di parte. E a questo gioco non si sottrae, purtroppo, quasi più nessuno. In ogni caso, gli eventuali viaggiatori natalizi possono stare tranquilli: in termini di infezione da Stato islamico, probabilmente oggi la Bosnia è molto più sicura della Francia e di altri Paesi europei.