Venticinque anni fa iniziava la tremenda guerra in Bosnia
Erzegovina con il lunghissimo assedio di Sarajevo, durato circa 1.400 giorni, e
un tributo di morti, distruzione e dolore immensi. Vogliamo ricordare quei
giorni tremendi con le parole della nostra autrice Dubravka Ustalić che, negli anni d’assedio
e di guerra ha tenuto traccia dei suoi ricordi in un prezioso quaderno che è
diventato un libro dal titolo “Diario da Sarajevo”.
“Aprile 1992,
Bajram, grande festa musulmana: la celebrammo, come tutti, con tanti dolci e le
impareggiabili baklave, accompagnate dal profumo del caffè del primo
mattino che, con la sua fragranza, dà la voglia d’iniziare un nuovo giorno.
Arrivarono da noi i cugini per i rituali auguri di ogni bene. Noi andammo dai
nostri amici e tutto sarebbe stato come ogni anno se per le strade di Sarajevo
non avessimo notato in continuazione strani cambiamenti, come alcune persone
straniere vestite di bianco, che avrebbero dovuto rappresentare gli
osservatori. Alcuni soldati coi caschi blu avrebbero dovuto tutelare la pace,
come se con la loro presenza potessimo essere sicuri che il “mondo” aveva
deciso di non ignorare il nostro destino. Io ho avuto sinceramente fiducia in
tutti loro: era come una conferma che non sarebbe accaduto nulla di tragico.
Davanti alle
caserme della Jna furono potenziate le pattuglie con i carri armati e quello
che era l’esercito del popolo, al posto di infonderci un senso di sicurezza,
adesso, coi suoi strani e affrettati movimenti di colonne e mezzi corazzati,
rappresentava per tutti noi una fonte di pericolo e d’incertezza.
In tutta la città i
negozi erano già abbastanza vuoti a causa della paura, sebbene non si sapesse
ancora precisamente di cosa.
La gente cominciava
semplicemente ad accumulare provviste. Allora non ero ancora cosciente di che
grande mossa avesse compiuto mia suocera comprando in quei giorni quasi
cinquecento chili di farina, dell’olio e dello zucchero.



