Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

martedì 10 ottobre 2017

Srebrenica: assolto Naser Orić, la dura reazione serba e serbo-bosniaca

Il Tribunale di Sarajevo ha assolto, con non poca sorpresa generale, l’ex comandante paramilitare della difesa di Srebrenica durante l’assedio serbo-bosniaco, il musulmano bosniaco Naser Orić, dall’accusa di crimini di guerra contro civili in merito all’omicidio, nel 1992, di tre civili serbo-bosniaci in tre villaggi siti nei dintorni di Srebrenica. Si tratta dell’ennesima assoluzione inanellata da Orić nell’ambito dei processi intentati ai suoi danni in merito alle violenze perpetrate nel 1992 contro civili serbo-bosniaci da parte di squadre paramilitari musulmano bosniache, dopo che la prima aggressione serbo-bosniaca a Srebrenica era stata respinta e i musulmani bosniaci avevano ripreso il controllo della città, sostenendo un assedio che sarebbe durato fino al luglio del 1995 e si sarebbe concluso con l’omicidio a sangue freddo di 10.701 maschi musulmano bosniaci di età compresa dai 12 ai 76 anni, nella totale indifferenza dei caschi blu olandesi dell’Onu presenti in loco.
Dura la reazione del presidente serbo Aleksandar Vučić, secondo cui “le vite dei serbi evidentemente non valgono quanto quelle degli altri”. Una reazione scomposta e priva di visione da parte di un presunto ultranazionalista “pentito” e passato al campo moderato, che qualcuno già considera un punto di riferimento per la stabilità della martoriata regione balcanica. Alimentare il senso di persecuzione del bacino elettorale nazionalista serbo può essere positivo per il futuro politico di Vučić ma non certo per i già problematici equilibri dell’area. Come al solito distruttiva la reazione del presidente serbo-bosniaco Milorad Dodik, da mesi in difficoltà politica e quindi deciso a entrare a gamba tesa appena possibile pur di recuperare un po’ di credito politico e prolungare la sua permanenza sulla poltrona del potere. Dodik ha invitato tutti i serbi a lasciare le istituzioni statali bosniache, ponendosi di fatto una volta di più in continuità con le decisioni politiche del criminale di guerra Radovan Karadžić, condannato lo scorso anno dal Tribunale de L’Aja a quarant’anni di carcere. Eccessiva anche la reazione delle donne di Srebrenica, che hanno applaudito e abbracciato Orić, che loro considerano un eroe di guerra ma il cui operato – e quello dei suoi luogotenenti – a Srebrenica è ancora oggi pieno d’ombre e meriterebbe un vaglio più approfondito sia da parte della giustizia che da parte degli storici.

In ogni caso – e questo è un dato di fatto – sembra non esserci mai pace in Bosnia né per i vivi né per i morti.