lunedì 3 ottobre 2016

3 ottobre, Giornata Mondiale dell’Habitat

Oggi, primo lunedì di ottobre, ricorre la Giornata Mondiale dell'Habitat, un giorno importante per riflettere sul nostro stile di vita e sull'impatto che ha sul nostro pianeta. Abbiamo chiesto un parere al nostro autore Andrea Merusi, che vi riportiamo a questo link. Buona lettura!
Ogni primo lunedì del mese di ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell’habitat. Celebrata per la prima volta dalle Nazioni Unite nel 1986 è diventata una ricorrenza annuale a partire dal 1995.

Quando si parla di habitat si pensa all’ecologia che lo definisce “il posto dove vive un organismo“. Questa semplice definizione vale per tutti gli esseri viventi e riguarda quindi anche l’uomo e le nostre città. Tant’è vero che l’obiettivo della Giornata Mondiale non è solo quello di riflettere sulla tutela degli habitat naturali ma anche sullo stato delle nostre città e dei nostri paesi e sul diritto di tutti a vivere in un’abitazione adeguata.
Dal punto di vista ecologico la tutela degli habitat naturali è di fondamentale importanza e la loro distruzione è uno dei principali problemi ambientali, anche se la gravità della cosa non è particolarmente percepita dalle persone. La perdita di habitat è strettamente legata alla perdita della biodiversità. Basti pensare che è calcolato che ogni volta che una pianta si estingue crollano con lei altre 10-30 specie di organismi vegetali, animali o insettivori; poiché la pianta è l’habitat, cioè la casa, di diversi organismi viventi. Nel 1997 la scienziata indiana Vandana Shiva scriveva che le stime attuali indicano che ogni giorno la Terra perde una specie vivente, dei 5-10 milioni ritenute esistenti. E il dato non sembra migliorato di molto considerato che secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), nel 2014 erano circa 22 mila le specie nel mondo a rischio estinzione. Lo scorso agosto un team di scienziati ha pubblicato un report sulla rivistaNature in cui si denunciava che tre quarti delle specie in via di estinzione in tutto il mondo sarebbero in pericolo a causa della conversione dei loro habitat in terreni agricoli e a causa dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali.

3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Si celebra quest’anno oggi, per la prima volta, il 3 ottobre come Giornata nazionale in memoria della vittime dell’immigrazione. La ricorrenza, stabilita per ricordare chi "ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria", nasce nel solco di una delle peggiori stragi mai accadute sulle cose italiane, quella che al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, appunto, vide morire 366 migranti.
In occasione della Giornata nazionale, stabilisce l'articolo 2, sono organizzati su tutto il territorio nazionale cerimonie, iniziative e incontri per sensibilizzare l'opinione pubblica alla solidarietà civile, al rispetto della dignità umana e del valore della vita, all'integrazione e all'accoglienza. Sugli stessi temi le istituzioni, nei propri ambiti di competenza, promuovono iniziative nelle scuole, anche in coordinamento con associazioni e organismi di settore.
Ricordiamo le vittime dell’immigrazione grazie a un passo del libro autobiografico di Clariste Soh-Moubé dal titolo “La trappola”:

Giornata internazionale della nonviolenza

Ieri si è celebrata la Giornata internazionale della nonviolenza. In viaggio da Sarajevo all'Italia, è stato impossibile pubblicare quel che avevo pronto. Lo faccio ora, con un giorno di ritardo, scusandomi con i lettori.
La Giornata internazionale della nonviolenza viene commemorata il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi. È stata promossa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e celebrata per la prima volta il 2 ottobre di quell’anno.
La risoluzione dell'Assemblea generale chiede a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da "divulgare il messaggio della nonviolenza, anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica."
La risoluzione riafferma "la rilevanza universale del principio della nonviolenza" e "il desiderio di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza".
Il principio della nonviolenza - noto anche come resistenza nonviolenta - rifiuta l'uso della violenza fisica o verbale, al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici, e perseguire la Verità. Spesso descritta come "la politica della gente comune", questa forma di lotta sociale è stata adottata in massa delle popolazioni di tutto il mondo nelle campagne per la giustizia sociale.
La nonviolenza non è solo la negazione della violenza e non solo un metodo di azione, è uno stile di vita, si distingue dal pacifismo che invece è una lotta per il disarmo.
Per l'occasione ci ha scritto le nostra autrice e amica Pat Patfoort, autrice per la nostra casa editrice di MAMMA VIENE A MORIRE DA NOI DOMENICA, che ha dedicato la sua vita professionale e personale al tema della nonviolenza: "Nella nonviolenza è essenziale rispettare gli altri e noi stessi. Rispettare gli altri vuol dire ascoltare i loro desideri e necessità senza pregiudizi, aiutare le persone che ci circondano a esserne consapevoli, accettare il modo in cui gli altri soddisfano i loro desideri e bisogni nel rispetto degli altri e, se necessario, aiutarli a portare avanti il loro cammino. Se ci troviamo davanti dei giovani possiamo parlare di educazione alla nonviolenza; se invece sono di mezza età possiamo parlare di abitudine alla nonviolenza e prevenzione dei conflitti. Se, infine, ci troviamo con persone ancora più grandi, possiamo parlare di custodi della nonviolenza".

Referendum in Repubblica serba di Bosnia, i risultati ufficiali

Causa trasferta lavorativa balcanica è stato impossibile completare l’informazione sull’esito del referendum svoltosi lo scorso 25 settembre nella Repubblica serba di Bosnia (Rs) a proposito della proclamazione del 9 gennaio come festa nazionale. Completiamo ora l’informazione.
L’affluenza alle urne è stata del 55,75 per cento degli aventi diritto, quindi il quorum è stato raggiunto. Il 99,81 per cento dei votanti si è espresso per il sì. I dati sono stati diffusi dalla Commissione elettorale della Rs.
Va ricordato altresì che alle votazioni non erano presenti osservatori, il che da più parti ha suscitato e suscita dubbi sulla veridicità dei risultati. Le liste elettorali fornite dalle autorità della Rs risultano errate o almeno incomplete, poiché gli aventi diritto al voto risulterebbero 1.219.395 mentre secondo i dati del recente censimento avrebbero dovuto essere 1.228.423. La festività, inoltre, è stata già considerata incostituzionale dalla Corte costituzionale bosniaco-erzegovese. A tal proposito, il presidente della Rs è stato chiamato a deporre dinnanzi alla Procura generale di Sarajevo ma si è rifiutato di farlo.

Il Battaglione Bosniaco. Settembre 1917: il grande tradimento sul fronte italiano

Di Daniele Zanon e Valerio Curcio
Prefazione di Vasco Mirandola

Settembre 1917: il Battaglione Bosniaco combatte lungo il fronte italiano sotto le insegne dell’Impero Austro-Ungarico. Tra gli ufficiali e la truppa serpeggia il malcontento: nessuno di loro vuole più uccidere ed essere ucciso per Vienna. Un ufficiale si fa portavoce dei suoi e riesce a entrare in contatto con l’esercito italiano. In cambio della possibilità di disertare e di passare a combattere con le forze italiane, il Battaglione Bosniaco mette a disposizione del nostro Stato Maggiore un piano dettagliato per rompere le difese austriache, conquistare tutta la Val Brenta e straripare fino a Trento. L’accordo viene raggiunto ma, quando si tratta di entrare in azione, il comando delle operazioni italiane viene assegnato al generale Etna e al suo vice, il colonello Zincone, che si segnalano quanto meno per incapacità. L’azione, nonostante l’eroismo dei congiurati e di alcuni ufficiali italiani, in primis il maggiore Pettorelli Lalatta, si tramuta in una rotta del nostro esercito, in un massacro inutile di quasi mille dei nostri soldati e nella cattura di molti disertori del Battaglione Bosniaco. Un mese dopo, il 24 ottobre, ci sarebbe stata la disfatta di Caporetto. Una pagina vergognosa di storia italiana ignota ai più, raccontata in una ricostruzione storica straordinaria.
“Il Battaglione Bosniaco è un libro spigliato, veloce, che incolla il lettore al racconto dalla prima pagina all’ultima, e ha il pregio di aggiungere un capitolo mancante ai libri di storia”. (Vasco Mirandola)