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lunedì 3 ottobre 2016

3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Si celebra quest’anno oggi, per la prima volta, il 3 ottobre come Giornata nazionale in memoria della vittime dell’immigrazione. La ricorrenza, stabilita per ricordare chi "ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria", nasce nel solco di una delle peggiori stragi mai accadute sulle cose italiane, quella che al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, appunto, vide morire 366 migranti.
In occasione della Giornata nazionale, stabilisce l'articolo 2, sono organizzati su tutto il territorio nazionale cerimonie, iniziative e incontri per sensibilizzare l'opinione pubblica alla solidarietà civile, al rispetto della dignità umana e del valore della vita, all'integrazione e all'accoglienza. Sugli stessi temi le istituzioni, nei propri ambiti di competenza, promuovono iniziative nelle scuole, anche in coordinamento con associazioni e organismi di settore.
Ricordiamo le vittime dell’immigrazione grazie a un passo del libro autobiografico di Clariste Soh-Moubé dal titolo “La trappola”:

Eccoli ancora a contarci con quel loro bastone che mi sfiorava la schiena.
Che mania era mai quella di contarci di continuo?
Come se per loro non fossimo che cifre,
un numero da raggiungere prima di espellerci.
Non avevo più paura, di niente.
Non sapevo cosa sarebbe stato di noi.
Nemmeno l’eventualità di morire mi spaventava più.
Solo le speranze deposte in me dai miei,
la sofferenza che avrebbe causato loro se fosse successo,
solo questo mi preoccupava.
Eravamo venuti in pace, ma venivamo cacciati come feccia.
Qualcuno ha detto: “Chi vuole la pace prepari la guerra”.
Questa non era la nostra logica.
Fin da piccola avevo imparato che le migrazioni,
come qualsiasi altro movimento di popoli, esistevano
e sarebbero sempre esistite.
Gli spostamenti da una terra a un’altra esistevano dalla notte dei tempi
ed è dall’esodo rurale che nacque il mondo urbano.
La gente voleva vivere meglio
e partiva per le città, convinta di trovarvi una vita migliore.
Dal canto suo la città non aveva mai rifiutato nessuno
col pretesto di essere satura.
Ognuno vi trovava il suo spazio.
Nessuno prendeva il posto a nessuno,
ognuno occupava il suo.
Ero sicura che questo potesse valere anche nell’ambito dell’emigrazione.
Questa guerra inutile era cominciata da tempo.
Per me risale al momento in cui partii per trovare me stessa; ma non
me ne accorsi.
Seduta ai piedi di quel muro invalicabile, di colpo mi sentii bene.
Stavo per tornare nel mio mondo,
in quel film in cui ero l’attrice principale.
Lo scenario non era Hollywood, ma ebbi in quel momento l’impressione
di rivivere,
e questo mi bastava.
Non restava che far ripartire il nastro.