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lunedì 3 ottobre 2016

Giornata internazionale della nonviolenza

Ieri si è celebrata la Giornata internazionale della nonviolenza. In viaggio da Sarajevo all'Italia, è stato impossibile pubblicare quel che avevo pronto. Lo faccio ora, con un giorno di ritardo, scusandomi con i lettori.
La Giornata internazionale della nonviolenza viene commemorata il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi. È stata promossa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 e celebrata per la prima volta il 2 ottobre di quell’anno.
La risoluzione dell'Assemblea generale chiede a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da "divulgare il messaggio della nonviolenza, anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica."
La risoluzione riafferma "la rilevanza universale del principio della nonviolenza" e "il desiderio di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza".
Il principio della nonviolenza - noto anche come resistenza nonviolenta - rifiuta l'uso della violenza fisica o verbale, al fine di raggiungere obiettivi sociali o cambiamenti politici, e perseguire la Verità. Spesso descritta come "la politica della gente comune", questa forma di lotta sociale è stata adottata in massa delle popolazioni di tutto il mondo nelle campagne per la giustizia sociale.
La nonviolenza non è solo la negazione della violenza e non solo un metodo di azione, è uno stile di vita, si distingue dal pacifismo che invece è una lotta per il disarmo.
Per l'occasione ci ha scritto le nostra autrice e amica Pat Patfoort, autrice per la nostra casa editrice di MAMMA VIENE A MORIRE DA NOI DOMENICAche ha dedicato la sua vita professionale e personale al tema della nonviolenza: "Nella nonviolenza è essenziale rispettare gli altri e noi stessi. Rispettare gli altri vuol dire ascoltare i loro desideri e necessità senza pregiudizi, aiutare le persone che ci circondano a esserne consapevoli, accettare il modo in cui gli altri soddisfano i loro desideri e bisogni nel rispetto degli altri e, se necessario, aiutarli a portare avanti il loro cammino. Se ci troviamo davanti dei giovani possiamo parlare di educazione alla nonviolenza; se invece sono di mezza età possiamo parlare di abitudine alla nonviolenza e prevenzione dei conflitti. Se, infine, ci troviamo con persone ancora più grandi, possiamo parlare di custodi della nonviolenza".