Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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giovedì 12 novembre 2015

Il premier serbo Vučić torna a Srebrenica con 5 milioni e una corona di fiori

Aleksandar Vučić, il primo ministro nazionalista serbo, è arrivato ieri a Srebrenica per la conferenza di due giorni sullo sviluppo della città e ha portato con sé la promessa di versamento di 5 milioni di euro e una corona di fiori. Il denaro è solo una prima trance dei circa 30 milioni di euro che Belgrado deve da anni a Srebrenica per l’allagamento di ampie porzioni del territorio sotto l’amministrazione della città al fine di creare un bacino idrico a vantaggio della confinante Serbia. I fiori sono invece stati deposti nel memoriale di Potočari per rendere omaggio alle 10.701 vittime del genocidio consumato da serbo-bosniaci e serbi nel luglio del 1995, ma che per Belgrado sono “solo” circa 7.000. “Per quanto mi riguarda non mi sono mai preoccupato di esprimere pubblicamente la mia opinione su quanto è accaduto a Srebrenica. Ma il modo in cui inchino il capo davanti alle vittime dimostra il rispetto che ho per loro”, ha affermato Vučić. Dicendo, di fatto, ben poco, perché ancora una volta ha evitato accuratamente di pronunciare quella che per i nazionalisti serbi (e non solo per loro, basti pensare ai turchi di “re” Erdogan) è una parola tabù, che va troppo in profondità nella loro coscienza, ovvero “genocidio”.
Con Vučić ha partecipato alla piccola cerimonia anche Bakir Izetbegović, presidente musulmano bosniaco della presidenza tripartita bosniaca, uno dei maggiori responsabili politici del disastro politico, economico e sociale in cui versa la Bosnia Erzegovina in questo tormentato e interminabile dopo-guerra. Ma fin qui, probabilmente, le povere vittime di Srebrenica avranno anche portato la necessaria pazienza. Certo che si siano rivoltate nella loro piccola bara di legno verde sapendo che della delegazione di politici in visita mediatica a Potočari facevano parte anche i due signori del negazionismo serbo-bosniaco, ovvero il pachidermico presidente miliardario Milorad Dodik e il suo fedele paggio, la prima ministra serbo-bosniaca Željka Cvijanović, che tuttavia qualche idea di fare le scarpe a Dodik la accarezza da tempo, pur non avendone ancora i numeri (e la forza).
Oggi si conclude la due giorni di conferenza per lo sviluppo di Srebrenica. Poi tornerà l’oblio?