Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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lunedì 10 luglio 2017

Srebrenica, lunedì 10 luglio 1995

I bombardamenti s’intensificano e si avvicinano alla città. Alle 8,55 il colonnello Karremans chiede appoggio aereo al quartier generale di Sarajevo per colpire con attacchi selettivi i tank e l’artiglieria serbo-bosniaci. Alle 11,00 gli aggressori cannoneggiano le postazioni olandesi, proprio mentre il generale francese Bertrand Janvier respinge la richiesta dell’ufficiale olandese.
Alle 18,30 Mladić è a un passo dalla presa dell’enclave e passeggia con una mitraglietta in mano su una collina che domina il centro della città: aspetta questo momento da tre anni. Karremans chiede di nuovo appoggio aereo.

La gente è tutta in strada, in allarme. Migliaia di corpi in preda all’ansia e alle peggiori previsioni bloccano i tank dell’Onu. Alle 21,40, finalmente, Janvier accorda l’appoggio aereo, ma la notte nel frattempo è calata. I serbo-bosniaci sospendono l’attacco; Janvier, da Sarajevo, fa lo stesso, rinviando la missione aerea all’indomani mattina, all’alba. A mezzanotte il colonnello Karremans comunica ai capi della città che l’indomani, alle 6,00 del mattino, 50 aerei della Nato avrebbero attaccato le postazioni serbo-bosniache.