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martedì 20 settembre 2016

Migranti e rifugiati, la Dichiarazione di New York: inutile e fuori tempo

L'Assemblea Generale dell'Onu ha adottato ieri un documento intitolato Dichiarazione di New York su migranti e rifugiati durante il Summit al Palazzo di Vetro. Il testo contiene una serie di princìpi e impegni da parte degli Stati, e costituirà la base per arrivare alla firma di un trattato che indichi come affrontare la crisi migratoria, chiamato Global Compact, non prima del 2018. L'assemblea, insomma, ha scelto una volta di più di non scegliere, sulla pelle di bambini, donne e uomini che hanno immediato bisogno di aiuto, non tra due anni.
La Dichiarazione contiene la profonda solidarietà nei confronti delle persone costrette ad abbandonare le loro case, ribadendo gli obblighi relativi ai diritti umani dei profughi, così come l'impegno a fornire un sostegno ai Paesi interessati da movimenti migratori su larga scala.
Quindi, si ribadisce la necessità di prevedere un'adeguata, sicura e dignitosa accoglienza di migranti e rifugiati. E ancora di portare avanti la lotta contro lo sfruttamento, il razzismo e la xenofobia. Il tutto, però, solo in linea di principio...

«Migranti e rifugiati non sono un peso, ma un grande potenziale, se solo venisse sbloccato», sostiene il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.
Su questo tema, di strettissima attualità, segnaliamo il libro di Anna Clementi e Diego Saccora dal titolo Lungo la rotta balcanica. Viaggio nella Storia dell’Umanità del nostro tempo di cui riportiamo un breve estratto.
“Partiamo, in direzione ostinata e contraria, viaggiando con mezzi pubblici, per ripercorrere a ritroso la rotta balcanica. Dall’Italia alla Grecia, da Venezia a Ido­meni, incontro a racconti di donne e uomini, a una parte della Storia dell’Umanità. La vediamo scorrere, da finestrini di treni, autobus e taxi; ineluttabile, davanti ai nostri occhi, si materializza in un flusso inarrestabile e incontenibile di bambini, madri e padri, giovani e anziani.
Partiamo, da privilegiati, con in tasca un documento dalla copertina marrone, lasciapassare per ogni varco, tappezzato di timbri di Paesi lon­tani che ritroviamo vicini nei volti delle persone lungo il nostro e il loro tragitto. Qui, si intersecano. Ovunque.
Partiamo, alla ricerca dell’altro e di noi stessi, verso i confini di un’Eu­ropa che discrimina e respinge, trasformando individui in numeri, in sigle, in pezzi di carta.

Tut­to è incerto e precario. Come in un gioco dell’oca, dove il passo successi­vo dipende dal lancio di un dado e dagli imprevisti durante il cammino; dove a segnare il destino di un uomo è qualcosa di arbitrario e di aleato­rio, quasi mai dettato dalla fatalità del caso: il dito puntato di un poli­ziotto di frontiera che blocca la strada, il pugno di ferro tra Paesi limitrofi che getta gli esseri umani nel dimenticatoio delle “terre di nessuno”, un documento di identità con una nazionalità che non piace”.