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domenica 25 settembre 2016

Repubblica serba di Bosnia, urne chiuse, domani i risultati del referendum

Si sono chiuse le urne in questa domenica referendaria nella Repubblica serba di Bosnia (Rs), l’entità a maggioranza serbo-bosniaca che mai ha nascosto le sue mire secessionistiche dalla Bosnia Erzegovina, di cui è parte in virtù degli Accordi di pace di Dayton del 1995. Il voto di oggi era atto a stabilire se la data del 9 gennaio, quella in cui fu creata, nel 1992, con un colpo di mano la Rs, debba o meno essere proclamata giornata di festa nazionale per l’Entità presieduta dal miliardario ultra-nazionalista Milorad Dodik.
Secondo dati tutti da verificare diffusi dalle autorità elettorali della Rs, l’affluenza dovrebbe essere stata intorno al 51% dei 624.190 aventi diritto, in linea con tutte le ultime tornate elettorali. Secondo le autorità, tutto si sarebbe svolto con la massima correttezza e regolarità. Astensionismo dunque altissimo, quorum raggiunto di un soffio e probabile plebiscito a favore della creazione della giornata di festa nazionale, se i dati dovessero essere confermati.
Domani mattina, forse già intorno alle 9,00, i risultati dovrebbero essere comunicati ufficialmente. Dopo di che è probabile che esploda un periodo di tensione politica e di carte da bollo poiché per la Corte costituzionale bosniaco-erzegovese la consultazione referendaria è incostituzionale, dunque priva di qualsiasi validità e conseguenza. Sulla stessa lunghezza d’onda sono da tempo schierati l’Unione europea, l’Ufficio dell’Alto Rappresentante e quasi l’intera comunità internazionale, Serbia inclusa ma Russia esclusa.
A Višegrad, nella Rs, uno dei luoghi simbolo delle stragi e dello stupro etnico durante la guerra del 1992-1995 ai danni della locale componente musulmano-bosniaca, oggi ha votato il regista Emir Kušturica, che da alcuni anni ha rinunciato alla nazionalità bosniaca, ha abiurato il credo musulmano e, con un abile colpo di regia, si è trasformato in perfetto ortodosso serbo. Il regista, intimo sodale di Dodik, con cui ha creato l’orrenda Andrićgrad nel cuore della tormentata Višegrad, oggi ha votato a favore della proclamazione della festa nazionale e si è, una volta di più, speso per la Rs indipendente dalla Bosnia, probabilmente pregustando già nuovi lucrosi affari. Tra le altre amenità dette in conferenza stampa da Kušturica, quella secondo la quale il povero Ivo Andrić sarebbe  un patrimonio della sola Rs e non di tutto ciò che un tempo era la Jugoslavia e dell’intera umanità, visto che è stato premiato con il Premio Nobel per la Letteratura nel 1961.

Domani vedremo, anche quale sarà la reazione della comunità internazionale contro questa ennesima spallata di un branco di avventurieri contro la Bosnia Erzegovina e il suo già incerto e traballante futuro.