Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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mercoledì 9 novembre 2016

9 novembre 1993, la distruzione del ponte di Mostar

Il 9 novembre del 1993, nel pieno della guerra in Bosnia Erzegovina, venne distrutto, a opera dell’esercito croato-bosniaco il ponte di Mostar.
Lo Stari Most, il Ponte vecchio, è un ponte del XVI secolo, simbolo della città di Mostar, in Bosnia Erzegovina, che attraversa il fiume Narenta per unire le due parti della città che esso divide. Il ponte ha una struttura particolare: è a schiena d'asino, è largo 4 metri e lungo 30, e domina il fiume da un'altezza di 24 metri. È protetto da due torri: Helebija a nord est e Tara a sud ovest, chiamate mostari, "le custodi del ponte". Invece che su fondamenta, l'arco del ponte poggia su due piedritti calcarei collegati a muri lungo gli argini del fiume, per poi alzarsi di 12,02 metri.
Lo Stari Most venne commissionato dal sultano Solimano il Magnifico nel 1557 per sostituire un vecchio ponte sospeso in legno. Il ponte in pietra venne ultimato nove anni dopo, nel 1567.
Della costruzione del ponte si sa poco o nulla, tutto ciò che resta si confonde nelle leggende locali; si conosce però il nome del costruttore, un certo Mimar Hayruddin, un discepolo del celebre architetto ottomano Sinan. Essendogli stato ordinato di costruire un ponte di dimensioni senza precedenti, pena la morte, egli si preparò per il suo funerale il giorno stesso in cui l'impalcatura veniva tolta dalla struttura appena completata. Alcune cose restano (e probabilmente resteranno per sempre) sconosciute, come per esempio il metodo utilizzato per erigere l'impalcatura (e come fece questa a rimanere in piedi per un periodo così lungo), oppure il metodo utilizzato per trasportare le pietre da una parte all'altra del fiume.
Si ritiene comunemente che lo Stari Most fosse il ponte a singolo arco più grande del suo tempo, il che lo rende uno dei capolavori architettonici dell'umanità.
Il ponte, incluso nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità, venne ricostruito sotto l'egida dell'Unesco e i lavori sono terminati con l’apertura il 22 luglio del 2004, con cerimonie basate sull'idea di una riconciliazione fra le comunità bosniache dopo gli orrori della guerra, anche se il rancore e la diffidenza restano evidenti.
Ripercorriamo quei giorni grazie al lavoro del nostro autore Bruno Maran in Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti che ripercorre gli ultimi decenni della storia jugoslava, anno per anno, giorno per giorno.

9 novembre – L’escalation della tensione tra croati e musulmani raggiunge uno dei suoi apici: un carro armato dell’Hvo croato abbatte a cannonate lo Sta­ri most, il ponte di Mostar, immagine della città. Cade uno degli ultimi simboli di unità per i Balcani. Lo Stari most, commissionato da Solimano il Magnifico nel 1557 e costruito dall’architetto Hajrudin Mimar, fu ultimato nel 974 del calendario islamico, cioè tra il luglio 1566 e il luglio 1567: 55.000 civili mu­sulmani restano intrappolati. Un comandante dell’Hvo croato afferma: “È più importante il dito mignolo di un mio soldato che tutti i ponti del mondo”.
Ivo Andrić aveva scritto: “Le azioni si susseguivano, le generazioni sparivano rapidamente, ma il ponte restava, immutabile, come l’acqua che scorreva sotto le sue arcate”.

10 novembre – Tuđman, incontrando i suoi più stretti collaboratori, si chiede: “Detto tra noi… in termini militari, chi ci guadagna di più dalla distruzione…?”. Noi”, gli risponde il presidente della Herceg-Bosna Boban.