Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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martedì 15 novembre 2016

Se gli “ultrà” greci inneggiano al genocidio di Srebrenica…

Se gli “ultrà” greci inneggiano ad Atene al genocidio di Srebrenica, come avvenuto domenica scorsa in occasione della partita di calcio valevole per il gruppo di qualificazione H in vista dei Mondiali russi del 2018, vuol dire semplicemente due cose: che la madre dei fascisti, di questi tempi, è sempre e particolarmente incinta, in particolare ma non solo bell’Europa balcanica e orientale, e che vent’anni e più di distanza dal genocidio non hanno sopito i bollori dell’estrema destra greca, che “tanto” ha dato e fatto per la realizzazione di quel genocidio (11 luglio 1995, 10.741 morti, tutti musulmani bosniaci, in gran parte maschi tra i 12 e i 17 anni).
L’estrema destra xenofoba greca, che ha recentemente conosciuto anche i fasti del governo, ha infatti dato un tributo in uomini e mezzi non indifferente all’assedio e al genocidio di Srebrenica, fino a spingere le alte sfere del governo della Republika Srpska, nel 1996, a ringraziare i “camerati” per il tributo fondamentale dato alla “liberazione” di Srebrenica. I greci sono stati secondi solo ai serbi a livello di presenza numerica paramilitare a Srebrenica, svolgendo qui il ruolo che i russi, ad esempio, hanno avuto a Višegrad per il locale massacro di circa 3.000 musulmani bosniaci e per l’applicazione su amplissima scala dello stupro etnico come arma di annientamento umano e culturale del “nemico”. Non è un caso che l’estrema destra serbo-bosniaca abbia voluto dedicare un singolare monumento nel cimitero di Višegrad alla quarantina di “eroi russi” immolatisi “per la libertà e la democrazia” della località della Bosnia orientale, resa immortale dall’opera di Ivo Andrić. Le parole “libertà” e “democrazia” in bocca a dei fascisti e a degli assassini fanno decisamente paura.
Il governo greco ha per fortuna stigmatizzato il comportamento degli “ultras”, scusandosi, alla pari della Federcalcio, con gli omologhi bosniaci. Resta però da capire quanto sia stato fatto dalla politica, dalla giustizia, dai media e dalla scuola in Grecia per punire i paramilitari che hanno partecipato al genocidio di Srebrenica e per raccontare ai loro concittadini di tutte le età di quali mostruosità si siano macchiati molti fascisti contemporanei greci. I fatti di domenica dovrebbero spingere il governo greco verso una sincera riflessione al fine di correre ai ripari, seppure con colpevole ritardo.