Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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martedì 28 febbraio 2017

Bosnia, quella strana idea serbo-bosniaca di pace e di conciliazione a Srebrenica

Si chiamava Vitaly Ivanovich Churkin, classe 1952, capelli grigi pettinati all’indietro, ed era sconosciuto ai più. In Russia però era una persona importante. E anche a New York, dove è morto, essendo stato il rappresentante diplomatico russo presso le Nazioni Unite dal 2006 fino al 20 febbraio 2017, giorno in cui si è spento. Ciò nonostante, questo agguerrito e paffuto signore, defunto improvvisamente per cause naturali, non sarebbe quasi certamente passato alla storia se non fosse stato colui che, a nome di Mosca, nel luglio del 2015 pose il veto in sede di Consiglio di sicurezza dell’Onu alla proposta britannica di riconoscere formalmente l’11 luglio 1995 come data del genocidio di Srebrenica. Apriti cielo. Il veto russo, naturalmente, spinse i tanti simpatizzanti di Putin nel mondo, e purtroppo in Italia, a dire che se la Russia lo negava, il genocidio non c’era stato, alimentando così ulteriormente i dubbi in alcuni e il negazionismo in altri. Il genocidio invece c’è stato e i russi lo sanno benissimo. Ma in piena guerra fredda, assestare un colpo a Londra equivaleva assestarlo agli Stati Uniti e all’Unione europea, con questioni come quella ucraina ancora aperte e sanguinanti.
La morte di Churkin è stato il pretesto che la sconosciuta associazione Alternativa orientale ha colto al balzo per avanzare una proposta definita di pace, ma in realtà destinata ad attizzare non poche polemiche e conseguenze, se accolta. Alternativa orientale è infatti un’associazione filo-governativa serbo-bosniaca che vuole ora erigere un monumento a Churkin proprio a Srebrenica, definendo il veto russo all’Onu un atto di pace, e non quello che realmente è stato, ovvero una sfida plateale al buon senso e al buon gusto, oltre che l’ennesima coltellata alle spalle ai danni dei sopravvissuti al genocidio e alle vittime stesse di quella orribile mattanza.
La questione rischia però di degenerare perché a capo dell’amministrazione comunale di Srebrenica c’è, per la prima volta dalla fine della guerra, un nazionalista serbo-bosniaco, il signor Mladen Grujičić, e la sola idea che egli possa accogliere questa proposta assurda e plateale fa paura.

Chissà se Churkin abbia mai pensato anche a questa, come conseguenza al suo gesto pilotato dal Cremlino. Certo è che se la proposta dovesse essere accolta, l’ex rappresentante diplomatico russo al Palazzo di vetro rischia di riposare piuttosto male nel suo sonno eterno.