Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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venerdì 3 febbraio 2017

Un breve ricordo di Predrag Matvejević

La scomparsa del professor Predrag Matvejević lascia tanti vuoti. Già il suo forzato ritiro, negli ultimi anni, aveva evidenziato l’assenza di una personalità in grado di sostituirlo nel ruolo irraggiungibile che egli ha avuto non solo come narratore, ma anche come sensibile e metodico studioso. Come lui, solo Ivo Andrić ha saputo dare alla letteratura degli Slavi del sud, europea e mondiale quel tocco unico tale da renderlo un Grande alla pari dei Grandi.
Matvejević era un uomo brillante, una brava persona, un amante della vita e un intellettuale sopraffino. Abile e dolce narratore, robusto e sensibile conferenziere, ha avuto, tra i pochi, il coraggio di affrontare da solo o quasi, a petto nudo, l’oscurantismo becero e malevolo del contemporaneo neofascismo in chiave croata pagandone personalmente le conseguenze per la sola “colpa” di aver dato del talebano cristiano a un presunto intellettuale del suo Paese fin troppo pedestremente schierato sulle posizioni del nuovo padrone al comando. Un uomo coraggioso, dunque, che ha combattuto mille battaglie di civiltà, non importa se vincendole o perdendole, ma che ha avuto il coraggio di combatterle a viso aperto, quando in tanti si nascondevano, nel suo Paese d’origine come altrove.
Mi rimangono diversi ricordi di Matvejević. Il primo è quello del giorno in cui lo conobbi, a Roma, grazie alla comune amica Enisa Bukvić. Mi sentii accolto da subito come un figlio e fu facile entrare in una confidenza reciprocamente rispettosa. Pochi mesi dopo mi scriveva una e-mail come sempre cordiale e gentile, con la quale mi “consigliava vivamente” di leggere le bozze di un lavoro scritto da una aspirante scrittrice, che secondo lui mi sarebbero potute interessare e che mettevano in evidenza una “giovane autrice con delle potenzialità”. Entrai in contatto con quella persona e ne nacque un libro, seguito da altri. Farina ripagata in crusca, pure bruciata, perché quella stessa persona tolse prima il saluto a Matvejević – che la prese con grande filosofia ed eleganza, seppure soffrendone molto – poi accusò la casa editrice – falsamente, come dimostrato carte alla mano – di non averle pagato tutti i diritti d’autore e del reato capitale di non aver regalato delle copie a sua madre (cose mai sentite!), andandosene senza neanche salutare e facendo perorare la sua “causa” assurda e meschina da una ben poco cortese e avveduta “agente”. Quest’ultimo “scherzo” della gioventù per fortuna è sfuggito a Matvejević. Allora già stava lottando con la sua malattia e non era più in condizione di leggere la posta elettronica. Da qualche tempo era rientrato in Croazia, da dove di tanto in tanto continuavamo a scambiarci qualche messaggio di saluto, sempre molto cordiale, nonostante egli soffrisse ed entrasse e uscisse dall’ospedale per un vecchio e grave problema di salute.
A differenza di tanti intellettuali o presunti tali italiani, Predrag Matvejević non ha mai dato neppure un lontano segnale di alterigia o di supponenza. È sempre stato un uomo semplice, schietto, sincero e corretto, pronto a dare cordialità e aiuto all’altro, senza mai valutarne neanche lontanamente “l’appartenenza”.
Avrebbe meritato in vita il Premio Nobel per la Letteratura ma anche quello per la gentilezza.
Con Matvejević scompare una grande figura d’altri tempi, una grande figura a trecentosessanta gradi. La sua morte lascia un vuoto enorme che al momento nessuno sarà in grado di riempire. Sarà bene che tutti ci impegniamo per fare in modo che il suo ricordo, il ricordo dei suoi studi e dei suoi lavori, il ricordo del suo coraggio estremo, rimanga vivo, come una luce sempre accesa nella notte scura dei diritti e dell’umanità che purtroppo da troppi anni stiamo vivendo, in Europa come nel mondo.
Mi fa piacere ricordarlo in questa foto del 2008 al nostro stand al Salone del Libro di Torino, che condividevamo nel primo padiglione con gli amici fraterni di Edizioni Estemporanee. Ci conoscevamo già da qualche tempo e rimase con noi a lungo a sfogliarsi ogni singolo libro esposto, commentandoli uno per uno. Poi, ricordo che lo accompagnai dal primo al secondo padiglione, dove era atteso per un incontro presso lo stand della Giunti. Mi dà sollievo ricordarlo nel suo ambiente naturale, circondato da migliaia di libri e da giovani in fila per salutarlo, stringergli la mano e porgergli una domanda, alla quale inevitabilmente avrebbe risposto con la consueta e immancabile dolcezza.
Addio caro professor Matvejević.