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mercoledì 1 marzo 2017

Bosnia, il Consiglio d’Europa chiede la fine dell’apartheid scolastico

L’Ecri, l’organismo anti-razzismo del Consiglio d’Europa, ha esortato ieri la Bosnia Erzegovina a porre fine alla segregazione scolastica tra alunni e docenti appartenenti a gruppi nazionali diversi.
“Porre fine a tutte le forme di segregazione nelle scuole è probabilmente il compito più importante per la Bosnia. È assolutamente vitale per costruire una società inclusiva e risparmiare alle generazioni future la maledizione delle divisioni etniche e dell'odio” ha dichiarato in proposito il presidente dell’Ecri.
Già il Parlamento europeo s’era accorto che il sistema scolastico bosniaco è allo stremo e che va urgentemente riformato. Con estrema durezza, seppure sempre in politichese, la risoluzione del Parlamento europeo del 17 giugno 2010, B7-0342/2010, esortava «le autorità della Bosnia Erzegovina, pur riconoscendo i progressi compiuti sul piano istituzionale, ad adottare la legge relativa all’istruzione superiore a livello statale e a concentrarsi sulla piena attuazione delle leggi quadro nel settore dell’istruzione, in modo da ridurre la frammentazione del sistema scolastico; esorta altresì le autorità della Bosnia Erzegovina ad adottare misure volte a migliorare complessivamente la qualità dell’istruzione, avvalendosi pienamente del partenariato europeo, rispondendo così alle esigenze del mercato del lavoro e rispettando gli standard previsti dal processo di Bologna, come pure a instaurare programmi di formazione e di riqualificazione, con il supporto dell’Ue, per quanti devono far fronte a periodi lunghi di disoccupazione; incoraggia l’attuazione di programmi di scambio internazionale per studenti fra tutte le università della Bosnia Erzegovina e degli Stati membri dell’Ue, utilizzando i programmi e le reti esistenti nell’Ue; sottolinea la necessità di aumentare in misura significativa il numero degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori che partecipano ai programmi di mobilità dell’Ue; mette in rilievo il fatto che l’istruzione è un tramite importantissimo per una vera riconciliazione interetnica; ritiene che, nel contesto dell’assistenza dell’Ue, si debba dedicare maggiore attenzione alla promozione di un sistema scolastico inclusivo, non discriminatorio, basato sulla tolleranza e il rispetto della diversità nonché sull’impegno per pervenire a una comprensione della storia comune, e all’abolizione della segregazione tra i diversi gruppi etnici (due scuole sotto lo stesso tetto), creando in entrambe le Entità programmi didattici comuni e classi integrate; valuta positivamente, al riguardo, l’istituzione di un consiglio scolastico studentesco esteso a tutta la Bosnia Erzegovina; invita le autorità della Bosnia Erzegovina a rivedere gli attuali metodi, rigidi e costosi, per la convalida dei diplomi e a istituire un’agenzia per il riconoscimento dei diplomi a livello di Stato; ricorda alle autorità della Bosnia Erzegovina che la forza lavoro qualificata dovrebbe essere incoraggiata a cercare lavoro nel Paese e non scoraggiata dal farlo».
In sette anni nulla è stato fatto. E, in mancanza di un sistema di sanzioni che vada a colpire direttamente le tasche dei leader politici bosniaco erzegovesi, nulla continuerà a essere fatto anche nei prossimi sette e più anni.
Ho dedicato un intero libro, dal titolo MISTER SEI MILIARDI, ai giovani e al fenomeno dell’apartheid scolastico, l’ennesimo scandalo tutto bosniaco e tutto europeo.