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lunedì 4 luglio 2016

Alberto Venturelli, correre all’indietro alla conquista del mondo


C’è un primatista italiano di Vignola, nel modenese, che ha già conosciuto almeno due vite sportive e che a luglio combatterà tirando fuori unghie e denti per portare a casa il titolo mondiale di una disciplina da alcuni vezzeggiata, ma che in realtà si sta affermando con sempre maggiore forza. La disciplina si chiama retrorunning, ovvero corsa all’indietro. L’atleta è Alberto Venturelli. Che con oltre 500 podi all’attivo nel tiro con l’arco, specialità compound, e la Nazionale più volte nel mirino, nel 2014 ha deciso di mollare tutto, fulminato da questo sport nato negli Anni ’80 negli Stati Uniti e che vede Italia e Germania primeggiare a livello mondiale.
Quella di Alberto – super fan di Luca Carboni, che gli ha anche dedicato un post su Facebook e Twitter, e ospite fisso della pagina sportiva di Radio Nettuno Bologna – è un’avventura nata piuttosto recentemente, ma che lo ha visto affermarsi nel retrorunning nazionale davvero a passo di carica. Il “vignolese da tutta la vita”, come ama definirsi lui, sponsorizzato dal Gruppo Cremonini, ha “conosciuto il retrorunning nel 2012, quando un mio caro amico e successivamente coach, Francesco Del Carlo, ne parlò durante una puntata de l'Eredità, alla quale partecipò come concorrente”. Subito dopo Francesco vinse l’oro nella staffetta ai Mondiali. “Un paio d’anni più tardi, nel 2014 – continua Alberto – ho deciso di provare anch’io, poco dopo che Francesco aveva guadagnato il suo secondo oro mondiale. Scesi in pista così, per gioco, in una gara a Casalecchio di Reno, nel bolognese. E sono rimasto letteralmente folgorato. Amore a prima vista! Sebbene ammetto di aver faticato parecchio. Allora, infatti, pesavo 90 chili, ma in meno di un anno, senza fatica e senza forzature, sono sceso a 73 chili, il mio peso forma. E nel 2015 ho fatto le prime gare vere portando a casa, in otto mesi, un titolo italiano della classifica generale di Retro Challenge, un argento italiano sui 100 metri, un record italiano sugli 80 metri e un bronzo italiano in retrocampestre sui 2.000 metri…”. E, forse quel che più conta, i punti necessari per ottenere il pass per il Mondiale di Essen, in Germania, che si svolgerà dal 14 al 17 luglio su varie distanze. Quelle fino ai 10.000 metri saranno corse su pista in tartan. La mezza maratona di 21 chilometri si correrà invece su strada. E sarà un testa a testa tra Italia e Germania, come al solito, con Alberto di sicuro a fare la parte del protagonista.

Venturelli mi parlò della passione per il retrorunning nell’autunno del 2015, durante l’intervallo tra le due manche di una gara di tiro con l’arco che si svolgeva proprio nella palestra della compagnia di tiro con l’arco, il Ki Oshi, fondata nel 1970 dal papà, Giuliano, anche lui da sempre uomo di sport e ottimo arciere. Intorno ad Alberto regnava lo scetticismo. Non mancavano gli sfottò ma, soprattutto, erano ricorrenti gli inviti a ripensarci e a tornare a concentrarsi sul compound, nel quale eccelleva (e di certo in futuro tornerà a eccellere).
Alberto, tuttavia, senza minimamente scomporsi, rispondeva raccontando le sensazioni che gli derivano da questo sport ancora poco conosciuto in Italia ma piuttosto affermato in altri Paesi. “È uno sport che mi dà molta sicurezza perché richiede un gesto atletico che di certo non fai tutti i giorni e ti costringe quindi ad avere piena fiducia in te stesso”, diceva allora e mi ripete oggi. “A questo – spiega durante una chiacchierata – aggiungiamo che il retrorunning mi ha fatto rinascere dal punto di vista fisico. Questo mi ha aiutato anche nella vita di tutti i giorni. La gente magari ti guarda in modo strano e ha pregiudizi, e le battute naturalmente si sprecano, ma poi in tanti lo provano dopo avermi sentito parlarne e capiscono quanto impegno il retrorunning richieda e come non sia affatto scontato praticarlo”.
Appunto, i pregiudizi. Che danno sempre molto fastidio. Resta però il dubbio che in realtà quelli che chiamiamo pregiudizi siano semplicemente – si fa per dire – ignoranza. “Sì, in effetti le persone non conoscono proprio il retrorunning. Lo vedo da come reagiscono quando ne parlo, ovvero sgranano letteralmente gli occhi e concludono col classico: ‘Questo poi non l'avevo mai sentito’. Qualche diffidenza c’è, perché le persone non capiscono come si riesca ad andare dritti girandosi poco o mai a guardarsi alle spalle, ma questa è una tecnica che si acquisisce con l’esperienza. E infatti la regola base del retrorunning è andare con calma e divertirsi”.
C’è, però, anche molto di più: “Il retrorunning – aggiunge Alberto – non è semplicemente uno sport che può apparire controcorrente. Si tratta, infatti, di una disciplina molto utilizzata nella medicina riabilitativa, in quanto vengono utilizzati i muscoli antagonisti, non sforzando così ginocchia e caviglie”. A questo va aggiunto senz’altro che la corsa all’indietro è una disciplina fondamentale in molti sport. È il caso della pallacanestro, del calcio, del football americano, del rugby e del calcetto. E non va dimenticato che il corrispettivo del retrorunning nel nuoto è il dorso.
Fino a qualche anno fa quella del tiro con l’arco era una grande famiglia. Prima che il virus della competizione – e quello del guadagno per le aziende specializzate nel settore – si facesse largo generando invidie e tensioni. Da come ne parla, il retrorunning per Alberto è stato un ritorno al passato in un ambiente protettivo e più sincero di quello che è diventato oggi il tiro con l’arco. “Quella del retrorunning – conferma Venturelli, con un sorriso sincero da bravo ragazzo qual è –  è una Famiglia con la F maiuscola, un ambiente in cui l’invidia non si sa nemmeno cosa sia. Tutti si rispettano e si aiutano. È una vera isola felice, forse perché è uno sport ancora molto amatoriale, nonostante l’Italia sia la Nazione campione del mondo in carica a livello di medagliere. Il mio percorso di crescita lo devo soprattutto ai consigli dei campioni che si prodigano in prima persona per aiutare i neofiti. Con l’arco, il retrorunning ha molte similitudini a livello ambientale, anche se l’arco negli ultimi dieci anni è cresciuto molto a livello professionistico, pertanto la forbice tra i due sport si ha in questo punto. Ma per quanto riguarda la fascia illimitata di età dei partecipanti, la possibilità per i diversamente abili di partecipare assieme ai normodotati e il ‘terzo tempo’ dopo gara, retrorunning e tiro con l’arco si equivalgono senz’altro”.
È da pazzi pensare di avviare un bambino o un adolescente al retrorunning? No, secondo Venturelli: “
Ci sono bambini anche molto piccoli a cui vengono riservati circuiti di un paio di centinaia di metri in cui possono divertirsi, che è il motivo primario per cui vengono fatti correre. L’agonismo vero e proprio si ha dall’adolescenza in poi, ma anche qui il divertimento è il primo pensiero di chi pratica il retrorunning. È uno sport in cui non serve un fisico bestiale, come canta il mio mito Luca Carboni, ma chiunque può essere sulla linea di partenza”.
Ci si chiede, in definitiva, se il retrorunning potrà mai essere disciplina olimpica, laddove l’Olimpiade è ormai, sempre più, soprattutto business. Purtroppo. Alberto è, da serio atleta qual è, portato a fare un passo alla volta. Non a torto. “
Sarebbe meraviglioso poter avere il nostro sport alle Olimpiadi! Ma ci sono tanti passaggi fondamentali prima che questo possa avvenire”. Tra questi, per l’Italia, che questo sport emergente sia “riconosciuto dal CONI”. In effetti la strada sarà lunga. “Ma sognare non costa nulla”, chiosa Alberto. Che indossa il caschetto protettivo, allaccia le scarpe e va a correre. Il grande giorno si avvicina. Venerdì 15 luglio il Nostro sarà in pista a Essen per correre i 100 metri. Il giorno dopo parteciperà alle staffette azzurre della 4x100 e della 4x400.
Alberto e i retrorunner come lui hanno già vinto. Non è, infatti, la medaglia a fare la differenza, ma saper sognare senza vergognarsene. Il retrorunning e il Mondiale sono un grande sogno. Ma Alberto sa, come gli altri atleti azzurri, che questi sono sogni che vanno fatti a occhi aperti. E, magari, ogni tanto girandosi a guardare se la direzione è in effetti quella giusta…