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martedì 5 luglio 2016

La sonda Juno ha raggiunto Giove: dal mito greco al successo scientifico

"Welcome to Jupiter!" è il grido che si è levato assieme all'applauso nel quartier generale del Jet propulsion laboratory della Nasa, in California alle 5:53 italiane. Sono scattati tutti quanti in piedi nel momento in cui è arrivata la conferma da oltre 500 milioni di chilometri: la sonda Juno si è inserita nell'orbita di Giove, il suo motore principale ha eseguito una manovra perfetta. L’importantissimo risultato scientifico, frutto di 11 anni di lavoro di cui cinque di viaggio, compiuto esclusivamente a energia solare, fa esultare la comunità scientifica internazionale che attende con trepidazione le prime immagini inviate che saranno inviate da Juno nelle prossime ore.
Stasera, alzando gli occhi al cielo non potremo fare a meno di ripensare alle origini del mito di Giove nella tradizione degli antichi greci, raccontata da Daniele Scaglione in “Le storie che costellano il cielo”. Vi regaliamo la parte dedicata al re dell’Olimpo, insieme a preziosi consigli su come trovarlo nel cielo stellato.
“Giove ci va a spasso nel cielo, e lo fa con sfoggio di potenza. D’altra parte è il re. Prima comandava Saturno, suo padre. Un giorno questi parla con un veggente. «Sovrano dei cieli e della terra, sta per nascere chi ti toglierà il potere», gli dice l’indovino. «Ohibò, questa storia non mi piace per niente. – replica Saturno – E chi sarà a farlo?». «Uno dei tuoi figli», è la risposta. “Quand’è così – pensa il dio – so cosa devo fare”. Ogni volta che a sua moglie Opi iniziano le doglie, il dio sta pronto a intervenire. Come il piccolo sbuca, oplà, se lo ingoia. Dopo quattro figli ingurgitati, Opi perde la pazienza. Tutte quelle gravidanze per niente. Così, appena nato il quinto bebè, la donna ha la prontezza di sostituirlo con un pietrone. Saturno, abituato a mandare giù figli sen­za neppure assaggiarli, ingoia il sasso e non s’accorge di niente. Il bimbo viene chiamato Giove e fatto crescere di nascosto dal padre. Quando è sufficientemente forte e robusto, lo va a incontrare. «Scusa papà, ti sembra una bella cosa aver messo in pancia i miei quattro fratelli? Fac­ciamo un accordo: se li cacci fuori e poi ti ritiri a vita privata senza fare storie, dimentichiamo tutto». Saturno, impressionato dalla possanza del suo figliolo, obbedisce docilmente. Tira fuori la pietra che credeva fosse Giove e i suoi quattro fratelli: Cerere, Nettuno, Plutone e Giunone.
Benché il momento non sia propriamente romantico, Giove s’innamo­ra di una delle due sorelle. Giunone, vuoi perché quel giovane è proprio bello, vuoi per riconoscenza, ricambia. Così si fidanzano e quello è forse il loro unico momento sereno insieme. Definire tormentata la loro rela­zione è poco e i loro litigi hanno parecchie conseguenze su noi dèi, sugli esseri umani, sugli animali…”


E ora, qualche consiglio per orientarsi, sempre grazie a Daniele Scaglione
“Gli antichi si accorsero che tra tutti i punti luminosi sopra di loro ve ne erano cinque, come dire, “anomali”. Tre di loro, per alcuni periodi, erano nettamente più luminosi delle stelle. Sono Venere, Giove e anche Marte, mentre Saturno è un po’ meno brillante. (…) Altra cosa che notarono gli antichi è che la luce di questi cinque og­getti è fissa, non tremula come quelle degli altri (oggi sappiamo anche perché: c’entra il fatto che sono molto, ma molto molto più vicini alla Terra di quanto non lo siano le stelle). Un’altra cosa che probabilmente avevano notato i Greci e gli altri popoli che iniziavano a osservare il cosmo è che queste luci non si adeguavano a nessuna costellazione: pas­savano da un disegno in cielo all’altro. Facevano un po’ quello che gli pareva: come gli dèi, appunto.

Giove, da buon sovrano, mantiene il controllo della situazione. La sua luminosità, anche nei momenti di massimo splendore, è minore di quella di Venere, però mantiene salda la posizione in cielo per parecchio tempo nel corso della notte. La sua luce biancastra, fissa e tranquil­la, dovrebbe essere facilmente reperibile. Osservare Giove già solo con un buon binocolo può dare una grande soddisfazione: scorgere i suoi quattro satelliti medicei, scoperti nel 1610 da Galileo (anche se pare che pure il tedesco Simon Marius, qualche giorno dopo, sia riuscito a osservarli, indipendentemente. I due litigarono non poco). Si tratta di Io, Ganimede, Europa e Callisto, i più grandi e luminosi tra gli oltre sessanta satelliti del pianeta”.