Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

venerdì 8 luglio 2016

Sulla brutta figura di Mujica al cospetto del gatto Dodik e della volpe Kušturica

Per il fine settimana potrebbe essere molto istruttiva la lettura dell’ottimo articolo di Andrea Zambelli, pubblicato su Eastjournal, nel quale si racconta la pessima figura rimediata da José "Pepe" Mujica lo scorso 27 giugno a Višegrad, ospite del presidente della Repubblica serba di Bosnia, “l’orso” Milorad Dodik, e del suo amico preferito Emir Kušturica, un tempo apprezzato (e sopravvalutato) regista, oggi costruttore di città ridicole e sostenitore convinto dell’ultranazionalismo serbo-bosniaco.
La questione non riguarda la presenza di Mujica a Višegrad, quanto le ragioni di questa presenza. Da un uomo come Mujica ci si aspetterebbe una visita rispettosa e commossa alle vittime – almeno 3.000 musulmani bosniaci – della pulizia etnica serbo-bosniaca, ovvero dei predecessori di Dodik, messa in atto tra il 1992 e il 1993. Invece Mujica si è recato nella dolente, muta, avvilita e avvilente Višegrad per stringere la mano al successore dei responsabili di Višegrad, fino ad accettare la consegna ufficiale di un riconoscimento formale quale la medaglia d’argento dell’Ordine della Republika Srpska. Onorificenza, tra l’altro, creata da Radovan Karadžić nel 1993 per premiare coloro che si fossero distinti per meriti speciali a vantaggio dell’entità serbo-bosniaca, costruita sul genocidio e sulla pulizia etnica tra il 1992 e il 1995.
Poiché credo nella buona fede di un grande uomo come Mujica, penso che la colpa indelebile di questa buffonata in chiave serbo-bosniaca sia da imputare ai consiglieri dell’ex presidente uruguayano, il cui percorso politico e di vita è troppo importante per credere che improvvisamente sia diventato un sostenitore dell'ultranazionalismo balcanico. Magari avrà pagato anche per i consigli di qualche amico italiano, chissà… ma senz’altro ha macchiato profondamente la sua immagine.
Mujica non è il primo né purtroppo sarà l’ultimo uomo politico – o annoiato intellettuale radical chic, come ce ne sono molti nei salotti italiani – a confondere l’anti-imperialismo e l’anti-americanismo con il sostegno a personaggi dal cupo passato e dal non meno cupo presente. Si può forse essere anti-americani facendo di tutta l’erba un fascio. Ma non si può arrivare a sostenere chi si ammanta di un anti-imperialismo di maniera solo per raggiungere i suoi più o meno loschi fini, poggiando le radici del proprio potere e della propria ragion d’essere sul genocidio umano e culturale di un intero popolo. Da tempo Dodik lavora instancabilmente per circondarsi di belle figurine per dimostrare che la Repubblica serba secessionista gode di sostegni e immunità a ogni livello. Lo ha fatto, grazie al genio ribelle dell’ex regista Kušturica, con Monica Bellucci. Lo ha fatto ancora con Mujica. Lo ha fatto in passato e lo farà ancora.
Approfittare della buona fede e della storia di un uomo anziano come Mujica è solo l’ennesimo gesto sgarbato e privo di classe del duo Dodik-Kušturica, capaci di calpestare tutto e tutti pur di arrivare a meta. Saperlo può salvare da brutte figure e da molti imbarazzi. Ma resta il fatto che un uomo come Mujica, per non parlare dei suoi consiglieri, non poteva non sapere di quale ginepraio vi sia in Repubblica serba e ancor di più in un luogo dell’infamia e del dolore come Višegrad. A certi livelli, l’ignoranza è un peccato mortale.
Mujica si scusi con i parenti delle tremila vittime di Višegrad e restituisca la medaglia a chi gliela ha data. Sarebbero due gesti elementari che potrebbero almeno in parte salvare la faccia di quello che continuo, nonostante tutto, a considerare un galantuomo.