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mercoledì 18 maggio 2016

Il carcere è cambiato? Istantanee da un passato prossimo

Il carcere è cambiato? Istantanee da un passato prossimo: Galere d’Italia.
Dodicesimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione
“52.475. Questo il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane al 31 genna­io 2016. Un numero che all’apparenza dice poco, e che denuncia comunque il perdurare di una condizione di sovraffollamento del nostro sistema penitenziario, se è vero che alla stessa data la capienza regolamentare era di 49.480 posti.
Nella realtà, tuttavia, le cose stanno in modo significativamente diverso. Il livello di presenze attuali è il più basso registrato da molti anni. Solo subito dopo l’indulto del 2006 la popolazione detenuta aveva registrato numeri più bassi, cifre che prima di allora non si vedevano dalla fine degli anni Novanta, quando la frenetica crescita della popolazione detenuta aveva fatto per sempre dimenticare i numeri della “prima Re­pubblica” (32.336 detenuti alla fine del 1960, addirittura 19.161 alla fine del 1970).
Ma oggi si registra anche la capienza più alta mai raggiunta in Italia. Alla fine del 2010, a fronte del numero di detenuti riportato sopra, la capienza regolamentare era di 45.022 posti. C’erano allora dunque quasi 15.500 detenuti in più, e 4.400 posti in meno.
È scontato allora porsi una domanda: l’Italia pare aver superato la prova dalla “sen­tenza Torreggiani”, molte riforme sono state messe in moto e altre sono all’orizzonte. Ma allora il carcere di oggi è proprio diverso rispetto a quello di qualche anno fa?”.

Le condizioni detentive in Italia: storie, vicende e dati sono il cuore del Rapporto di Antigone onlus sulla realtà penitenziaria nazionale. Ci si chiede se si è usciti dall’emergenza del sovraffollamento delle carceri, si indaga sull’idea – ancora ben radicata nel pensiero collettivo – che una società sicura sia una società con più carcere. Focus del lavoro sono la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, la sorveglianza dinamica, lo stigma che resta dopo il periodo di restrizione della libertà personale, il rapporto tra i detenuti e i loro cari, i casi di violenza e di rivolta dietro le sbarre su cui non si accendono i riflettori e la  detenzione di chi è ancora presunto innocente.
“È necessario vedere cosa accade in una qualsiasi delle carceri italiane – le eccezioni sono pochissime – dove i detenuti non hanno spazio vitale, non hanno acqua calda, non lavorano, non hanno prospettive e sono in balìa delle organizzazioni criminali, che tendono a strutturarsi ovunque, e tra i disperati gettano reti per nuova mano d’opera, nuovi affiliati, carne da macello in cambio di protezione, in cambio di ciò che serve alla sopravvivenza”. (dalla prefazione di Roberto Saviano)

L’autore
Antigone è un’associazione che da tanti anni si occupa di giustizia, di diritti umani e di carceri, ed è più longeva del più vecchio partito politico italiano. Si chiama Antigone perché, come l’omonima eroina della tragedia greca, si batte per una legge che non abbia il volto truce della vendetta. Oltre alla sede centrale, Antigone ha diverse sedi regionali grazie alle quali è presente su tutto il territorio nazionale.