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mercoledì 18 maggio 2016

Ingrata Milano, non ci avrai (19 maggio 1869)!

Appassionati di vicende sportive e cultori della storia, preparatevi a un viaggio lungo due secoli per terra, per acqua e nel cielo di una Milano in continua e impetuosa trasformazione. Ci accompagnerà in questa accurata ricostruzione il libro di Felice Fabrizio dal titolo Storia e leggenda dello sport milanese . Le attività fisico-sportive a Milano dal 1735 al 1915.
Regaliamo oggi ai nostri lettori un breve estratto del libro che ci racconta dell’amore di Milano per il velocipede.“Il velocipede Michaux è la grande attrazione dell’Esposi­zione Universale tenuta a Parigi nel 1867. Subito drizza le antenne il mondo dinamico dell’artigianato milanese e, nel breve volgere di due anni, l’armaiolo Giovanni Greco, il costruttore di carrozze Francesco Belloni, i meccanici Barto­lomeo Balbiani, Luigi Figini, Turro e Porro sfornano i primi prodotti indigeni.
Ad inforcarli, guardando con spregio dall’alto in basso gli attoniti passanti, è la frangia più eccentrica della nobiltà me­neghina che, dopo la mongolfiera e il velocimano, ha scoper­to un terzo trastullo.
Si pedala ai Boschetti e sui bastioni, dal momento che le autorità cittadine si sono affrettate ad interdire l’uso del mostruoso apparecchio entro la cerchia urbana, infliggendo salatissime ammende ai trasgressori e scoraggiando la prati­ca tramite l’imposizione, nel 1870, di una tassa annuale di dodici lire.
Per meglio esercitarsi, gli irriducibili si radunano in un ma­neggio situato a Porta Tenaglia e, pedala che ti pedala, avver­tono l’esigenza di cimentarsi in una competizione. L’occasione è fornita dalla Società dei Meneghini, che nel programma del carnevalone del 1869 ha inserito una “corsa di velocipedi a due ruote” con partenza dalla barriera di Porta Vittoria e arrivo a Porta Nuova. La Commissione “terrà dietro ai corridori con fuori tanto di lingua oppure delegherà i giudici per l’ordine del­la corsa e per l’aggiudicazione dei premi”. Si iscrivono al volo i conti Dal Verme, Resta, Pallavicino, Barbaran di Belgioioso e il barone Cantoni. Che si avvedono con sgomento che in palio, oltre alle bandiere d’onore, sono state poste (quale orrore!) 75 bottiglie di buon vino. A fronte di tanta bassezza, gli aristocra­tici pedalatori battono in ritirata. Ma l’appuntamento è riman­dato solo di poco, perché un manipolo di animosi raggiunge Pavia per darvi luogo, il 19 maggio 1869, ad una nobile tenzo­ne allestita in occasione della fiera della Pentecoste nel Campo di Marte e che ha come presidente di giuria Angelo Genolini.
Vanno ricercati qui i 17 “soci azionisti” che il 17 marzo 1870, riuniti a Porta Tenaglia, pongono le basi del Veloce Club Milano, il secondo sodalizio ciclistico in Italia dopo l’analoga associazione fiorentina, creata due mesi prima”.


 Con il patrocinio del Cus Milano e della SISS

L’autore
Felice Fabrizio, milanese, classe 1950, felicemente pensionato dopo aver insegnato materie letterarie in numerosi istituti medi della città e della provincia, s’è accostato alla storia dello sport nel corso dei suoi studi in lettere moderne all’Università Cattolica, culminati in una tesi in Storia contemporanea sulla politica sportiva del regime fascista che ha rappresentato il punto di partenza di moltissime pubblicazioni dagli anni Settanta a oggi. Ama le lunghe passeggiate in montagna, la musica brasiliana, i gatti.