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martedì 1 settembre 2015

Bosnia, per Dodik il rinvio a giudizio di Orić è “una farsa”

Il rinvio a giudizio dell’ex comandante delle forze di difesa di Srebrenica durante il drammatico assedio del 1992-1995 che precedette il genocidio del luglio 1995, il discusso “Rambo” musulmano bosniaco Naser Orić, “è una farsa”: parola di Milorad Dodik, il milionario presidente ultranazionalista serbo-bosniaco da sempre impegnato in un’instancabile opera di destabilizzazione della Bosnia Erzegovina. Lo stesso Dodik, nel corso di una conferenza stampa-show, ha previsto “l’assoluzione per mancanza di prove di Orić, a causa della morte dei testimoni in virtù della loro età avanzata e del fatto che si tratta di fatti risalenti ormai a 25 anni fa”.
La questione Orić è, per Dodik, un ottimo pretesto per accusare la magistratura centrale bosniaca di inettitudine o addirittura di essere apertamente schierata al fianco del potere politico musulmano, ottimo modo per attizzare gli animi in vista del preannunciato referendum per sottrarre l’Entità amministrativa della Repubblica serba di Bosnia, di cui Dodik è presidente e da anni padre-padrone, dalla competenza della magistratura centrale.
Purtroppo, per una volta – nonostante i toni e i modi sempre discutibili di Dodik, non a caso soprannominato – per stazza e rudezza – “l’orso” – non è da escludere che il presidente serbo-bosniaco abbia ragione a proposito della probabile assoluzione di Orić, destinata una volta di più a dividere un Paese che invece avrebbe un gran bisogno di fare tutti i conti col passato, oltre che di rimuovere gli elementi di divisione politica, tra i quali gli stessi Orić e Dodik.
Orić è stato rinviato a giudizio lo scorso 27 agosto su richiesta della Procura della Bosnia Erzegovina con l’accusa di crimini di guerra. L’ex “Rambo” di Srebrenica è accusato di avere avuto responsabilità nell’uccisione di almeno tre prigionieri di guerra serbo-bosniaci in altrettante aree intorno a Srebrenica.
Nei villaggi intorno a Srebrenica sono stati uccisi decine, forse centinaia di civili serbo-bosniaci inermi, soprattutto tra il 1992 e il 1993, proprio mentre gli aggressori serbi e serbo bosniaci tenevano sotto assedio oltre 40.000 persone a Srebrenica, massacrandone numeri non inferiori. La maggior parte dei responsabili dei massacri da una parte e dall’altra sono rimasti a oggi impuniti, mentre politici e propaganda si adoperano solo per proteggerli. Nel genocidio di Srebrenica sono invece perite 10.701 persone, massacrate dalle forze serbo-bosniache comandate da Ratko Mladić e dai paramilitari, principalmente serbi.