Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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venerdì 11 marzo 2016

2/Come nasce un libro? Beh, “Eden” in tal senso è un libro “furbo”…

Non di rado, leggendo un libro mi sono chiesto come fosse nata l’idea, lo spunto, lo stimolo a scriverlo.
Mi rendo conto di essermi sentito rivolgere tante volte domande inerenti il perché del mio interesse per la Bosnia e per i Balcani nel corso delle centinaia di presentazioni che ho avuto la fortuna, l’onore e il piacere di poter fare in pubblico.
Bene, la genesi di EDEN. IL PARADISO PUÒUCCIDERE è così particolare che credo meriti d’essere raccontata. Perché curiosa, strana, diversa dal solito e… ma sì, mettiamola così: “furba”.
Non ci credete?
Vi spiego.
EDEN nasce per caso nel 2000. Ancora non lo sapevo, in effetti, ma oggi posso dire con certezza che nasce in un tardissimo pomeriggio di un giorno umido e uggioso del febbraio del 2000. Il luogo è Roma, città in cui sono ambientati i primi capitoli del libro. Con precisione, il luogo è la redazione del giornale per il quale lavoravo allora.
Da mesi non percepivamo lo stipendio e le spiegazioni erano sempre più o meno le stesse, decisamente poco convincenti. Eravamo arrabbiati e delusi, più o meno tutti noi giornalisti di quella testata. Ma resistevamo, perché la sentivamo casa nostra, la nostra scommessa, la nostra vita.
Quel tardissimo pomeriggio dovevo spedire dei fax. Pare di parlare di un secolo fa (e in effetti, il secolo scorso era da poco svanito…), ma a quel tempo le e-mail erano ancora molto poco utilizzate nelle redazioni e il fax andava per la maggiore.
In segreteria di redazione c’erano due apparecchi abilitati a spedire e a ricevere fax, ma a quell’ora funzionavano a ritmo continuato in entrata perché, come ogni giorno, arrivavano i materiali per comporre i tamburini delle pagine di cultura e spettacoli (teatri, cinema, concerti, presentazioni…).
Con la schiena appoggiata al muro una volta bianco, aspettavo di poter spedire il mio fax senza neppure il conforto di una chiacchierata con una delle segretarie di redazione, in particolare la mia favorita.
Cominciai così, per pura noia, a scartabellare nella pila di fax appena arrivati. D’altronde, per definizione il giornalista è un ficcanaso…
Ravanando qua e là, improvvisamente mi ritrovo tra le mani un fax inviato al direttore della testata per la quale lavoravo dall’Ufficio del turismo malese in Italia.
Quest’ultimo invitava il suddetto o un suo rappresentante a un tour di una decina di giorni nel Paese asiatico, a quel tempo alla ricerca di visibilità in Europa per questioni turistiche.
Dapprima pensai: hai capito che roba? Noi ci facciamo un mazzo tanto gratis e questo lo invitano a girare gratis il mondo.
Poi pensai: tanto non parte, e la possibilità va sprecata. Ma, riflettei tra me e me, se anche gli segnalassi la cosa, a partire sarebbe uno dei baciapile della redazione, non cerro io…
La folgorazione.
Senza pensarci due volte, presi una penna e compilai il formulario, ringraziando e proponendo me stesso per il viaggio. Cordiali saluti. Così, per ingannare il tempo e un po’ per sfida contro chi non mi pagava da mesi lo stipendio.
I fax da spedire ora erano diventati due. Completai la mia operazione e me ne tornai alla mia scrivania della redazione esteri.
Il giorno dopo, avevo già dimenticato tutto…
(ps: il cappello di foglie di cocco nella foto, in basso a destra, "vive" con me ormai da sedici lunghi anni...).