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martedì 1 marzo 2016

Siria, il simbolo del fallimento del rispetto del diritto internazionale

Il fatto che stiamo ormai assistendo allo scoppiare di così tante nuove crisi senza che nessuna delle precedenti venga mai risolta è la chiara dimostra­zione della mancanza di capacità e di volontà politica di porre fine ai conflitti, per non parlare di prevenirli. Il risultato è un’allarmante proliferazione di eventi non pronosticabili e di impunità.” Con queste parole, di António Guterres, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, dà inizio al Rapporto 2015-2016. La situazione dei Diritti Umani del mondo diffuso da Amnesty International e pubblicato in Italia dalla casa editrice Infinito edizioni. Il Rapporto si apre con le parole di Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International, che evidenzia le crisi del diritto internazionale e che riportiamo in estratto nelle righe che seguono.
“L’anno da poco concluso ha messo a durissima prova la capacità dell’intero siste­ma internazionale di risposta alle crisi e agli sfollamenti di massa di persone, che si è rivelato tristemente inadeguato. Era dalla seconda guerra mondiale che i flussi di sfollati e di persone in cerca di rifugio non raggiungevano le dimensioni globali at­tuali. Questa situazione è stata in parte alimentata dal perdurare del conflitto armato in Siria, con ormai più della metà della popolazione in fuga, oltre i confini nazionali o sfollata internamente al paese. Finora i tentativi di trovare una soluzione al conflitto non sono serviti a nient’altro che a mettere in luce divisioni globali e regionali.
Negli ultimi mesi, la reale gravità della crisi ha spinto le iniziative multilaterali di risposta all’ormai ininterrotto flusso di rifugiati, compreso il Piano regionale delle Nazioni Unite per i rifugiati e la resilienza, verso un maggiore coordinamento tra Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia. I governi europei, il Canada e gli Usa, dove la percezione dell’opinione pubblica della problematica dei rifugiati è stata scossa dalla struggente immagine diffusa dai mezzi d’informazione del corpo an­negato del piccolo siriano Aylan Kurdi, sono stati costretti a reagire all’indignazio­ne generale e alle richieste di accogliere i rifugiati e di porre fine alla crisi.
Sia nei paesi dell’area vicini alla Siria sia negli stati occidentali sono emerse profonde divergenze d’approccio nelle risposte alle crisi e ai conflitti. Se da un lato moltissimi rifugiati siriani hanno trovato ospitalità in alcuni dei paesi della regione, molti governi fuori e dentro la regione del Medio Oriente e Africa del Nord hanno continuato a mostrarsi riluttanti ad aumentare l’ammissione di rifugiati oltre una certa soglia. La condivisione degli sforzi e delle responsabilità ha continuato a es­sere terribilmente sbilanciata e le risorse fornite non riuscivano a far fronte a una crisi in rapida evoluzione. Nel frattempo, i diritti umani di molte famiglie e singole persone in movimento venivano violati, anche mediante la criminalizzazione dei richiedenti asilo, provvedimenti di refoulement, respingimenti e trasferimenti ver­so altri territori, oltre a varie iniziative degli stati che si sono configurate come una vera e propria negazione dell’accesso alle procedure di richiesta d’asilo.
Mentre il mondo si sforzava di dare una risposta all’enorme flusso di persone in fuga dalla Siria, la guerra che imperversava all’interno del paese ha concretizzato le pressanti preoccupazioni riguardo all’applicazione delle norme internazionali sui di­ritti umani e del diritto internazionale umanitario, che da anni erano state sollevate, tra gli altri, da Amnesty International. Il conflitto siriano è ormai diventato il simbolo dell’inadeguata protezione dei civili a rischio e, in senso più ampio, del sistematico fallimento da parte delle istituzioni nel far rispettare il diritto internazionale”.
Il testo di Salil Shetty è liberamente disponibile per la stampa citando la fonte © Infinito edizioni - 2016