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giovedì 24 marzo 2016

L’Aja, attesa per la sentenza del processo Karadžić, prevista per oggi pomeriggio

Salvo sorprese dell’ultima ora, oggi pomeriggio i giudici del Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) a L’Aja, in Olanda, dovrebbero emettere la sentenza di primo grado nel processo contro l’ex autoproclamato presidente dell’autoproclamata Repubblica serba di Bosnia (Rs), lo psichiatra e sedicente poeta Radovan Karadžić.
Diversi i capi d’accusa a carico di Karadžić, il più pesante dei quali è quello di genocidio.
Karadžić, classe 1945, è in custodia a L’Aja dall’estate del 2008 (fu arrestato a Belgrado, dove si nascondeva sotto falsa identità, nel luglio di quell’anno) e durante l’intera durata del processo a suo carico ha rifiutato un avvocato difensore, servendosi unicamente di un consigliere legale. Scelta fatta anche da un altro noto ultranazionalista in attesa (dal 2012) di sentenza a L’Aja, il politico estremista ed ex leader paramilitare Vojislav Šešelj, da diversi mesi uccel di bosco dopo essere stato rilasciato per cure dal Tpi per un presunto tumore alla prostata.
Dodici anni di latitanza, nove anni di reclusione a L’Aja, cinque anni di processo, quasi seicento testimoni, 10.701 morti nel genocidio di Srebrenica, circa 250.000 morti nella guerra bosniaco-erzegovese, almeno 50.000 stupri etnici, un milione e mezzo di profughi, due milioni di sfollati interni sono altre cifre che possono forse aiutare a comprendere meglio l’identità e la complicata personalità di colui che potrebbe subire la sesta condanna all’ergastolo (la prima per un politico, gli altri sono stati tutti militari) nella storia del Tpi de L’Aja, ma che potrebbe essere il primo politico europeo a subire una simile sorte dai tempi del Tribunale di Norimberga (come molti auspicano). Un ultimo numero: quaranta. Ovvero le volte in cui il procuratore generale de L’Aja Alan Tieger lo ha definito “bugiardo” nel corso della dura requisitoria finale, durata circa cinque ore.
Questo pomeriggio forse, finalmente, potrà essere scritta – anche se con grave e imperdonabile ritardo – una pagina storica nella vicenda torbida e spaventosa della guerra in Bosnia Erzegovina. In attesa del processo d’appello e di quello, ancor più importante, contro il carnefice di quella terra martoriata, l’ex generale Ratko Mladić.