Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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giovedì 17 marzo 2016

7/“Eden”, un prologo e un incubo fuori dagli schemi

Un libro può nascere in molti modi.
EDEN. IL PARADISO PUÒ UCCIDERE è nato, come vi raccontavo nei post precedenti, da un viaggio sui generis in Malesia, dalla macerazione interiore delle esperienze fatte durante questo viaggio – e in particolare di alcune immagini che sono rimaste fissate più di altre nella mia memoria – e da una lettura approfondita delle opere di Arthur Conan-Doyle, in particolare il suo Il mondo perduto.
A un certo punto, dunque, gli elementi per “l’incendio creativo” c’erano tutti. Mancava la scintilla. Che mi arrivò una notte da un incubo di quelli che ti restano impressi per tutto il resto della vita, sognato senza apparenti ragioni né spiegazioni, non ricordo sinceramente quando.
Il giorno dopo, di getto, mi ritrovai a scrivere la cronaca di quel sogno sotto forma di versi in rima. Pochi giorni dopo, cominciai la prima delle quattro stesure del libro che, come raccontavo in precedenza, ho scritto e riscritto tra il 2003 e il 2015.
Quel sogno – quell’incubo – è diventato l’incipit – il prologo – di EDEN. IL PARADISO PUÒ UCCIDERE.
Eccolo qua.

Ho visto morti piangere, ier notte,
li ho visti che morivano di nuovo,
e nere coi lor teschi silenziosi
labbra che vibravan senza suono;
ho poi odorato olezzi mai annusati
di corpi decomposti in acque scure,
che lisce e senza onde andavan lente
del lugubre lor pasto ben sicure.

Di me rammento sol pena e tormento
ché tr’anime anonime e furtive
d’una figura antica udii il lamento
che dentro me il suo passo ben scandiva;
e bevvi acque torbide e salate,
ma ben non posso farmene ragione,
in cui il corpo suo era calato
e ogni parte già in putrefazione.

Or ben più non ricordo quell’evento,
ché già i particolari son sbiaditi,
ma sol che quello strazio fu ben lesto,
ché tosto mi destai e ben stupito;
rammento solamente e ancor lo vedo
che il padre di mio padre era in quell’acque,
non so per qual peccato o pio disegno,
ma sol che mi guardò e certo tacque.

E fuggì veloce al mio risveglio.