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giovedì 24 marzo 2016

40 anni a Karadžić, condannato a L’Aja per genocidio e crimini contro l’umanità

La terza camera di giudizio del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) ha condannato oggi pomeriggio in primo grado l’ex presidente dell’autoproclamata Repubblica serba di Bosnia (Rs), Radovan Karadžić, a quarant’anni di carcere in qualità di supremo comandante delle forze armate serbo-bosniache per genocidio (quello di Srebrenica), crimini contro l’umanità e violazione delle leggi sulla detenzione dei prigionieri di guerra.
“In qualità di presidente della Rs e comandante supremo del Vrs (le forze armate dell’entità serbo-bosniaca, N.d.r.), l’accusato era l’unica persona nella Rs con il potere d’intervenire per prevenire che i bosniaci musulmani di sesso maschile potessero essere uccisi”, ha detto il presidente della Corte, giudice Kwon, in riferimento ai fatti di Srebrenica.
Il condannato ha ora la possibilità di ricorrere in appello contro una condanna destinata a provocare parecchie polemiche: insufficiente (e destinata a essere ridimensionata forse in appello) per i più, di certo ingiusta per il mondo ultranazionalista ortodosso, serbo, greco e russo in testa.
Il processo di primo grado contro Karadžić – arrestato il 21 luglio 2008 a Belgrado – è cominciato il 26 ottobre 2009 e si è svolto nel corso di 498 udienze. Circa 11.500 le prove ammesse in aula, 586 i testimoni ascoltati, dei quali 337 chiamati a testimoniare dalla procura generale, 248 dalla difesa e uno dalla Corte stessa.
Quello contro Karadžić è il centoquarantanovesimo processo giunto a sentenza presso il Tpi dal maggio del 1993, quando il Tribunale fu fondato. A oggi, sono 161 i processati dalla Corte. Sono al momento in corso dodici procedimenti contro altri accusati, tra i quali Ratko Mladić.