Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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venerdì 18 marzo 2016

La liberazione di Grbavica, Sarajevo, 19 marzo 1996

Dopo un assedio durato quattro anni, il 19 marzo del 1996 Grbavica, l’ultimo quartiere di Sarajevo a presenza serba, passa sotto la giurisdizione della Federazione croato-mus­ulmana. Un corteo di bosniaci vi entra con bandiere: Sarajevo è finalmente riunificata, l’assedio è rimosso per sempre - ricorda Bruno Maran nel libro Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti. Fuggono a decine di migliaia dai quartieri periferici che, in base agli accordi, devono passare sotto controllo musulmano. Rimangono i rancori, le nostalgie, i rimpianti. L’anarchia e la rabbia accendono gli ultimi fuochi: i serbo-bosniaci e gli ultimi paramilitari četnici abbandonando il quartiere bruciando e minando molte abitazioni. Mentre Grbavica brucia, i bersaglieri arrestano alcuni giovani incendiari. Alcune donne anziane, prigioniere delle fiamme, sono salvate dai soldati italiani. Un giornalista locale è rapito e poi liberato, sempre dai bersaglieri. A Ilidža, bande armate terrorizzano il sobborgo, depredando i pochi abitanti che hanno deciso di rimanere, edifici sono dati alle fiamme.
Una donna serba si fa esplodere una bomba a mano in seno. Una donna bosniaca con la sua bambina sono vittime dell’esplosione di una mina men­tre visitano la loro casa, abbandonata all’inizio dell’assedio. Sempre a Ilidža, poliziotti bosniaci sono assaliti da giovani serbi. Gli episodi di violenza si moltiplicano, bande di bosniaci in cerca di vendetta e di bottino terrorizza­no i serbi rimasti, derubandoli. La “pulizia etnica” è completata, la separa­zione è irreversibile, l’apartheid è l’unico antidoto a nuovi conflitti. Sarajevo è riunificata, ma sfuma la possibilità di ricostruire la Sarajevo multietnica vissuta fino al ‘92. Se vi sono ancora dubbi sui risultati della pace di Dayton, questo deserto attorno a Sarajevo li scioglie tutti.
A Goradže si completa il trasferimento degli abitanti serbo-bosniaci: la città passa sotto la giurisdizione croato-musulmana. Alla mezzanotte si con­cludono anche le operazioni di smilitarizzazione della “zona di separazione”, una fascia larga quattro chilometri sorvegliata dall’Ifor, che corre per 1.030 chilometri, dividendo la FBiH dalla Rs.

C’era una volta la Jugoslavia: dal Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, passando per il Regno di Jugoslavia, alla tremenda guerra di liberazione dagli invasori nazi-fascisti. Nacque nel 1947 la Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, guidata dal maresciallo Tito: uno Stato federale esistito fino al 1991, quando scoppia la guerra, che porta nell’Europa della fine del XX secolo i crimini contro l’umanità, lo stupro etnico, il genocidio, l’urbicidio, la fuga di milioni di profughi, per concludersi con una pace ingessata, cui è seguita una guerra… “umanitaria”. Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti. Cronaca postuma di un’utopia assassinata e delle guerre fratricide racconta la storia di quel Paese, anno per anno, giorno per giorno. Un lavoro certosino di ricerca per realizzare un libro fondamentale.

Con il patrocinio dell’Associazione per i Popoli Minacciati

L’autore
Bruno Maran (Padova), fotoreporter di Stampa Alternativa, ha firmato grandi reportage da Bosnia, Macedonia, Croazia, Serbia e Kosovo, India, Sri Lanka. Si occupa di fotografia sociale e reportage, è co-fondatore del Gruppo Controluce e collabora con Radio Cooperativa. Ha preso parte a decine di mostre fotografiche personali e collettive. Ha firmato i documentari Zastava AnnoZero e Trieste-Risiera di San Sabba. Ha pubblicato il saggio Una lunga scia color cenere (La Città del Sole, 2013).