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mercoledì 21 giugno 2017

Il Tribunale de L’Aja, la Memoria e migliaia di criminali a piede libero


Il presidente del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi), il maltese Carmel Agius, è stato ieri in visita a Sarajevo e in particolare al Museo dei crimini contro l’umanità e del genocidio, che sorge nel centro della capitale bosniaco erzegovese. “Bisogna guardare avanti – ha detto tra l’altro, Agius, presidente del Tpi dal 2015, le cui parole sono state riportate dall’agenzia Fena – ma non si deve dimenticare il passato. Per questo è importante rispettare e ricordare tutti coloro i quali hanno perso la vita durante la guerra” del 1992-1995. Un discorso che, una volta di più, sarà andato di traverso a parecchi nazionalisti e neo-fascisti di tutti e tre i gruppi nazionali maggioritari in Bosnia Erzegovina, nell’ordine musulmani-bosniaci, serbo-bosniaci e croato-bosniaci.
Agius ha inoltre confermato che a fine anno il Tpi chiuderà i suoi battenti. Il presidente del Tribunale ha espresso parere positivo sull’operato dell’organismo internazionale, pur ricordando, correttamente, che “ancora migliaia di responsabili di crimini girano liberamente per la Bosnia, la Serbia e la Croazia, anche se non era nostro compito processarli tutti: ora spetta a questi Paesi assicurarli alla giustizia”. Il che, va detto, se non è stato fatto fino a oggi, difficilmente sarà fatto negli anni a venire, in particolare ma non solo da un Paese come la Croazia, che ormai ha ottenuto quel che voleva, ovvero l’ingresso nell’Unione europea, unica vera materia di scambio a suo tempo possibile per costringere Zagabria a una vera lotta contro l’impunità.
La chiusura del Tpi, da anni richiesta da alcuni potenti Paesi, è in realtà una sconfitta per tutti, come una sconfitta ha rappresentato il lavoro claudicante e incerto che il Tribunale ha potuto o dovuto fare durante i ventiquattro anni della sua esistenza, e in particolare dal 2010 a oggi. Il Tpi continuerà in realtà ancora ad esistere come “meccanismo residuale”, ovvero come organo internazionale che porterà a termine i procedimenti ancora in corso – in particolare i due gradi di giudizio contro Ratko Mladić e il processo d’appello contro Radovan Karadžić. Spetterà invece, come detto da Agius, alle procure e ai tribunali nazionali bosniaco, serbo e croato dare la caccia alle migliaia di paramilitari e criminali di vario genere ancora liberi, ma in effetti il bassissimo livello del lavoro di questi ultimi due decenni non fa di certo ben sperare.