Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
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martedì 13 giugno 2017

Pionirska ulica, Višegrad, 14 giugno 1992: quando il Male scese sulla terra

Višegrad, Bosnia orientale, primavera del 1992. Finita a partire dal 19 maggio sotto il controllo del gruppo paramilitare delle Aquile bianche, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić, da circa un mese la città è oggetto di un lavoro radicale di pulizia etnica da parte degli estremisti serbo-bosniaci ai danni della popolazione civile musulmano-bosniaca, che costituisce circa il 64 per cento dei residenti.
Il 14 giugno, nel succedersi degli eventi, appare come uno dei giorni più tragici della storia contemporanea di Višegrad e del conflitto bosniaco-erzegovese, segnato dall’eccidio di Pionirska ulica e da un’altra uccisione di massa. Ripercorriamo quel terribile giorno grazie all’attento lavoro di ricostruzione del giornalista Luca Leone nel libro Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio.

“14 giugno 1992, si festeggia il Vivovdan, la festa serba che ricorda il martirio di San Vito nel 303 dopo Cristo. Per gli ultranazionalisti serbi l’occasione è ghiotta per bagnare la ricorrenza con sangue infedele. A Višegrad una settantina di persone – principalmen­te donne, bambini e anziani – vengono fatte entrare a forza e rinchiuse nella cantina di una casa di Pionirska ulica, una via non centrale, nel quartiere di Nova Mahala. L’abitazione, oggi restaurata, è di proprie­tà di un musulmano, Adem Omeragić. Prima, però, tutte le persone sequestrate vengono derubate di ogni avere e alcune donne vengono stuprate davanti a tutti. Milan e Sredoje Lukić, Mitar Vasiljević e i loro paramilitari tirano una granata in casa attraverso una finestra. Poi Milan Lukić in persona appicca il fuoco gettando dentro la casa un ordigno incendiario. Le fiamme salgono alte dopo pochi secondi e non si affievo­liscono prima di ore. Nel rogo muoiono almeno 55 civili (secondo alcune fonti, fino a sessanta), oggi ricordati da una targa apposta su una parete esterna del­la casa, contro la volontà dell’amministrazione comunale in carica. La vittima più anziana ha 75 anni, la più giovane è una bimba di soli due giorni di vita. Tra le fiam­me ardono i corpi di un’intera famiglia di 46, forse 48, persone. Era la famiglia Kurspahić, cui la piccola di due giorni di vita apparteneva. Tra i morti ci sarebbero 17 bambini con meno di 14 anni d’età. Alcune vit­time predestinate riescono a fuggire approfittando del fumo, non viste dagli aguzzini. Altre, invece, almeno una decina, vengono individuate e ammazzate senza pietà a colpi d’arma da fuoco. A sparare è soprattutto Milan Lukić, che di mestiere faceva il militare e aveva un’ottima mira. I pochi sopravvissuti testimonieranno al Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) de L’Aja contro i due cugini Lukić. In particolare contro Milan, il cui nome in codice presso il Tpi era Lucifero.

Nella stessa giornata, una cinquantina di uomini appartenenti al gruppo nazionale musulmano-bosniaco viene fatta salire a bordo di mezzi civili che compongono un convoglio con destinazione Tuzla. Lungo la strada i mezzi vengono intercettati e fermati dai mi­litari dell’esercito della Repubblica serba di Bosnia. I prigionieri sono costretti a salire su un autobus per essere portati a una cinquantina di chilometri da Višegrad, a Rogatica, dove passano la notte. Da qui la mattina del 15 giugno i prigionieri vengono fatti proseguire fino a Paklenik, in prossimità della gola di Propast. Tutti vengono uccisi, tranne Ferid Spahić, che diventerà un testimone chiave. I resti dei morti vengono recuperati solo nel Duemila. Per que­sto crimine sono stati accusati solo Mitar Vasiljević, Nenad Tanasković e i due cugini Lukić”.

Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio, reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.

“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)

Il libro:
Titolo: Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio
Autore: Luca Leone
€ 14,00 – pag. 208

Con il patrocinio di Amnesty International sezione italiana, Cisl Emilia Romagna, Iscos Emilia Romagna, Mirni Most