Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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mercoledì 28 giugno 2017

Perché oggi a Višegrad un tycoon serbo-bosniaco inaugura un monumento a Mehmed paša Sokolović?


Perché oggi a Višegrad un tycoon serbo-bosniaco inaugura un monumento a Mehmed paša Sokolović? La domanda è destinata forse a rimanere senza risposta ufficiale. Fatto è che oggi a Višegrad viene inaugurato questo monumento, che vedete nell'immagine, già collocato da qualche giorno lungo ulica Druge podrinjske brigade. Il monumento raffigura il paša turco seduto, rivolto verso lo stari most, il ponte cinquecententesco dalle undici agili arcate, da lui stesso voluto per unire le due sponde dell'azzurra e gelida Drina. Ulica Druge podrinjske brigade è, però, anche la passeggiata che conduce verso l'aborto storico-architettonico denominato Andrićgrad. Aspetto non secondario, questo.
Finanziatore dell'opera non è uno dei tanti enti benefici turchi che fanno danni a destra e a manca da anni in Bosnia ma, sorpresa, un tycoon serbo-bosniaco, Slobodan Pavlović, diventato ricco negli Stati Uniti (o forse partito ricco e affermatosi definitivamente negli States), amico intimo del padre-padrone della Repubblica serba di Bosnia (Rs) Milorad Dodik e con qualche questione aperta con la giustizia. In particolare, il fallimento della Pavlović Banka, il suo personale istituto di credito la cui chiusura ha messo sul lastrico parecchi comuni della Rs, le cui finanze erano depositate proprio nelle casse del magnate originario di Bijelijna, parlamentare della Rs nel partito-cricca di Dodik.
Pavlović è presente oggi a Višegrad insieme al cattedratico Matija Bećković e al sindaco della città sulla Drina, il nazionalista Mladen Đurević, che non ha mancato di esternare in largo anticipo i suoi sentiti ringraziamenti per la munifica donazione. Bećković, per inciso, è uno scrittore serbo abbastanza quotato, amico di Vojislav Kuštunica, l’ex primo ministro di Belgrado, vicino agli ambienti nazionalisti, ma non – almeno ufficialmente – a quelli ultranazionalisti serbi. Vedremo.
Personalmente, ritengo che dopo lo scippo del nome del grande Ivo Andrić, il ridicolo regime serbo-bosniaco con questa mossa voglia rivendicare anche la serbità (leggasi purezza serba) del paša ottomano Sokolović, uno dei tanti ragazzi che i Turchi spottrassero come pegno di sangue alle famiglie delle comunità lungo la Drina per renderli parte dell'ossatura burocratica, amministrativa o militare dell'Impeto turco. In questo la famiglia Sokolović si distinse poiché dette alla Turchia molti suoi figli, diversi dei quali assurti a ruoli di assoluto prestigio e potere. Ai tempi di Mehmed paša Sokolović, tuttavia, a capo della chiesa ortodossa c'era un altro Sokolović, fratello del primo. Probabile che con questa mossa, nonostante sia passato ormai mezzo millennio, dopo essersi indebitamente appropriati dello stari most (e dello scrittore che lo ha reso immortale) gli ultranazionalisti vogliano fare lo stesso anche con chi lo ha fatto costruire. Ridicoli, è vero. Ma la storia ci insegna che certi ridicoli fascisti anni dopo si sono rivelati il Male incarnato in terra...